31 marzo 2018 - 7:00 am Pubblicato da
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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 30 Marzo 2018
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=47938

Prevedere è difficile, soprattutto il futuro. Se il passato è poi incerto, bé, la faccenda si complica.

Per molti aspetti potrebbe essere questo il riassunto dei temi affrontati in un paper appena pubblicato su Reviewes of Geophysics. Protagonista, ovviamente, El Niño, non senza un assaggio di clima che cambia, che ci sta sempre bene.

ENSO Atmospheric Teleconnections and Their Response to Greenhouse Gas Forcing

Un paper efficacemente riassunto nell’articolo di EOS raggiungibile dal link qui sotto.

Diversity of El Niño Variability Makes Prediction Challenging

Dunque, ogni El Niño è diverso dall’altro, così come lo sono le fasi di neutralità e l’accentuazione di queste ultime, note come La Niña, eventi spesso erroneamente ritenuti essere l’uno l’opposto dell’altro.

Differenze che vengono dal fatto che l’ENSO (El Niño Southern Oscillation), indice le cui oscillazioni li racchiudono tutti, è un pattern climatico che coinvolge – letteralmente – acqua, cielo e terra. La prima, è la distesa d’acqua più grande del Pianeta, l’Oceano Pacifico, incidentalmente anche il più grande serbatoio di calore; poi il cielo, ossia l’intera colonna atmosferica dell’area equatoriale del Pacifico, dalla distribuzione della massa ai venti di superficie, dalla convezione profonda alla circolazione meridiana che ne trasporta l’energia verso le alte latitudini; e infine la terra, dalle coste dell’America Latina al Continente Marittimo, le aree che ne subiscono gli effetti più diretti e ne condizionano il perimetro di accadimento.

Si legge nel paper che il “centro” degli eventi di El Niño si è spostato verso ovest nel periodo 1998-2015 rispetto a quello 1979-1997 e che, in generale, dalla fine degli anni ’90 ai primi 15 anni di questo secolo, gli eventi di El Niño si sono progressivamente indeboliti. Quindi, alla variabilità ad alta frequenza si aggiunge quella afferente a periodi più lunghi, rendendo più difficile sia la previsione degli stessi eventi, che dei loro effetti a scala planetaria, noti come teleconnessioni dell’ENSO.

Ed ecco che entra in scena il clima change.

Noti gli effetti di El Niño, che pure cambiano per i fatti loro per quanto sopra, questa la prospettiva:

The dominant mode of global precipitation-evaporation variability on interannual timescales is mainly due to ENSO teleconnections on interannual timescales. Therefore, the increase in frequency of extreme ENSO events may cause more severe droughts and floods in a warmer climate, with largest increases in the tropical Pacific and polar regions. 

Problema. Abbiamo appena letto che è stata registrata una tendenza all’indebolimento degli eventi, in un periodo iniziato e finito con due eventi intensi. Non risulta quindi una tendenza all’aumento della frequenza di eventi estremi, anche per la brevità delle serie disponibili, mentre naturalmente questi sono previsti dai modelli climatici.

Altro problema. Se uno dei risultati osservati è lo shift verso ovest del centro delle anomalie di temperatura superficiale e la previsione dei modelli è invece una sistematica migrazione verso est dei centri di convezione sia degli eventi di El Niño che degli eventi di La Niña – ossia il contrario, pare che ci sia un po’ di incertezza sull’argomento.

Si legge poi nell’abstract:

Climate models suggest that ENSO teleconnections will change because the mean atmospheric circulation will change due to anthropogenic forcing in the 21st century, which is independent of whether ENSO properties change or not.

E nel paper:

[…] future ENSO teleconnection changes do not currently show strong intermodel agreement from region to region, highlighting the importance of identifying factors that affect uncertainty in future model projections.

Morale. L’ENSO cambia da evento a evento e da periodo a periodo, non si sa perché, come non si sa proprio perché esista l’ENSO in generale, se non per quello che è intuibile, un meraviglioso meccanismo di gestione e redistribuzione del calore del pianeta. Però in futuro potrebbe cambiare in peggio e parimenti potrebbero cambiare in peggio i suoi effetti, sebbene non ci sia accordo su questo tra i modelli.

Oh yes!

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