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Autore: Luigi Mariani
Data di pubblicazione: 07 Aprile 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52684

Il racconto di Alessandro Litta Modignani di un doppiaggio di Capo Horn nell’inverno australe del 1841

In un numero del 1847 della milanese “RIVISTA EUROPEA, GIORNALE DI SCIENZE MORALI LETTERATURA ED ARTI” reso disponibile grazie a google books, ho letto il racconto breve del viaggiatore milanese Alessandro Litta Modignani  (1800-1872) ove si narra del doppiaggio di Capo Horn con il brigantino Janet  nell’inverno australe, che l’autore visse da passeggero pagante, essendosi imbarcato a Buenos Ayres il 29 maggio 1841 per raggiungere il Cile, impresa che Litta Modignani si rassegnò a tentare stante la guerra civile che in quegli anni infuriava nelle pampas.

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Belle le descrizioni degli eventi meteorologici e dei luoghi che potrà apprezzare chi vorrà leggere il racconto. Qui mi limito a segnalare che l’autore narra dei marinai che fischiano per “chiamare il vento” durante una bonaccia verificatasi all’improvviso in un luogo pericoloso, superstizione di cui il razionalista Alessandro ride di gusto, pur rendendosi presto conto che la cosa ha inopinatamente sortito un effetto positivo:

“A un tratto un fischio acutissimo, seguito da molti altri, mi fece volgere il capo. Era il capitano che rivolto all’Isola degli Stati fischiava a più non posso, ed a suoi fischi rispondevano in coro i marinari. Non potendo comprendere il significato di quella strana scena ne chiesi la spiegazione al capitano.

  • Signore egli mi disse con tutta gravità, chiamo il vento. E ricominciò a fischiare.

 Come, chiamate il vento? risposi non potendomi tenere Ie risa, che volete dire?

  • Non rida signore riprese con calore il capitano prendendomi per un braccio, chè potrebbe nuocere alla nostra operazione.
  • Ma insomma soggiunsi impazientito, ed interrompendo i suoi fischi mi potreste finalmente dire il vero motivo del vostro fischiare?
  • È osservazione quasi infallibile nella marina inglese, riprese il capitano, che il vento viene dal lato verso cui si fischia.

Fischiamo dunque rivolti all’Isola, affinché il vento, venendo di là, ce ne allontani: perché se questa maledetta calma continua qualche poco ancora, non vi è forza umana che possa impedire al bastimento di rompersi sugli scogli. – E, volgendomi le spalle, si rimise a fischiare più forte che mai, ed i marinari ad assecondarlo, con tutta la forza dei loro polmoni, ed io, malgrado la critica situazione, a ridere di cuore.

 Ed era una scena veramente comica il vedere tutte quelle facce impassibili, abbronzate dal sole ed indurite dalle tempeste, fischiare con tutta quella gravità, ch’altri avrebbe usato nella più seria operazione!”

Come noto doppiare il mitico capo Horn in inverno era impresa a quei tempi oltremodo proibitiva come evidenzia in più occasioni lo stesso autore.

Il racconto di Alessandro Litta Modignani mi ha peraltro riportato alla mente letture di tanti anni fa e in particolare i racconti di mare di Joseph Conrad, che prima di divenire romanziere aveva maturato una lunga esperienza come capitano di marina o ancora il racconto delle vicissitudini dell’esploratore polare Ernest Shackleton, alle prese con il mare tempestoso dello stretto di Drake nel tentativo, riuscito, di raggiungere la Georgia australe con una scialuppa per chiedere soccorso per i compagni di spedizione da tempo bloccati sulla Elephant Island.

A titolo di curiosità segnalo che nello stesso numero della Rivista europea è presente lo scritto di Gabriele Rosa sul tema “DELL’OSCILLAZIONE DEI CLIMI IN RELAZIONE ALLO STATO DEL SUOLO NELL’ERA STORICA” ricco di citazioni da autori classici e che dato l’argomento trattato può interessare i lettori di questo sito.

Cartina dei luoghi di cui parliamo (http://www.diario-viaggio.it/crociera_in_antardide_georgia_australe/00_informazioni_tour_antartide_georgia_sud_falklands.htm)

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