10 agosto 2018 - 7:00 am Pubblicato da
image_pdfimage_print

Autore: Luigi Mariani
Data di pubblicazione: 8 Agostoo 2018
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=49036

Per l’areale milanese il 2018 non è stato fin qui particolarmente estremo dal punto di vista dello stress termico da caldo.

Era il 38 luglio e faceva molto caldo ed era scoppiata l’afa”… ve la ricordate la canzoncina degli Squallor del 1971 (testo e storia)? E’ chiaro che senza il talismano, il piede di porco a pile della zia Woller, mettersi a “ragionare di climatologia” significa volersi fare del male, e poi fa troppo caldo….. Ciò nonostante nei giorni scorsi mi sono cimentato nell’analisi dei dati di temperatura massima e minima dell’areale rurale circostante a Milano per confrontare il 2018 con i 67 anni precedenti in termini di occorrenze di temperature estreme e di stress termico. Qui di seguito riporto i dati utilizzati e il metodo adottato in modo da porre tutti gli interessati in condizione di ripetere l’analisi svolta e commento brevemente i risultati ottenuti.

Dati e metodi

Ho utilizzato una serie storica di temperature massime e minime giornaliere costruita con i seguenti dati:

  • 19510108-19721231: Linate 16080 (fonte Servizio Meteo AM)
  • 19730101-19921231: Linate 16080 (fonte dataset GSOD)
  • 19930101-20171231: Montanaso Lombardo (fonte CREA)
  • da 20180101: Linate 16080 (fonte dataset GSOD).

Si noti che Montanaso Lombardo (figura 2) è stata da me introdotta per limitare l’effetto Isola di calore urbano (UHI) che su Linate si fa ormai sentire in modo sensibile. Purtroppo la Banca Dati Agrometeorologica Nazionale (BDAN) che fino al 2017 veniva aggiornata con solo pochi giorni di ritardo rispetto alla misura, ha i propri dati fermi al gennaio 2018, per cui ho dovuto tornare ad utilizzare i dati di Linate. Segnalo inoltre che i pochi dati risultati mancanti nei 68 anni della serie storica considerata sono stati ricostruiti sulla base di dati di stazioni limitrofe con un semplice modello a medie pesate con peso inversamente proporzionale al quadrato delle distanze previa omogeneizzazione per la quota.

Per ogni anno ho estratto il numero di giorni con temperatura massima maggiore o uguale a 33 e a 35°C (TX33 e TX35) e temperatura minima maggiore o uguale a 23 e a 25°C (TN23 e TN25). Al riguardo si consideri che sulle temperature minime l’isola di calore di Milano pesa oggi circa 2/5°C, per cui 25°C registrati nell’area rurale significano grossomodo 27/30°C a Milano.

A questo punto ho prodotto un indice empirico di stress termico strutturato come segue:

IEST=TX33+TX35*2+TN23+TN25*3

Si noti che il maggior peso da me attribuito a TN25 deriva dal fatto che per chi vive come me in città lo stress termico da caldo è legato soprattutto al disturbo del sonno, che si registra quando nelle nostre stanze da letto le temperature notturne non scendono sotto i 30°C.

Tutti i valori ricavati dal 1 gennaio al 4 agosto per gli anni che vanno dal 1951 al 2018 sono riportati in  tabella 1 e nel diagramma in figura 1.

Figura 1 – Indice di stress termico IEST per l’area rurale prossima a Milano. Analisi riferita al periodo 1 gennaio – 7 agosto per gli anni che vanno dal 1951 al 2018.

Risultati

Dall’analisi del diagramma di figura 1 si notino anzitutto i 4 anni con livelli di stress più elevati dell’intera serie e cioè il 2015 con IEST di 40 seguito 2003 E 2017 (25), dal 2013 (21) e 1983 (20). Il 2018, con un punteggio di 13 si colloca al 9° posto in termini di stress a pari merito con 1952 e 2016.

Si noti anche il trend all’incremento dei livelli di stress, con IEST che da una media di 3,2 del periodo 1951-1990 è salito a 4,3 nel 1991-2000 per giungere a 10,1 nel periodo 2001-2010 e a 16,5 nel periodo 2011-2018. Ciò riflette il cambiamento climatico registratosi in Europa e pone in evidenza il nuovo clima con cui dobbiamo oggi confrontarci.

Alcune riflessioni finali

Il nuovo clima che ho delineato in termini di stress termico può divenire problematico soprattutto in ambito urbano per effetto del’isola di calore (figura 2). Ciò porta a suggerire per chi sta all’aperto di sfruttare il più possibile l’effetto di ombreggiamento di alberi ed edifici. Per chi staziona all’interno di edifici non ben coibentati è consigliabile far ricorso ad un oculato uso dei condizionatori  e a tenere ben arieggiati i locali cercando il più possibile di sfruttare le “correnti d’aria”. Peraltro riguardo a questo ultime so per esperienza diretta che gli anziani sono ahimè diffidentissimi in virtù di secoli di pregiudizio (“sole di vetro e aria di fessura portano alla sepoltura”…).

Figura 2 – l’areale rurale circostante Montanaso Lombardo (al centro – la stazione Crea si trova in coincidenza con il pallino giallo) confrontato con un frammento del centro di Milano (a sinistra) e con dell’aeroporto di Linate (a destra). Si notino i diversi livelli d’intensità dell’urbanizzazione che si traducono in diversi livelli dell’isola di calore urbano.

Concludo evidenziando il fatto che dai dati da me analizzati e riferiti all’area rurale circostante alla grande conurbazione milanese (accreditata di oltre 7,5 milioni di abitanti) risulta che il 2018 non è stato fin qui particolarmente estremo dal punto di vista dello stress termico da caldo.

Ribadisco inoltre che il nuovo clima con cui ci stiamo confrontando dagli anni ’90 ha grandi vantaggi nel periodo invernale, durante il quale si registra il picco annuo di mortalità per cause meteorologiche, picco che la maggior mitezza termica tende a moderare.

Si tratta di concetti fondati su dati che i nostri grandi media (TV, quotidiani) ignorano scientemente con l’obiettivo di incrementare l’audience creando ansia nella collettività. Si tratta di una strategia che non mi stancherò mai di condannare perché la trovo particolarmente odiosa nei confronti delle fasce della popolazione più deboli ed influenzabili. Peraltro la strategia si palesa nella risposta data da Aldo Cazzullo, giornalista di norma assai equilibrato nei suoi giudizi, sul Corriere della sera del 5 agosto 2018 alla lettera del lettore Aldrea Bucci:

scrive Andrea Bucci: “Caro Aldo, ricordo che dopo la maturità sono stato al lago di Kemijarvi nella Lapponia finlandese una cinquantina di km a Nord del circolo polare. Era fine luglio, eppure io e il mio compagno di avventure nordiche abbiamo fatto il bagno tranquillamente mentre alcune ragazze prendevano il sole sulla spiaggetta. Più a sud c’era Turku, l’antica capitale delle Finlandia. La piscina all’aperto era costantemente affollata. Trent’anni fa il riscaldamento globale non c’era. Ora, grazie ai 390 gradi registrati al circolo polare, si prevedono sfracelli climatici. Procurare allarme conviene.  Tanta gente è infatti convinta che in Scandinavia ci sia neve anche ad agosto.”

Risponde Aldo Cazzullo: “Caro Andrea, come ho sentito dire da qualche parte negare il riscaldamento del pianeta perché fa fresco o si aveva già avuto caldo in passato è un po’ come negare la fame nel mondo perché si è appena mangiato un cheeseburger. Si rassegni: per quanto possiamo essere affezionati a noi stessi non siamo il centro dell’universo.”

La lettera di Andrea Bucci, per quanto “tagliata” per ragioni di spazio, esprime dubbi circa il dogma, e la risposta di Cazzullo afferma di fatto la morte della climatologia come scienza: non contano prove documentali come quelle addotte da Andrea Bucci o magari dati osservativi, il dogma è dogma e non si discute! A questo punto trovo che abbia ragione da vendere Sergio Pinna che nel suo scritto di critica a un articolo uscito guarda caso sul Corriere conclude come segue: in doveroso ossequio alle verità ufficiali, l’articolo del Corriere si conclude con una frase di alto significato (scientifico e morale): «e pensare che c’è chi ancora dubita del cambiamento climatico». Senza dubbio una bella frase, alla quale però preferirei questa: «e pensare che fino ad una ventina d’anni fa si poteva ancora discutere di climatologia . . .».

Se almeno avessimo il talismano della zia Woller….

Tabella 1 – Giorni con temperature maggiori o uguali a determinate soglie critiche per l’area rurale prossima a Milano. Analisi riferita al periodo 1 gennaio – 7 agosto per gli anni che vanno dal 1951 al 2018.

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars
(5 voti, media: 4,20 su 5)
Loading...