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Negli ultimi giorni ci è stato chiesto, più volte e da più parti, una nostra considerazione relativa all’incidenza dell’attività solare sul clima terrestre.
Questo perché sembra stia riscuotendo notevole interesse, un post pubblicato dalla NASA sul suo blog: There Is No Impending ‘Mini Ice Age’.

Non è mia intenzione scrivere un papiro sull’argomento, perché penso che smettereste di leggerlo dopo mezza pagina. Anche perché ne abbiamo parlato tanto sul nostro blog che è diventato letteralmente inutile ripetere sempre le stesse cose.

Premessa fondamentale: quanto da noi affermato non è “campato in aria”, “inventato”, “taroccato” o frutto della nostra ignoranza dilagante… come qualcuno si diverte a sostenere. E’ ciò che emerge da studi scientifici che una parte, non certamente piccola, della comunità scientifica, ha prodotto nel corso degli ultimi decenni. L’invito che facciamo ai nostri lettori è di non fermarsi ai nostri post, ma di usarli come punto di partenza per approfondimenti. Non limitatevi a leggere, cercate anche di capire ciò che si sta dicendo. Capisco che per i nuovi potrebbe essere difficile, ma non è impossibile.

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Fatta questa premessa…. spieghiamo brevemente di cosa si parla.

Il Clima sul nostro pianeta è sempre cambiato e sempre continuerà a cambiare.
In ogni istante della sua esistenza, il Pianeta si muove nello spazio, facendo variare la sua distanza dalla stella Sole dalla quale riceve l’energia. Tale energia viene in parte filtrata dall’atmosfera, e arriva sulla superficie terrestre in modo e quantità differenti a seconda della latitudine, ma soprattutto a seconda del periodo dell’anno considerato e anche sulla base del ciclo della precessione degli equinozi. A far variare l’assorbimento di tale energia in atmosfera, contribuiscono vari fattori, tra i quali la copertura nuvolosa, la quantità e tipoligia di gas ad effetto serra e, infine, la quantità e distribuzione di aerosol.

Molto spesso si tende a semplificare troppo il discorso legato all’energia proveniente dal Sole, considerando solo ed esclusivamente la Total Solar Irradiance, ed ignorando tutti gli altri fattori che concorrono attivamente alla variazione ciclica del clima terrestre.

Nell’articolo del blog della Nasa, si fa un errato riferimento alla “piccola era glaciale” come un periodo climatico che va dal 1650 al 1715. Non è così. La Piccola Era Glaciale (conosciuta anche come Piccola Età del Ghiaccio, PEG o LIA in inglese), è un periodo climatico che ha riguardato tutto il pianeta ed è iniziato nel 1300 per terminare nel 1850. Nella realtà il raffreddamento era iniziato già da oltre 1 secolo, ma la variazione della temperatura, all’inizio, non era significativo e non si discostava molto dalle variazioni multidecadali e multisecolari. Una serie di Grandi Minimi Solare, ovvero periodi multidecennali durante i quali il Sole si presenta con pochissime macchie solari sulla propria fotosfera, hanno portato ad un consistente raffreddamento del clima culminato nel Minimo di Maunder verificatosi tra il 1645 e il 1715. Il calo complessivo della temperatura globale, tra il 1300 e il 1700, è stato di circa 2°C (decimo più, decimo meno). Dal 1700 in poi la temperatura è tornata ad aumentare per circa 1 secolo. Poi è iniziata una fase durante la quale la temperatura si è mantenuta sostanzialmente “costante”, salvo aumentare di poco meno di 1°C negli ultimi anni rispetto al 1850 circa.

A provocare il raffreddamento del clima durante la prima parte della PEG, hanno contribuito una serie di fattori, tutti più o meno legati all’attività magnetica solare.
Una parte della comunità scientifica sta studiando gli effetti della variazione dell’attività magnetica sul pianeta Terra, sia dal punto di vista climatico, sia dal punto di vista geologico. Le evidenze statistiche ci indicano un legame tra i lunghi periodi di bassa attività solare, che comprendono diversi cicli undecennali, e il numero, distribuzione e intensità dei terremoti. Ma ci indicano anche che in quei periodi c’è un aumento delle eruzioni vulcaniche e, conseguentemente, della quantità di aerosol che viene immesso in atmosfera.
Bisogna specificare bene questo fattore, perché non tutti i vulcani hanno la capacità di alterare il clima. Infatti per avere effetti evidenti, è necessario che l’eruzione sia di tipo esplosivo, con colonna di cenere molto alta e aerosol immesso in stratosfera in grandi quantità. Inoltre molto importante sono la latitudine e longitudine del vulcano. Un vulcano presente nella fascia equatoriale può, teoricamente, arrivare ad alterare il clima dell’intero pianeta. Uno in zona sub-polare avrebbe effetto solo a livello emisferico.
In più, è importante anche sapere in quale posizione, rispetto agli oceani, si trova il vulcano. Quelli sulla costa orientale dei continenti sono più “pericolosi”, climaticamente parlando, rispetto a quelli sulla costa occidentale.

L’attività magnetica solare, però, esercita un’importante azione sul flusso di Raggi Cosmici che arrivano nei pressi del nostro pianeta. La loro quantità è infatti INVERSAMENTE proporzionata all’attività magnetica solare. Ed è stato appurato che essi esercitano un contributo rilevante sulla copertura nuvolosa.

Indicativamente, quindi, durante i periodi di forte attività solare, la copertura nuvolosa tende a diminuire, si hanno quindi periodi di tempo più soleggiato e stabile, con meno precipitazioni. Al contrario, durante i periodi di bassa attività solare, si ha una copertura nuvolosa più consistente, con periodi di tempo instabile e dinamico, con maggiori precipitazioni. Questo, ovviamente, a livello medio mondiale, poi in ogni zona ci sono fattori che alterano il clima locale.

Molto importante, ai fini climatici, è anche la circolazione in quota. Comunemente noto con il termine di Jet Stream, queste correnti atmosferiche, durante i periodi di forte attività solare, risultano tese, più veloci e spostate verso nord. Al contrario, durante i periodi di bassa attività solare, questi venti rallentano, il flusso diventa quindi più ondulato e spostato verso latitudini inferiori. Il meccanismo alla base di queste variazioni è legato alla quantità di Raggi UV in arrivo dal Sole. E questi variano ciclicamente, in modo direttamente proporzionato all’attività magnetica, con variazioni anche superiori del 10% tra un massimo e un minimo di uno stesso ciclo solare. Ne consegue che la variazione su periodi medio-lunghi, risulta essere significativa.

La variazione del Jet Stream è estremamente importante, in quanto sposta enormi masse di aria calda e umida dalle latitudini inferiori verso quelle superiori, e contemporaneamente, sposta masse di aria fredda dalle latitudini superiori a quelle inferiori. I 2 tipi di circolazione in quota sono generalmente indicati con i termini “zonale” e “meridiana”.

Come potete osservare, quindi, limitarsi ad affermare che la variazione della TSI è minima ed avviene su tempi molto lunghi, pertanto il Sole non ha alcun effetto sul clima terrestre, è profondamente sbagliato. Il Sole agisce in modo diretto e indiretto sul clima del nostro pianeta, in una moltitudine di modi diversi. Ignorarli è profondamente sbagliato e antiscientifico.

Permettetemi un’ultima precisazione.
Quando si parla di “Era Glaciale”, nella diatriba sul clima, si parla spesso a Sproposito.
Climaticamente parlando, per Era Glaciale si intende un periodo di tempo, generalmente misurabile in milioni di anni, durante i quali si ha acqua allo stato solido sulla superficie del pianeta. Quando l’acqua non è presente sotto forma di ghiaccio sul nostro pianeta, si parla invece di Era Interglaciale.
Le Ere Glaciali, poi, sono suddivise in Periodi Glaciali o Periodi Interglaciali Freddi, quando l’estensione delle calotte glaciali aumenta, e Periodi Interglaciali o Periodi Interglaciali Caldi, quando l’estensione delle calotte glaciali diminuisce. La durata media, stando ai dati degli ultimi 500.000 anni, è di 120.000 anni circa per i Periodi Interglaciali Freddi e 12000 circa per i Periodi Interglaciali Caldi.

Attualmente viviamo in un Periodo Interglaciale Caldo, iniziato circa 12000 anni fa, facente parte di una Era Glaciale iniziata circa 3 milioni di anni fa.

Da quanto si conosce dell’attività solare, questa dovrebbe restare bassa per un periodo di tempo che va dai 30 ai 250 anni, a seconda dello studio scientifico che si prende in considerazione. Considerando le ripercussioni climatiche di un periodo relativamente lungo di bassa attività solare, molti scienziati sono dell’idea che il clima terrestre tenderà a raffreddarsi. Di quanto e per quanto tempo, dipenderà da tanti fattori, come la durata del Grande Minimo Solare e l’eventualità di eruzioni vulcaniche violente (con indice di esplosività VEI maggiore o uguale a 6).

Nessuno di noi di Attività Solare ha mai affermato che sta per iniziare un’Era Glaciale. Abbiamo sempre parlato di Raffreddamento Climatico. E quando è stato usato il riferimento alla PEG, è stato fatto riferendoci al periodo storico-climatico 1300-1850.

Spero di aver chiarito le idee a tutti.

Bernardo Mattiucci
Attività Solare

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