11 luglio 2017 - 9:23 am Pubblicato da

Siamo perseguitati dai media di ogni genere – TV, telegiornali, documentari, giornali cartacei, online,… – rispetto a quanto dovremmo preoccuparci perchè i ghiacci ai Poli si stanno scigliendo, a quanto imminente sia la catastrofe e quanto ormai siamo prossimi al punto di non ritorno.

E’ facile pensare – anche perchè veniamo indotti a farlo – che sia un fenomeno della contemporaneità, dei giorni nostri.

Ma, ne siamo proprio sicuri…?

Leggiamo qui:

I ghiacci stanno scomparendo – in accordo con gli esperti che si stanno occupando della questione, la morte e l’estinzione dei ghiacciai preistorici è solo questione di tempo. Nelle Apli del Delfinato, i 17 ghiacciai sono sotto stretta osservazione dal 1890 e tutti si sono costantemente ritirati durante il periodo, alcuni di loro di quasi 50 piedi al giorno.

Ancora:

Una riduzione non trascurabile si sta verificando sui ghiacciai Svizzeri, soprattutto negli ultimi due o tre anni. In accordo con le rilevazioni, il grande ghiacciao del Rodano, una delle peculiarità svizzere – almeno era solita esserlo – ha perso negli ultimi due anni non meno di 88.250 piedi quadrati [di ghiaccio] e altri hanno perso altrove da 20 a 40 piedi quadrati. Fra 63 casi, sono state scoperte 53 riduzioni; un ghiacciaio è rimasto stabile e 9 sono leggermente aumentati. Il maggiore guadagno è a carico del ghiacciao dell’Eiger che l’anno scorso misurava 114 piedi di lunghezza, ma gli osservatori affermano che tale incremento non sarà duraturo.

Su un altro quotidiano, leggiamo altre parole preoccupate:

I ghiacciai delle montagne Rocciose Canadesi sono sotto osservazione da parte degli scienziati dello Smithsonian Institution, secondo quanto annunciato dal Dr. Monroe Thorington dello staff del medesimo Istituto ed è stato dichiarato che il ritiro della lingua di ghiaccio è apparentemente più pronunciato negli ultimi anni che in passato. E’ seguita un’affermazione che lascia senza parole [secondo la quale] il tempo mite e la diminuzione delle precipitazioni nevose nelle zone di ghiaccio che alimentano il ghiacciaio, [condizioni presenti] 150 anni fa, sembrano esserne la causa.

Provate a rileggere queste poche righe: il linguaggio appare sorprendetemente simile e uniforme, alcune espressioni si ritrovano anche oggi negli articoli sullo stesso argomento. Negli stralci a mia disposizione, a parte in quest’ultimo caso, non si fa cenno alle possibili cause. Ci si limita ad osservare un fenomeno che evidentemente da sempre preoccupa gli studiosi che a loro volta si premurano di metterne a conoscenza la popolazione.

Vediamo un po’, a quale arco temporale fanno riferimento queste fonti? Giorni nostri? Questo secolo? Il Secolo scorso?

16 Ottobre 1903, 01 Agosto 1907 e 30 Aprile 1927.

Qui, ne trovate anche di più: è un viaggio nel tempo interessante, dove scopriamo una preoccupazione crescente per lo stato dei ghiacci Artici e si comincia a parlare del pericolo imminente rispetto al fatto che il clima si sta scaldando e che sta portando ad un’inesorabile scomparsa dei Poli. Fino al 1940, almeno stando alle fonti riportate nell’articolo, non si fa ancora cenno alla correlazione fra aumento delle temperature, scioglimento dei ghiacci e CO2 di origine antropica.

La cosa curiosa è che il ritiro dei ghiacci – che avveniva già da molti anni e che continua ad essere proclamato ai giorni nostri – aveva luogo negli anni che la NASA aveva definito i più freddi di sempre.

Quindi, qualcosa non torna, non vi pare…? Chi dice il vero? Chi no?

Ai posteri l’ardua sentenza (cit.) 😉

Sara Maria Maestroni

Attività Solare.

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