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Autore: Franco Zavatti
Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52453

Descrivo la situazione di El Niño aggiornata a dicembre 2019 tramite ONI (Oceanic Niño Index) e tramite il confronto tra El Niño 1997-98 e El Niño 2015-2016 usando le temperature superficiali del mare (SST) a passo settimanale, da gennaio 1997 e da gennaio 2015, per le 250 settimane successive (~4.8 anni). In questo modo si evidenziano, almeno in parte, le differenze tra i due super El Niño, entrambi classificati “very strong ” in figura 1.

Fig.1: Indice ONI dal 1950 al 2019. A destra è indicata una classificazione per l’intensità di El Niño/La Niña e i colori sottolineano le due fasi, calda e fredda, e la neutralità . I due quadri in basso mostrano lo spettro di ONI, nel quale si evidenziano i massimi tipici di ENSO, in particolare le periodicità a 3-5 anni.

Ho scritto “almeno in parte” perché qualcuno pensa che la temperatura continui a salire, indipendentemente da El Niño, per effetto del’AGW come, ad esempio, si legge nel sito NOAA Climate.gov.

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Secondo me, però, la (anomalia di) temperatura globale terra+oceano racconta una storia diversa: i dati NOAA GHCN dal 1997 a gennaio 2020 di figura 2 dicono che tra i due forti El Niño la temperatura non è salita, mentre dal 2014 è iniziato l’evento caldo 2015-16 che non sembra ancora terminato o che, dopo i due deboli eventi La Niña del 2017 e 2018, si è trasformato in almeno un altro debole El Niño che solo in questi giorni (20-22 febbraio 2020) sembra avviarsi verso una fase più netta di neutralità  (chi volesse seguire l’evoluzione giornaliera di El Niño può farlo con il cosiddetto ENSO METER, visibile anche al sito WUWT, a circa metà  della barra destra).

Fig.2: Temperatura globale NOAA GHCN da gennaio 1997 a gennaio 2020 (0120). Notare la pendenza (in blu) tra i due El Niño e la sequenza di eventi dopo il 2016.

I dati settimanali
Nel sito https://www.cpc.ncep.noaa.gov/data/indices/wksst8110.for sono disponibili i dati settimanali, dal 3 gennaio 1990 alla penultima settimana che, nei dati usati qui, è quella centrata al 12 febbraio 2020. La serie contiene SST e anomalia delle quattro regioni El Niño e qui sono state usate entrambe le grandezze (quadro superiore e inferiore), relative alla regione Niño 3.4 dei due El Niño 97-98 e 15-16; pertanto i dati iniziano dal 1° gennaio 1997 (linea 370 del file dati) e dal 1° gennaio 2015 (linea 1310) e nel grafico di figura 3 sono stati scalati in modo da avere un’origine comune. L’estensione dei dati copre 250 settimane (~4.8 anni) e mostra come l’evento 2015-16 si sia evoluto in una temperatura sistematicamente più alta (di 0.5-1.5 °C) di quella dell’evento 1997-98 e, almeno in un caso attorno alla 200.ma settimana, sia in opposizione di fase rispetto all’evento precedente, con differenze superiori a 2°C.

In pratica, l’evento 1997-98 è stato caratterizzato, dopo la fine della fase principale, da un lungo periodo (circa 140 settimane o poco meno di 3 anni) di condizioni La Niña per poi ritornare alla neutralità, mentre l’evento 2015-16 è stato definito da condizioni di neutralità, con due brevi passaggi in zona La Niña, per una durata complessiva di 110 settimane (2 anni) per poi passare in zona El Niño per circa 35 settimane (~9 mesi) e avviarsi, alla fine, verso una neutralità, che è sembrata più decisa, per circa 10 settimane. Nel tratto finale, relativo a metà  febbraio 2020, è ritornato in zona Niño, anche se le letture attuali (23 febbraio) tendono a situarlo in zona neutra.

Fig.3: Serie settimanale delle temperature marine superficiali della regione Niño 3.4, separata nelle due sezioni che coprono l’evento del 97-98 e quello del 15-16 e che si estendono per 250 settimane. Nel quadro superiore le SST e in quello inferiore le anomalie di temperatura; qui le righe orizzontali verdi mostrano l’intervallo ±0.5°C. Da Bob Tisdale: “La Niña conditions are typically defined by NOAA as sea surface temperature anomalies less than or equal to -0.5 deg C for the NINO3.4 region.” e la stessa cosa, con valori positivi, vale per El Niño.

Le quattro regioni
Le SST delle quattro regioni in cui si misura ENSO (El Niño Southern Oscillation, in pratica l’insieme delle fasi calde e fredde) sono simili ma con importanti differenze. Gli eventi El Niño hanno, in queste zone, temperature massime diverse e anche La Niña (ad esempio quella del 1989, ma anche quella del 2000) cambia abbastanza da zona a zona. Niño 4, poi, ha completamente perso i massimi di temperatura più forti (1983, 1998, 2016).

Fig.4: Anomalia della temperatura marina superficiale delle 4 regioni. Notare le differenze di temperatura nelle varie zone del Pacifico centro-orientale e come in Niño 4 i picchi di temperatura siano praticamente scomparsi.

Per osservare il comportamento delle 4 regioni raggruppate insieme, si può visualizzare questo grafico disponibile nel sito di supporto, dal quale, anche solo visivamente, si osserva una preponderanza del colore arancione, a riprova della differenza tra la zona Niño 4 e le altre tre.

Fig.5: Spettro MEM delle SST delle 4 regioni El Niño. Le scale verticali sono logaritmiche. Ove presenti, i massimi spettrali di periodo 22-26 anni hanno le potenze più basse dell’intero spettro.

Per gli spettri delle 4 zone valgono le stesse considerazioni: similitudini, in particolare per i massimi spettrali di periodo 1-5 anni presenti con varia potenza in tutte le zone e differenze per periodi maggiori, con la presenza del picco di 8 anni solo in Niño 1+2 dove manca il massimo da 11-12 anni, sostituito insieme a quelli di 22-25 anni, da un massimo a 17 anni. Nel Niño 4 mancano del tutto i massimi di oltre 20 anni.

In conclusione, El Niño 2015-16 (e/o i suoi successori) ha un comportamento abbastanza diverso da quello del 1997-98 da rendere ragione dell’aumento di temperatura esteso nel tempo, senza scomodare l’AGW.

Dovremo aspettare il ritorno alla piena neutralità  per trarre maggiori certezze sulla pausa delle temperature, evidente almeno dal 2002 al 2013

Tutti i dati e i grafici sono disponibili nel sito di supporto
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