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Immagina che un giorno arrivi il tuo vicino e ti dica:

Questa mattina alle 7:00 ho misurato la temperatura in giardino e c’erano 18 gradi. Poi l’ho misurata di nuovo alle 14:00 e ho trovato 23 gradi. Quindi ne deduco che la temperatura del mio giardino aumenterà ancora nella notte.”

Persino un bambino di cinque anni capirebbe al volo che si tratta di un ragionamento idiota, poiché quelle due misure a distanza di 7 ore non rappresentano affatto la prova che la temperatura del giardino stia aumentando linearmente, questo per il semplice fatto che esiste un ciclo giornaliero entro il quale si avvicendano la notte e il giorno e quindi le temperature salgono e tornano a scendere ciclicamente durante le 24 ore, come mostrato in figura 1.

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Figura 1 – Ciclo tipico della temperatura nell’arco di un giorno.

Bene, ti ho appena esposto un ottimo esempio di ciò che certi sedicenti scienziati del clima stanno cercando di darci a bere quando insistono sul riscaldamento globale causato dal diossido di carbonio (CO2) di origine antropica, il quale negli ultimi decenni è cresciuto in modo piuttosto lineare.

In effetti questi presuntuosi, esaminando soltanto i pochi dataset a disposizione negli ultimi decenni, pensano di aver capito tutto sul clima e quindi di poter prevedere il trend futuro sulle temperature globali del pianeta Terra.

Una persona comune naturalmente ci casca e si beve queste previsioni per il fatto che nell’arco dell’esperienza della sua vita non ha la possibilità di percepire correttamente un trend climatico; questo perché il clima terrestre in generale trascende l’irrisorio lasso di tempo della vita media di un essere umano.

Il clima ha i suoi tempi

La durata della vita umana è troppo breve se la rapportiamo ai cicli climatici.

Secondo le conoscenze attuali esiste un sistema complesso di cicli che influenzano il clima; in effetti, ricercatori degni di questo nome hanno scoperto che esistono diversi di questi cicli, sebbene la ricerca in questo campo non sia affatto terminata.

A parte il breve ciclo solare di circa undici anni, si inizia con cicli climatici che vanno da poche decadi a diverse decine di anni, poi si passa a quelli che durano da poco più di un centinaio di anni a circa un paio di secoli o alcuni secoli.

Oltre a questi esiste un ciclo climatico piuttosto importante di circa mille anni e ce ne sono altri che durano da poche a diverse migliaia di anni.

Infine esistono cicli climatici che durano decine di migliaia di anni, fino a cento mila anni e più.

Per questo motivo è estremamente sbagliato, quando si parla di clima, fare valutazioni basandosi sull’esperienza personale, poiché nell’arco della sua vita un essere umano non può sperimentare un ciclo climatico completo ma al massimo può percepire a fatica solo una parte dei cicli climatici più brevi.

Ed anche estendendo l’esperienza tramandata dai genitori o i nonni, uno non riesce a trarre conclusioni personali corrette sulla ciclicità del clima.

Una volta compreso questo punto fondamentale, possiamo capire quanto siano prive di senso affermazioni del tipo:

Quando ero giovane le estati non erano tanto calde come lo sono ora, questa è la prova che il pianeta si sta riscaldando!”

Oppure:

Mio nonno mi diceva sempre che da bambino il ghiacciaio X arrivava fino alla valle Y che oggi è priva di ghiaccio. Da questo ne deduco che stiamo vivendo un’epoca più calda del normale!”

Stanno tutti facendo lo stesso identico ragionamento sbagliato del vicino riguardo al suo giardino.

Sono affermazioni semplicemente ridicole perché queste persone stanno asserendo con forza una tesi che hanno elaborato in base ad una quantità di dati troppo esigua per poter trarre conclusioni corrette; in pratica hanno a disposizione solo una parte dell’intero ciclo e usano quella piccola parte per estrapolare una previsione che inevitabilmente risulterà sbagliata.

Ora, fin quando questo ragionamento proviene dalla persona generica che non è esperta di clima ci si può passare sopra, ma la cosa veramente agghiacciante è che una buona parte degli studiosi del clima seguono la stessa logica sballata.

Ed hanno anche la presunzione di chiamarla scienza!

Ma torniamo all’esempio del giardino: il vicino aveva misurato la temperatura alle 7:00 del mattino poi di nuovo alle 14:00, ed avendo trovato un aumento di 5 gradi centigradi tra le due misure, estrapolando questo valore nelle 7 ore successive aveva dedotto che alle 21:00 dello stesso giorno il giardino sarebbe arrivato a 28 gradi.

Valore misurato ore 7:00 18º C
Valore misurato ore 14 :00 23º C
Valore estrapolato ore 21:00 28º C

Questo in modo molto semplificato è il tipo di logica sulla quale si sono basati certi pseudo-scienziati del clima con i loro modelli di previsione che ormai dopo una lunga serie di fallimenti, hanno dimostrato di essere i modelli di previsione più sbagliati nella storia della scienza.

I modelli sono risultati sbagliati perché la logica di base era sbagliata!
Sembra un’affermazione fin troppo semplicistica ma non lo è affatto.
Infatti ormai è sotto gli occhi di tutti che:

  1.  la temperatura globale non è aumentata come previsto da questi modelli;
  2.  allo stesso modo del livello degli oceani che non è aumentato a tal punto da sommergere Piazza San Marco a Venezia o le isole Maldive;
  3. i ghiacci artici sono ancora lì nonostante secondo le previsioni avrebbero dovuto essere già spariti entro il 2016, mentre i ghiacci antartici risultano addirittura in espansione;
  4. la neve continua a cadere copiosa persino dove anni fa non se ne vedeva, contrariamente alle previsioni secondo le quali la neve sarebbe diventato un fenomeno raro;
  5. la popolazione degli orsi polari è addirittura in aumento quando al contrario avrebbero dovuto essere in diminuzione o addirittura estinti;
  6. gli inverni in molte parti del mondo sono stati addirittura più rigidi negli ultimi anni quando invece secondo quei modelli avremmo dovuto avere inverni estremamente miti.

Ne avessero azzeccata una!

Esempio

Riporto un solo esempio tra i tanti a disposizione per non dilungarmi eccessivamente.

Il grafico in figura 2 sotto mostra la tendenza del volume del ghiaccio artico dal 1979 al 2018 per i mesi di aprile e settembre (volume di ghiaccio rispettivamente al massimo e al minimo stagionali).

Bene, a colpo d’occhio appare chiaro che dal 1979 al 2018 il volume del ghiaccio artico è andato calando. Non c’è alcun dubbio su questo poiché dal grafico si evince che in circa 40 anni si sono perduti circa 12.000 km3 di ghiaccio.

Figura 2 – Volume annuale del ghiaccio artico dal 1979 al 2018 in aprile e settembre.

E siccome in questo grafico la perdita di ghiaccio appare piuttosto lineare, facendo rapidamente un calcolo grezzo otteniamo che l’Artico sta perdendo ghiaccio al ritmo di circa 300 km3 all’anno.

Quindi, dividendo il volume del ghiaccio attuale in settembre per il ritmo di scioglimento annuale calcolato sopra, uno potrebbe prevedere grosso modo tra quanti anni l’Artico rimarrà senza ghiacci in settembre:

5000 km3 : 300 = 16.6 anni

Da ciò si potrebbe dedurre che tra 16 o al massimo 17 anni, cioè attorno al 2035, l’artico in settembre rimarrà senza ghiaccio.

Conclusione sbagliata!
Perché?

Perche si tratta dello stesso ragionamento idiota del vicino sulle temperature del suo giardino.

Andiamo ad analizzare la cosa nel modo corretto basandoci su uno dei più importanti cicli che regolano le temperature del nostro pianeta: l’indice AMO.

L’indice AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation, “Oscillazione Multi Decennale Atlantica”) è un ciclo climatico che indica le temperature superficiali marine di tutta l’area del Nord Atlantico e quindi del Mar Glaciale Artico il quale con l’Atlantico è collegato come si può vedere nella figura 3 (a differenza che con l’Oceano Pacifico dal quale il Mar Glaciale Artico è separato se si esclude il minuscolo passaggio rappresentato dallo Stretto di Bering).

Figura 3 – Mappa dell’emisfero boreale.

Si tratta di un indice climatico molto importante il quale, almeno secondo le nostre conoscenze attuali, ben rappresenta un ciclico aumento e diminuzione delle temperature della superficie del mare con un periodo di circa 60-70 anni e un’escursione termica tra minimo e massimo che può arrivare fino a circa 1.0 gradi centigradi.

Va puntualizzato che per ora conosciamo soltanto pochi cicli completi del AMO, quindi abbiamo a disposizione una statistica limitata ma nonostante ciò sufficiente da permetterci di estrapolare una previsione grezza nel prossimo futuro.

Ora andiamo a prendere lo stesso periodo del grafico in figura 2 applicandolo al grafico dell’Indice AMO in figura 4 sotto.

Cosa notiamo?

Che dal 1979 la temperatura del Nord Atlantico non ha fatto altro che aumentare costantemente!

Ed è aumentata di quasi 1 grado centigrado che in circa quaranta anni è una grossa quantità.

Figura 4 – Indice AMO

Quindi analizzando in modo corretto lo scioglimento del ghiaccio artico negli ultimi 40 anni, scopriamo che in realtà il ghiaccio in questo lasso di tempo non poteva far altro che diminuire per il fatto che la temperatura del mare è aumentata in modo pressoché costante durante il periodo preso in esame.

Un po’ come la temperatura del giardino del vicino, la quale dalle sette del mattino alle due del pomeriggio non poteva far altro che aumentare, vedete?

In altre parole negli ultimi 40 anni abbiamo osservato soltanto il segmento in ascesa delle temperature del mar Glaciale Artico, ma sarebbe un’idiozia supporre che nei prossimi anni si manterrà quel trend, semplicemente perché la temperatura del Mar Glaciale Artico non aumenta secondo un percorso lineare ma al contrario segue un CICLO multi-decennale che viene ben rappresentato dall’Indice AMO.

Per questa ragione è proprio una cosa senza senso affermare che l’Artico resterà privo di ghiaccio nei prossimi anni, pensando che il grafico della figura 2 continuerà in futuro seguendo lo stesso trend.

Al contrario è molto probabile che entro 10-15 anni come massimo, seguendo l’Indice AMO, la temperatura del Mar glaciale Artico torni a scendere e di conseguenza il ghiaccio artico avrà invertito il trend tornando di nuovo ad aumentare.

(in realtà sembra che già negli ultimi 3-4 anni il ghiaccio artico abbia iniziato a crescere di nuovo, ma questo non possiamo ancora affermarlo con certezza perché ci vuole più tempo per provare che il trend si è invertito).

Ma allora uno potrebbe obiettare: “Io non noto nessun ciclo nel grafico della figura 2, ma vedo semplicemente un trend lineare di scioglimento del ghiaccio. Dimostrami che non è così altrimenti non crederò minimamente che l’Indice AMO governa il volume del ghiaccio artico ma al contrario dovrò concludere che è la CO2 di origine antropica a causare lo scioglimento del ghiaccio artico.”

Infatti se qualcuno riuscisse a dimostrare che il volume del ghiaccio artico è andato diminuendo gradualmente dall’inizio dell’era industriale ad oggi, quella sarebbe una prova che la CO2 di origine antropica è l’unica responsabile dell’aumento della temperatura del pianeta.

Sfortunatamente le rilevazioni satellitari sul volume del ghiaccio artico esistono solo dal 1979 e inoltre non possiamo metterle in relazione con le rozze mappe anteriori a quella data.

Ma chissà forse esistono dati indiretti che ci potrebbero fornire prove sufficienti sul fatto che anche in passato il volume del ghiaccio artico ha sperimentato dei saliscendi ciclici collegabili all’Indice AMO.

Ad esempio, se torniamo al nostro grafico in figura 4, possiamo vedere che attorno agli anni 1930-1960 questo indice si trovava grosso modo nella stessa sezione del ciclo in cui si è trovato nell’ultima ventina di anni, cioè nel tratto positivo del grafico.

Quindi se si scoprisse che grosso modo nel periodo 1930-1960 il ghiaccio artico si trovava in una condizione paragonabile a quella attuale, questo rappresenterebbe una prova che il ritirarsi o l’espandersi del ghiaccio artico segue il ciclico aumento e diminuzione multi-decennale delle temperature dell’Oceano Atlantico, cioè l’Indice AMO.

A tal proposito ci vengono in aiuto alcuni articoli tratti dai quotidiani dell’epoca:

Vedete?

Questi articoli provano senza alcun dubbio che all’interno del trentennio 1930-1960 ci fu un marcato scioglimento del ghiaccio artico proprio come sta succedendo adesso!

Le informazioni riportate dalla stampa di allora concordano perfettamente con il nostro ciclo climatico.

Infatti, seguendo il grafico della figura 4 possiamo supporre che alla fine di quel periodo caldo le temperature iniziarono gradualmente a scendere di nuovo, quindi il ghiaccio artico sicuramente tornò a crescere fino a circa la metà degli anni ’70 quando toccò il suo ultimo massimo documentato. Ma pochi anni dopo iniziò di nuovo a diminuire con un trend che si è protratto grosso modo fino al periodo presente.

Naturalmente da questi documenti dell’epoca non possiamo quantificare con precisione i km3 di ghiaccio che si sciolsero a quel tempo e tantomeno a che ritmo lo fecero, ma di sicuro a giudicare dai titoli dei quotidiani il fenomeno fu piuttosto intenso.

Conclusione

Se fosse vero che la CO2 di origine antropica è l’unica forzante per l’aumento della temperatura globale, lo scioglimento dei ghiacci artici sarebbe stato piuttosto lineare negli ultimi cento anni, ma evidentemente così non è stato.

Le conclusioni del vicino relative alla temperatura del suo giardino non sono una fonte attendibile, allo stesso modo di quelle di certi “esperti” del clima.

Al contrario, i dati ottenuti attingendo ai cicli naturali che governano il clima della Terra da milioni di anni, evidentemente rappresentano una fonte attendibile.

In realtà la spiegazione avrebbe dovuto essere stata un po’ più complessa di così poiché oltre all’Indice AMO avremmo dovuto considerare anche altri cicli che influenzano il clima terrestre; ma in questo articolo ci siamo semplificati la vita prendendo in considerazione soltanto questo importante indice multi-decennale poiché da solo è in grado di spiegare egregiamente la ragione delle fluttuazioni della temperatura del Mar Glaciale Artico e quindi di quelle relative al volume del ghiaccio artico.

 

Giovanni Tessicini

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