4 marzo 2018 - 20:31 pm Pubblicato da
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Di David Archibald – 3 marzo 2018

Molte cose buone arrivano alla fine e questo include anche il Periodo Caldo Moderno. Gli inverni miti e le primavere anticipate rimarranno ora ricordi del passato. Il picco del Periodo Caldo Moderno è avvenuto nel 2006, come mostra il grafico nelle temperature oceaniche, cui fanno riferimento alla Corrente del Golfo, chiamata anche Corrente del Nord Atlantico. Dal sito del Professor Humlum, la Figura 1 qui sotto, mostra i dati Argo provenienti dalla zona a sud dell’Islanda, dati dal 2004:

Figura 1: La temperatura corrente dell’Atlantico del Nord 0-800 metri di profondità dal 2004-2018

La Corrente del Nord Atlantico si è ora raffreddata di 1,0 °C dal picco del 2006. La Figura 2 qui sotto incorpora i dati della stessa regione fino al 1955:

Figura 2: L’anomalia del contenuto di calore nell’Atlantico del Nord 1955 – 2017

Questa cifra mostra che la Corrente del Nord Atlantico ha finora perso metà del suo contenuto di calore che aveva guadagnato dai primi anni ’80.

Figura 3: le temperature dell’Inghilterra centrale dal 1659-2017

Questo è il record delle temperature più lungo del pianeta con quasi 360 anni di dati. Non ci sono molte prove per il Periodo Caldo Moderno su questo grafico con temperature della fine del 20° secolo solo leggermente superiori a quelle del primo 18° secolo, 300 anni fa.
La media corrente della figura 2 è tracciata in rosso (dati gentilmente concessi dal professor Humlum). È evidente che il contenuto di calore della Corrente del Nord Atlantico ha causato gli inverni più miti nella memoria recente. L’R2 della relazione è di 0,3935.

Cosa ha causato l’inizio del Periodo di riscaldamento moderno? Cliver ha osservato nel 1998 che “Negli ultimi 120 anni, la temperatura superficiale della Terra è correlata sia con le medie decennali che con i valori minimi del ciclo solare dell’indice geomagnetico aa. La correlazione con i valori minimi suggerisce l’esistenza di una componente a lungo termine (a bassa frequenza) dell’irraggiamento solare che è alla base della componente ciclica di 11 anni.”

L’indice aa ha iniziato i rilevamenti nel 1868 come mostrato nella figura 4:

Figura 4: Indice aa dal 1868-2018

La fine della piccola era glaciale è evidente nel 1900, anno in cui l’indice iniziò a crescere fino agli anni ’50. Dagli anni ’50 c’è stato un leggero trend rialzista che culmina nel picco del 2003. L’indice aa è poi tornato ai livelli caratteristici della Piccola Era Glaciale. La fine del Periodo Caldo Moderno è avvenuta nel 2009 nel minimo Solar Cycle 24/25.

C’è un ritardo tra l’indice aa e la temperatura dell’atmosfera a causa dell’effetto smorzante dell’inerzia termica degli oceani. Tracciando l’indice aa contro l’anomalia della temperatura dell’emisfero nord su dati NOAA, la correlazione di picco si verifica con un ritardo di sei anni, come mostrato nella figura 5:

Figura 5: un Indice tracciato contro l’anomalia della temperatura nell’emisfero settentrionale è rimasto indietro di sei anni 1880-1995

L’indice aa durante la prima metà del Solar Cycle 24 ha avuto una media di 13,1. I tre anni successivi, fino al 2018, l’indice è risultato più alto con una
media di 20,6. Secondo la relazione mostrata dalla figura 5, l’impulso di calore dall’indice aa più elevato degli ultimi tre anni causerà temperature più elevate fino al 2023.

Finora nel 2018 l’indice aa ha avuto una media di 13,0 e dovrebbe continuare a indebolirsi nel minimo del ciclo solare 24/25 previsto nel 2020. Dall’inizio del record dell’indice nel 1868 alla fine della piccola era glaciale del 1900, l’indice aa medio è risultato di 15.4.
Il periodo caldo moderno ha una media di 20,9. Per reputare che il Periodo Caldo Moderno non sia finito, l’indice aa dovrebbe superare la media di 20.0. Questa eventualità ha una bassa probabilità dato il modo in cui il Sole si sta comportando.

Fonte: WUWT

Enzo
Attività Solare

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