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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 19 Dicembre 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53996

A elezioni concluse va prendendo forma la nuova amministrazione americana, e sebbene i media stiano profondendo il solito impegno per omettere fatti ritenuti non utili all’agenda, molte nomine stanno facendo alzare il sopracciglio anche ad osservatori schierati politicamente su fronti opposti.

Se le polemiche degli sconfitti sulle nomine non fanno giustamente notizia, va anche detto che alcune di queste sono state aspramente criticate dall’ala più militante dei sostenitori del “President-elect”, in quanto non abbastanza “nuove”. Si tratta, infatti, di burocrati stagionati appartenenti ai circoli più elitari di Washington, nonché già protagonisti negli 8 anni di amministrazione Obama.

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L’ultima nomina si inserisce proprio nel contesto appena descritto: parliamo infatti di Gina McCarthy, fresca “Coordinatrice del Clima” alla Casa Bianca. In questo caso le critiche bipartisan non si limitano alla sola “mancanza di novità”. Il punto è che la neo-nominata è stata protagonista di uno dei disastri ambientali più noti in America: quello della “Crisi dell’acqua di Flint”.

Una crisi partita nel momento in cui la cittadina di Flint, Michigan, decise di approvigionarsi di acqua potabile dall’omonimo fiume piuttosto che dalla rete di Detroit. Peccato che il mancato utilizzo di inibitori di corrosione e lo stato pietoso delle condutture portarono all’esposizione di 100,000 persone e circa 10,000 bambini a tassi altissimi di piombo. Un avvelenamento di massa di cui, tra gli altri, fu accusata anche la McCarthy, nominata a suo tempo da Obama a capo della potentissima EPA, l’Agenzia federale per la Protezione dell’Ambiente.

La polemica fu squisitamente politica, visto che se da una parte McCarthy sostenne che la responsabilità era delle autorità locali, dall’altra va anche detto che i poteri dell’EPA durante l’amministrazione Obama furono estesi notevolmente, trasformando l’agenzia in un vero e proprio braccio armato del potere esecutivo in materia di legislazione ambientale grazie alla strategia del “sue-and-settle”. Certo è che l’EPA era ben informata dei rischi connessi all’utilizzo di quell’acquedotto, ma non li ritenne meritevoli di un intervento urgente, e si arenò in pastoie legali e burocratiche che fecero perdere mesi preziosi. Mesi in cui i cittadini di Flint continuarono a bere acqua al piombo.

Al di là della storia in sé, che pure consente di aprire uno spiraglio sui problemi che l’amministrazione neo-eletta si ritroverà ad affrontare, stretta tra un Senato probabilmente ostile e un’ala sinistra radicale chiamata a mandare giù bocconi amarissimi, si può comunque fare qualche considerazione a margine.

Il ruolo della McCarthy (per molti versi simbolico, visto che non ha bisogno di essere approvato dal Congresso) prevede un titolo davvero evocativo, che in Italia potremmo provare a tradurre come “Ministro del Clima”, ma che in inglese ha un nome ancora più rivelatore. “Coordinator” è, letteralmente, “colui che coordina”, e questo termine viene usato per identificare chi ha la responsabilità di coordinare un team di collaboratori su attività squisitamente tecniche, pratiche.

Lecito assumere, quindi, che in qualità di “Climate Coordinator”, la McArthur nel suo nuovo ruolo coordinerà il clima. Si immagina, quindi, che il suo Team sia a sua volta addetto al controllo della varietà di eventi meteorici che contribuiscono a definire il clima stesso: la pioggia, le nuvole, la neve, la grandine, il freddo, il caldo…

Per dirla alla maniera dei media adoranti, la nuova amministrazione pare quindi già ben attrezzata per fare miracoli, letteralmente. Una capacità per altro già ampiamente manifestata nell’urna elettorale. Aspettiamoci quindi piogge a comando nel deserto del Colorado e un piacevole tepore invernale nel Montana. Non fosse che a quest’ultimo ci pensa già il global warming.

La nomina in questione apre anche nuove prospettive ad una classe politica che in tanti paesi del mondo è alle prese con gravi crisi di consenso, per la serie: “se non sei in grado di fare l’ordinario, allora dedicati allo straordinario”. La titolistica potrebbe quindi essere praticamente sterminata. Così, giusto per non sottrarsi al piacere dell’esercizio di fantasia si potrebbe proporre:

  • Coordinatore delle Nuvole (riporta al Coordinatore del Clima ma si fa trascinare  troppo dal Coordinatore del Vento)
  • Coordinatore della Pioggia (riporta al Coordinatore delle Nuvole)
  • Coordinatore delle Stagioni (ovviamente con 4 riporti, da ridurre a 2 se quelli di mezzo dovessero decidersi finalmente a scomparire)
  • Coordinatore dell’Asse Terrestre (anche con delega alla Precessione)
  • Coordinatore del Sole (la posizione più “hot“, vanta discendenza da Luigi XIV)
  • Coordinatore dei Raggi Cosmici (con Goldrake come consulente)
  • Coordinatore Stellare (riporta al Coordinatore Galattico, ma brilla di luce propria)
  • Coordinatore degli Asteroidi  (si interfaccia con la ISS, in caso di distrazioni chiama Bruce Willis a rimediare)
  • Coordinatore dei Vulcani (riporta a San Gennaro)
  • Coordinatore delle Placche Tettoniche (riporta a Mario Tozzi)
  • Coordinatore del Big Bang (il più temuto: “l’ho già fatto una volta e posso rifarlo ancora!!!”)

Una ultima considerazione…elettorale. I cittadini di Flint hanno votato in maggioranza per Biden, in uno Stato chiave tra quelli in bilico. E chissà che grazie al loro voto, la stessa persona che hanno accusato pochi anni prima di averli avvelenati, non trovi una grande occasione di riscatto salvandoli da un pericolo ben più grave. Cosa vuoi che sia, ingurgitare piombo per mesi, rispetto al rischio terribile che il Global Warming privi i cittadini di Flint del privilegio di morire di freddo l’inverno, come da “norma climatica” del posto?

Resta il sospetto che gli avvelenati di Flint saranno salvati dal clima allo stesso modo in cui sono stati salvati dal piombo. E forse anche in questo caso la responsabilità sarà attribuita a qualcun altro più in basso, a livello locale: magari ad un supervisore delle nuvole distratto, o ad un funzionario infedele nell’ufficio di raddrizzamento dell’asse terrestre.

Poche settimane fa, in occasione della nomina della Barret alla Corte Suprema, il Presidente uscente (tra le solite critiche a reti unificate) aveva affermato, con durezza: “le elezioni hanno conseguenze”.  Chissà cosa ne pensano, dalle parti di Flint.

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