15 ottobre 2017 - 7:00 am Pubblicato da

Inizio l’articolo sottolineando come spesso si parte dal presupposto sbagliato che El Niño porti più caldo, quando l’azione calda del fenomeno si manifesta, essenzialmente, lungo la fascia tropicale. Poi essendo i tropici più vasti dei poli, la temperatura globale aumenta; ma l’aumento di temperatura globale spesso maschera importanti aspetti. Innanzitutto, cos’è El Niño? È un anomalo riscaldamento del Pacifico, tra il settore centrale equatoriale e le coste peruviane e cilene. Le cause del fenomeno le indagheremo più avanti. Ora mi concentro sugli effetti che comporta. Quando l’Oceano in questione si surriscalda, l’aria sopra di esso diventa più leggera e si sviluppano zone di bassa pressione livellata. In tal contesto gli alisei si indeboliscono fortemente. Gli alisei cosa sono? Sono venti della regione tropicale che si innescano per favorire l’equilibrio termico tra la zona tropicale e sub-tropicale. L’aria più calda arrivata alla zona sub-tropicale viene poi sospinta verso le latitudini temperate e se ci sono le condizioni, fin verso le latitudini polari.

 

 

Le masse d’aria temperate in uscita dai sub-tropici, sono essenziali per lo sviluppo della circolazione zonale, ossia le correnti miti occidentali che si muovono da ovest verso est alle medie latitudini. Durante le fasi ENSO positive, arriva un apporto minore di aria calda dai sub tropici alle medio-alte latitudini attraverso il jet stream sub-tropicale, in quanto la cella di Hadley tende a “chiudersi” e gonfiarsi . Non potendosi risolvere tramite la circolazione zonale, il ricambio d’aria poli-equatore cerca di continuare attraverso frequenti ondulazioni meridiane della corrente a getto. Tuttavia un tipo di circolazione anti zonale non garantisce adeguato scambio d’aria tra latitudini tropicali e polari , e così mentre alcune zone temperate patiscono caldo e siccità, altre subiscono lunghi periodi perturbati e piuttosto freddi; nel complesso l’emisfero nord si raffredda. In tal contesto va ricordata l’elevata immissione di vapore acqueo in atmosfera causa El Niño; aumentano così le precipitazione e quindi le nevicate (incremento albedo).

La Niña, invece, può sembrare strano, ma apporta effetti contrari. Le caldissime estati 2003, 2009, 2012 vennero dopo periodi di Niña; in particolare la Niña della primavera-estate 2003 fu piuttosto intensa.

Riguardo gli stratwarming, nei periodi di EL Niño sono risultati maggiori, rispetto a fasi di Niña e ENSO Neutro. Tali scoperte si legano strettamente alla storia di El Niño sia in Sud America che nella regione del Nilo, che raffigura un aumento dell’attività di El Niño nel periodo della Piccola Era Glaciale e una netta diminuzione della sua attività durante il Periodo Caldo Medioevale.

Questo va di pari passo con alcune teorie, le quali sostengono come l’attuale aumento dell’attività di El Niño è il precursore dell’avvento di una glaciazione. Nel 2000 i ricercatori hanno scoperto che il ritmo con cui El Niño si manifesta è particolarmente irregolare. Nel XIX secolo, l’intervallo tra due manifestazioni di El Niño era di circa 10-15 anni, ma all’inizio del XX secolo il ritmo è cambiato improvvisamente, incrementando la frequenza a ogni tre anni. Durante lo stesso periodo la temperatura nella zona del Pacifico occidentale è aumentata lentamente ma significativamente fino al 1976, quando il ritmo è cambiato di nuovo rallentando leggermente, parallelamente a un nuovo cambiamento di temperatura. Un ulteriore incremento di fasi di Niño si è avuto dal 1998.

Addirittura nel primo decennio 2000 si è avuta una fase di Niño quasi un anno sì e uno no: 1998, 2003 (autunno 2002, gennaio-febbraio 2003), 2005, 2007, 2009/2010. E gli inverni dal 1998 al 2010 sono risultati mediamente più freddi del normale sul Nord Emisfero.

Ora vorrei fare un confronto: 1985/ 2012 Vs 2005 e 2010. Sia nel 1985 che nel 2012 c’era la Niña, mentre negli altri 2 El Niño. Tuttavia, se nel 2012 e 1985 possiamo parlare di ondate di gelo da record, non possiamo dire che nel complesso siano stati inverni freddi. Entrambi hanno avuto un’ondata di freddo di 15 giorni, con l’autunno prima piuttosto mite, ed il seguito dell’inverno decisamente anonimo. Invece, per quanto riguarda il 2005 ed il 2010, possiamo ben parlare di inverni piuttosto freddi, con ripetute ondate di freddo spalmate su tutto il trimestre invernale. Un buon esempio, poi, sono i due Niños piú importanti avuti negli ultimi due secoli: quelli del 1812 e del 1941. Questi furono  precisamente gli inverni in cui le truppe di Napoleone e Hitler subirono sconfitte decisive. Per questo mi piace dire che nessun esercito li sconfisse: ma fu El Niño (o per dirlo alla Napoleone, il “Generale Inverno”).

 

Napoleone di ritorno dalla disastrosa campagna di Russia, nei pressi di Mosca. A causa del gelo intenso continuato e di frequenti bufere, migliaia di soldati francesi morirono di stenti.

 

Poi abbiamo casi strani come il ’62/63 ed il ’56 passati in fase neutra (Niña strong che poi si ebbe nell’inverno ’56/57), ma molto freddi e nevosi. Un altro inverno decisamente freddo in compagnia del “Bambino” lo si è avuto nel 1905. Unica eccezione fu l’inverno 1929, estremamente freddo e lungo, in presenza di fase ENSO negativa. Se prendiamo poi un esempio vicino, l’inverno del 2015/2016, con un Nino Strong ha visto molti record di freddo battuti nell’emisfero boreale (dalla Lapponia al Kuwait, passando per il comparto siberiano, Cina, Mongolia, Vietnam, Giappone e Taiwan; in Messico l’inverno più freddo della sua storia, così come l’ottobre 2015 è stato il più freddo in assoluto in Argentina; il giorno di S.Valentino, minima di -20 C° a New York, divenendo il 20 febbraio più gelido di sempre nella Grande Mela); al contrario l’inverno scorso ha visto un numero minore di episodi freddi record. L’inverno 2015/2016 è stato mite limitatamente all’Europa occidentale.

Infine, negli inverni 2004/2005, 2009/2010, e 2015/2016 la stratosfera polare ha avuto dei picchi di freddo considerevoli; nell’estate 2005 la stratosfera alla quota di 1 hPa ha registrato un record di freddo tutt’ora imbattuto. La stagione 2015/2016 ha visto il vortice polare più gelido della storia delle rilevazioni (dal 1978).

 

Le cause del Nino

Le cause del Nino sono 2: la prima, e più importante, sono i cambiamenti nella circolazione termoalina. Di pari pari passo al rallentamento della Corrente del Golfo durante tutto il 20° secolo, gli episodi di Nino sono aumentati. Nel momento in cui la corrente rallenta, si ha un accumulo di acqua calda nei mari tropicali. Il programma Rapid stima come tra il 2000 ed il 2009 ci sia statq una diminuzione del 20% nella velocità e portata d’acqua di tale corrente, e parallelamente si è avuto un incremento degli episodi di Niño. Ad esempio, nell’autunno del 2004, in cui era in sviluppo una fase ENSO positiva, si registrò un’interruzione anomala del Gulf Stream per poco più di una settimana, per poi riprendere normalmente a circolare. Nell’estate del 2009, si creò una vasta zona con acque più fredde del normale nel Nord-Atlantico, e iniziò a nascere EL Niño. Cosa simile si è registrata nel 2015, quando di pari passo ad un forte e persistente raffreddamento dell’Atlantico settentrionale, si è sviluppata una fase ENSO positiva da record.

Come seconda causa abbiamo il vulcanismo sottomarino. Sia nel 2013/14, che nel 1995/96, si è avuto un picco di attività sismica globale, e l’anno successivo lo sviluppo di Ninos strong.

 

Una ricerca NOAA ha stimato che i 3/4 del magma espulsi dal mantello ogni anno vengano rilasciati sotto i mari, soprattutto nel Pacifico, sede della “Cintura di Fuoco”. Di conseguenza gli aumentati flussi geotermici conseguenti i picchi di attività sismica, rilasciano negli oceani una gran quantità di calore, incidendo evidentemente nella nascita di fasi ENSO positive.

 

Conclusioni

Statisticamente, dopo ogni evento El Niño, si sviluppa una La Niña altrettanto forte. Ad esempio dopo la fase ENSO positiva da record del 1998, si assistette alla nascita di una Niña molto forte la quale perdurò per più di 2 anni, fino alla fine del 2000. Al contrario dopo El Niño estremo del 2015/16, non si è avuto tale riequilibrio, ma abbiamo avuto una Niña appena accennata limitata agli ultimissimi mesi del 2016. Segnale che qualcosa sta profondamente cambiando nell’equilibrio termico terrestre.

In conclusione, visto il picco di attività sismica che si sta avendo quest’anno, più gli alisei mantenutisi molto deboli dopo El Niño del 2016, c’è da aspettarsi presto lo sviluppo di una nuova fase ENSO positiva. Il tutto sostenuto anche da un importante centro di ricerca, della cui tendenza previsionale parlerò in un prossimo articolo. El Niño che verrà, molto probabilmente, inaugurerà il raffreddamento climatico.

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