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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 22 Aprile 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52764

Ci voleva una bella ricorrenza, da troppi giorni il tema del clima e tutte le scorie che vi si sono agganciate non tornava ad avere un po’ di attenzione. Certo, molti hanno continuato a lanciare i soliti anatemi sui soliti canali, ma il bagno di realtà in termini di emergenza reale in cui siamo immersi da un paio di mesi aveva effettivamente passare la questione climatica in secondo piano. Tuttavia, se volete aggiornarvi sull’argomento sapete bene che non è dal villaggio di Asterix che dovete passare. Qui tendiamo ad andare un po’ in controtendenza, per cui piuttosto che celebrare la terra, oggi celebriamo il ritorno della ragione. Troppo vero? Può darsi, ma questa è l’interpretazione che credo sia giusto dare alla serie piuttosto recente di pubblicazioni che stanno ultimamente aggiungendosi all’enorme mole di lavori che orbitano intorno alla sfera del clima.

Non si tratta dell’ennesima rivisitazione delle serie storiche della temperatura, né di un altro lavoro di simulazione del clima dell’anno 3000. E, incredibilmente, non è neanche un altro scoperta in tema di, “è peggio del previsto”. Niente di tutto questo. L’argomento, già affrontato anche qualche mese fa, è quello della totale, assoluta inutilità dell’uso che è stato fatto da buona parte della letteratura, da gran parte della divulgazione e da tutta la comunicazione, degli scenari climatici o, come si chiamano da qualche tempo, percorsi rappresentativi della concentrazione, naturalmente di CO2.

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Comunità scientifica e media, assetata di attenzione la prima e affamati di click i secondi, negli ultimi anni, hanno continuato a rappresentare in via quasi del tutto esclusiva le cosiddette conseguenze in termini di clima disfatto dello scenario peggiore, tal RCP8.5, descrivendolo inoltre come quello più rappresentativo dell’attualità in assenza di provvedimenti di mitigazione (Business As Usual). Questo è stato e continua ad essere un errore, sia perché lo ha detto chi quello scenario lo ha creato, sia perché così facendo si assegna una patente di attendibilità ad uno strumento che non ne ha alcuna, fornendo indicazioni ai decisori che sono con ogni probabilità fuori bersaglio.

Roger Pieke Junior, che si occupa da tempo di queste cose e che non perde occasione per sottolineare comunque l’importanza della questione climatica, ha appena pubblicato un nuovo corposo lavoro su questo tema, argomentando in modo esteso quanto sia necessario che la comunità scientifica e chi fa divulgaizone e comunicazione si affrettino a correggere il tiro, anche alla luce del fatto che, indubitabilmente, sin qui, il ricorso incessante ad allarmismo non sufficientemente sostenuto da robusta evidenza scientifica, non ha certamente pagato in termini di ricerca delle soluzioni ed implementazione delle stesse.

Qui di seguito vi riporto l’abstract (neretto mio); il resto, come si confà a chi ha come unico obbiettivo quello di far sapere a tutti come stanno le cose, lo potete leggere gratuitamente a questo link.

Systemic Misuse of Scenarios in Climate Research and Assessment

Climate science research and assessments have misused scenarios for more than a decade. Symptoms of this misuse include the treatment of an unrealistic, extreme scenario as the world’s most likely future in the absence of climate policy and the illogical comparison of climate projections across inconsistent global development trajectories. Reasons why this misuse arose include (a) competing demands for scenarios from users in diverse academic disciplines that ultimately conflated exploratory and policy relevant pathways, (b) the evolving role of the Intergovernmental Panel on Climate Change – which effectively extended its mandate from literature assessment to literature coordination, (c) unforeseen consequences of employing a nuanced temporary approach to scenario development, (d) maintaining research practices that normalize careless use of scenarios in a vacuum of plausibility, and (e) the inherent complexity and technicality of scenarios in model-based research and in support of policy. As a consequence, the climate research community is presently off-track. Attempts to address scenario misuse within the community have thus far not worked. The result has been the widespread production of myopic or misleading perspectives on future climate change and climate policy. Until reform is implemented, we can expect the production of such perspectives to continue. However, because many aspects of climate change discourse are contingent on scenarios, there is considerable momentum that will make such a course correction difficult and contested – even as efforts to improve scenarios have informed research that will be included in the IPCC 6th Assessment.

Enjoy.

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