26 settembre 2017 - 7:00 am Pubblicato da

Questo è il primo di due post in cui, grazie ad un articolo per veri estimatori dell’argomento, potremo meglio contestualizzare quanto urlato a gran voce dai sostenitori del Riscaldamento Globale: lo faremo cercando di descrivere il periodo geologico in cui ci troviamo, cioè l’Olocene.

Per voi che andate di fretta e non avete voglia di aspettare entrambi i post per farvi un’idea, ecco di seguito il riassunto, che tocca gli argomenti di cui tratteremo:

Il nostro attuale e benefico periodo interglaciale caldo – denominato Olocene – è ciò che ha permesso la civilizzazione degli ultimi 10.000 anni. Il clima congeniale dell’epoca dell’Olocene copre un arco temporale che va dalle prime forme di agricoltura umana all’avanzata in ambito tecnologico e scientifico degli ultimi 100 anni.
In ogni modo, nell’Emisfero Settentrionale, tutti i dati provenienti dai carotaggi della Groenlandia mostrano che:

  • l’ultimo millennio – dal 1000 DC al 2000 DC – è stato il millennio più freddo di tutto l’Olocene
  • Tutti i punteggi elevati degni di nota fra i dati registrati relativamente alla temperatura massima nei vari periodi dell’Olocene (l’Optimum Climatico dell’Olocene – Minoico – Romano – Medioevale – Moderno), sono stati progressivamente più freddi degli alti punteggi nel periodo precedente
  • per i primi 7-8000 anni, il cosiddetto primo Olocene, che include i livelli alti dell’optimum climatico, ci sono state temperature sostanzialmente piatte (stabili), con una caduta media di solo 0,007°C circa ogni millennio
  • Ma il più recente Olocene, fin dal “punto critico” attorno al 1000 AC, ha visto una diminuzione della temperatura di circa 0,14°C, che corrisponde ad una velocità di caduta superiore di 20 volte rispetto al valore visto al punto precedente.
  • L’interglaciale Olocenico ha attualmente un’età di 10 – 11.000 anni e a giudicare dalla lunghezza degli interglaciali precedenti, l’epoca Olocenica dovrebbe essere vicina alla sua conclusione: in questo secolo, nel secolo successivo o in questo millennio.
  • Il caldo benefico alla fine del 20° secolo, fino al punto più alto del periodo Moderno è stato trasformato nel “Grande Allarme per il Riscaldamento Globale ad opera dell’Uomo”.
  • Alla fine, questo segnale lampeggiante relativo alla temperatura del 20° secolo si arriverà a vederlo soltanto come un rumore nel sistema, all’interno del processo a lungo termine del raffreddamento relativamente rapido nel corso di questi ultimi 3000 e più anni.

Altri dati pubblicati dei carotaggi della Groenlandia, tipo GISP2 (NGRIP1, GRIP) rafforzano questi risultati. Essi inoltre mostrano lo stesso pattern di una relativa stabilità prolungata nel periodo del primo Olocene, seguito da una successiva diminuzione molto più rapida nel recente passato.

Quando si considera l’ampiezza dei cambiamenti di temperatura che gli allarmisti si aspettano, causati dal Riscaldamento Globale Antropico, e la loro visione degli effetti disastrosi delle ulteriori emissioni di CO2 – sempre legate all’attività umana, è utile guardare al cambiamento climatico da una prospettiva più a lungo termine, da secolo a secolo e addirittura da una prospettiva che considera i millenni.
Il tanto decantato e il tanto temuto punto critico “fatale” dell’aumento di +2°C porterebbe soltanto le temperature globali vicino ai livelli del clima particolarmente benefico del “Periodo Romano caldo” [“the Roman warm period“, ndr].
Se fosse possibile raggiungere il “terrificante” livello di +4°C postulato dai Caldisti, questo livello di riscaldamento estremo porterebbe soltanto le temperature ancora vicino al livello del precedente massimo del Tardoglaciale [da 130.000 a 115.000 anni fa, ndr], un’epoca calda e rigogliosa, quando gli ippopotami prosperavano nel Delta del Reno.
Qui, per una visione più ampia del declino dell’Olocene.

Vedete che si ha subito una panoramica del punto centrale a cui vuole arrivare l’articolo: comunque la si rigiri, l’ipotesi del Riscaldamento Globale non torna, se ci si mette a confrontare i dati su un arco teporale di ampio respiro, probabilmente l’ottimale per apprezzare variazioni di temperatura statisticamente significative.

Aggiungo io: allora come mai questa ipotesi è tanto in voga…? Sapete che per rispondere ci sono molti articoli sia nel nostro sito che in rete 😉

Torneremo comunque sull’argomento nella seconda parte dell’articolo, dove si accenna alla tematica…

Per coloro che hanno voglia di prendersi ancora qualche minuto e continuare la lettura, cominiciamo a dettagliare il contesto storico dell’Interglaciale Olocenico – il contesto geologico recente:

I risultati dei carotaggi dalla Base Antartica Vostok e da EPICA [European Project for Ice Coring in Antartica, Progetto Europeo per il carotaggio in Antartico, ndr], utilizzando la tecnica per la valutazione della temperatura basata sull’uso dell’Ossigeno, mostrano che:

  • Sono avvenute fluttuazioni regolari ad intervalli di circa 100.000 anni negli ultimi 800.000 anni.
  • Ci sono stati, con ogni probabilità, 5 periodi interglaciali caldi negli ultimi 450.000 anni.
  • I periodi interglaciali erano mutevoli sia nell’intensità della temperatura che nella durata.

Occasionalmente, alcuni periodi interglaciali precedenti erano significativamente più corti della durata di riferimento di 10.000 anni.

Dati dei carotaggi Antartici EPICA e Vostok che mostrano anomalie di temperatura sperimposte: raffigurati 5 periodi interglaciali negli ultimi 450.000 anni.

I carotaggi Antartici Vostok e quelli basati [sui dati di] EPICA qui sopra mostrano, per la maggior parte, una buona corrispondenza  negli ultimi 200.000 anni. Prima, sembra esserci uno schema simile [che si ripete] ma con alcuni significativi slittamenti temporali nel periodo tra i 200.000 e i 450.000 anni fa. Questi due dati Antartici [EPICA e Vostok, ndr] non sono coordinati così bene durante il periodo dell’Olocene recente.
Questo pattern ripetitivo di lunghi periodi di glaciazione (circa 100.000 anni) – in cui la maggior parte dell’Emisfero Nord è coperto da strati di ghiaccio, profondi diversi chilometri – seguiti da periodi più corti di interglaciali caldi, è guidato dalla geometria orbitale della Terra attorno al Sole. Può essere inoltre regolato dal comportamento periodico a più breve termine del Sole. Questi elementi che controllano il clima della Terra sono molto ben documentati e molto ben compresi.

Precedente all’attuale epoca Olocenica, un periodo di profonda e sconfinata glaciazione ha imperversato per i precedenti 100.000 anni e più, come mostrato dai 4 record della Groenlandia.

Picco dell’Interglaciale Eemiano all’Interglaciale Olocenico in un arco temporale di 122.000 anni: Emosfero Settentrionale, 4 anomalie relative ai carotaggi della Groenlandia sovrapposti.

Periodi di glaciazione così lunghi significano che uno strato di ghiaccio alto più di 1 Km copriva New York, esattamente come la maggior parte dell’attuale Emisfero Settentrionale abitato.
Quelle condizioni glaciali possono tornare e torneranno.
In base all’esperienza passata, a circa 11.000 anni, l’Interglaciale Olocenico è destinato ad avvicinarsi all’inversione e al ritorno ad un lungo periodo di glaciazione.
Quel periodo di glaciazione lungo circa 110.000 anni era stato preceduto dal periodo Tardoglaciale. L’Epoca Tardoglaciale attraversava il suo periodo più caldo circa 120.000 anni fa. Era più caldo di circa 3°C rispetto alla media dell’”Optimum Climatico” di solo 8000 anni fa.
Il Tardoglaciale ha avuto un picco molto più alto, ma è durato più o meno lo stesso periodo di tempo dell’attuale Olocene. L’attuale epoca olocenica sta avendo temperature significativamente più basse e sta raggiungendo un picco di temperatura meno esagerato rispetto a quello raggiunto nel Tardoglaciale.
Il dato del carotaggio della Groenlandia GRIP nell’Emisfero Settentrionale, inoltre, mostra chiaramente l’inizio dell’interglaciale Olocenico e tale inizio ben collima con i dati Antartici Vostok e EPICA.
Basato quindi su questo pattern di cambiamento climatico radicale, il periodo Olocenico potrebbe essere vicino ad una sua conclusione.

Con questo primo affondo, inziamo a sottolineare un fatto importante: potremmo essere vicini alla fine di questo Interglaciale caldo.

L’articolo prosegue ora con una panoramica sull’andamento delle tempertaure attuali, con la compoarsa dell’ipotesi del Riscaldamento Globale – Il profilo delle temperature nella nostra Epoca Olocenica.

Il software GISP2 consegna il seguente profilo dettagliato – e ben accolto – della nostra Epoca Olocenica.

Carotaggi GISP2 della Groenlandia – temperaura degli ultimi 10.000 anni.

In accordo con le registrazioni dei carotaggi GRIP [Northern Hemisphere Greenland, ndr] a lungo termine, l’ultimo millennio che va dal 1000 al 2000 DC è stato il millennio più freddo dell’attuale Epoca Olocenica, con le temperature medie del Milennio più basse di circa 1.8°C rispetto al suo precedente “optimum climatico dell’Olocene” nei quasi 7-6000 AC.
C’è stato un recupero minore della temperatura dall’ultima Piccola Era Glaciale, 2-300 anni fa.

In ogni caso, è proprio questo limitato recupero nella temperatura che ha recentemente dato origine allo “Spavento del Grande Riscaldamento Globale”.

La differenza nell’arco di tempo millenario durante l’Olocene fin da circa l’anno 8000 AC ha riguardato un raffreddamento totale di circa -0.9°C.

L’entità di quella perdita di temperatura di circa -0.4°C si è verificata negli ultimi 3 millenni, dall’anno 1000 AC.

Variazioni delle anomalie di tempratura rispetto ai milleni e ai secoli, durante l’Epoca Olocenica.

L’andamento della temperatura nell’attuale Epoca Interglaciale Olocenica degli ultimi 10.000 anni è interessante come calibro per tutte le previsioni Caldiste e Allarmiste che si sono sviluppate negli ultimi 40-50 anni.
É possibile guardare all’Interglaciale Olocenico in 2 fasi:

  • Il primo Olocene, che comprende il suo più alto “Optimum Climatico, è stato relativamente stabile, parlando di un arco temporale millenario, mostrando soltanto un modesto raffreddamento di circa 0.007°C per millennio, nel periodo compreso dall’anno 8000 AC al 1000AC
  • La fase più recente, che copre gli ultimi 3000 anni, dall’anno 1000 AC al 2000 DC, mostra un raffreddamento molto più rapido, ad un ritmo di 0.137°C per millennio (che significa una velocità venti volte superiore alla precedente).

Questa analisi millenaria dei dati GRIP è rafforzata dai profili di altri dati dei carotaggi dell’Emisfero Settentrionale, come mostrato qui sotto. Questi altri profili mostrano un declino anche più ripido dei dati GISP2.

Dati GISP2 che mostrano un dclino nel’attuale Olocene, nei secoli e nei millenni: punto di non ritorno verso il 1000 AC

A giudicare dalla durata dei periodi interglaciali precedenti, dopo qualcosa come 10.000-11.000 anni, l’epoca olocenica dovrebbe essere vicina alla sua conclusione.
Un’inversione climatica in una piena, sconvolgente glaciazione è certamente prevedibile in questo secolo, nel prossimo o in questo millennio.

Perciò i più recenti 3 millenni hanno sperimentato un raffreddamento accelerato. Un continuo naturale cambiamento climatico verso un clima più freddo è molto più probabile che meno.

Il raffreddamento porterà ad un tempo più intenso e avverso. C’è una buona ragione per aspettarsi ciò, semplicemente perché il differenziale di energia complessiva tra i poli e i tropici può solo essere maggiore con il raffreddamento e questo in se stesso porterà a condizioni meno stabili  in atmosfera.

In aggiunta ad un tempo più avverso, ogni raffreddamento che ci sarà porterà ad una seria deprivazione per l’umanità e la biosfera nel complesso. Le stagioni di crescita [delle coltivazioni, ad esempio, ndr] si accorceranno e la terra meno arabile ospiterà la produzione del mais.

C’è chiara evidenza del lato deleterio del cambiamento climatico con il raffreddamento durante la Piccola Era Glaciale. In Europa, è stato tempo di grandi pestilenze, disagi sociali e fallimento degli insediamenti civili, per esempio in Groenlandia, dovuti all’avverso e più freddo cambiamento climatico. Un ulteriore esempio contempraneo è costituito dalla scomparsa della civiltà Ankor Wat in Cambogia, che è avvenuta nel clima più freddo e asciutto della Piccola Era Glaciale.
Ma negli ultimi due secoli, il mondo si è ripreso da queste avverse condizioni e l’aumento marginale della temperatura dell’ultimo Ventesimo secolo è stato pienamente benefico per l’umanità e la biosfera.

Su queste ultime riflessioni ci fermiamo: non sono nuove alle nostre orecchie parole di questo tipo. Solo negli ultimi mesi, ci stiamo occupando di quanto i fenomei intensi e improvvisi stiano diventando una consuetudine e su come ciò sta influenzando la produzione agricola, con conseguente minore disponibilità di beni di prima necessità nei supermercati – qui e qui, i primi due articoli che mi sono venuti in mente.

Nella seconda parte, vedremo una panoramica per quanto riguarda la Gran Bretagna e tireremo le conclusioni.

 

Sara Maria Maestroni

Attività Solare.

 

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