30 luglio 2017 - 7:00 am Pubblicato da

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Data di pubblicazione: 28 Luglio 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=45334

 

Ricevo regolarmente le newsletter di “Le Scienze” ed ogni tanto scopro delle “perle” veramente interessanti. Complici gli articoli di M. Lupicino degli ultimi giorni, ho deciso di condividere con i lettori di CM una delle ultime notizie diffuse da “Le Scienze” e sviluppare alcune considerazioni circa l’accuratezza dell’informazione che ci viene ammannita.

Partiamo dall’inizio. Il lancio della notizia è piuttosto intrigante ed abbastanza neutro, come il titolo di questo post. Leggendo il testo della notizia si capisce in modo chiaro che il cambiamento climatico in atto potrebbe determinare un’altra estinzione di massa paragonabile a quella del Giurassico. La cosa è estremamente preoccupante e potrebbe far vacillare anche le convinzioni di uno scettico inveterato come me. Prima di cambiare bandiera, però, uno scettico che si rispetti deve accertarsi che le prove alla base della sua conversione, siano incontrovertibili, per cui un’occhiata all’articolo che ha generato la breve di “Le Scienze” è doverosa. La rivista consente di poter accedere alla versione integrale dell’articolo per cui i giochi sono presto fatti.

L’articolo in questione è stato scritto da Rowan C. Martindale e M. Aberhan ed è stato pubblicato su Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology di luglio:

Response of macrobenthic communities to the Toarcian Oceanic Anoxic Event in northeastern Panthalassa (Ya Ha Tinda, Alberta, Canada).

Si tratta di un lungo articolo che analizza le cause dell’estinzione di massa del Giurassico verificatasi circa 183 milioni di anni fa. L’evento noto come Toarcian Oceanic Anoxic Event, o T-OAE, durò tra 620.000 e 900.000 anni circa e fu caratterizzato dalla scomparsa di migliaia di specie. Come dice il nome dell’evento, gli oceani in quel periodo geologico furono caratterizzati da una carenza di ossigeno (anossia) che ebbe conseguenze deleterie su moltissime delle specie che li popolavano.

Allo stato attuale delle conoscenze non siamo in grado di capire perché questi eventi anossici si verifichino. Nel corso della storia del nostro pianeta essi sono stati molto numerosi, ma quelli che maggiormente hanno interessato i ricercatori per la loro portata, si sono verificati nel Giurassico e nel Cretaceo.

Un evento anossico di natura locale può essere spiegato in tanti modi, mentre un evento anossico globale (come quello del Toarciano) può essere spiegato solo ipotizzando un cambiamento climatico globale. Circa le cause del cambiamento climatico globale esistono due scuole di pensiero:

  • il cambiamento climatico è innestato da cause astronomiche (variazione dei parametri orbitali terrestri, precessione degli equinozi, variazione dell’obliquità dell’asse di rotazione terrestre);
  • il cambiamento climatico è innestato da violente eruzioni vulcaniche che riversano nell’atmosfera quantità enormi di diossido di carbonio e di anidride solforosa che modificano il bilancio radiativo terrestre con conseguenti fenomeni di riscaldamento o raffreddamento del clima.

Il riscaldamento del pianeta determina variazioni piuttosto importanti delle dinamiche atmosferiche ed oceaniche che generano una diminuzione della concentrazione di ossigeno negli oceani (oceani più caldi comportano una minore quantità di ossigeno disciolto nell’acqua), maggiore afflusso di sostanze organiche negli oceani a causa di modifiche nella piovosità sulle terre emerse e fenomeni di risalita dei nutrienti dai fondali oceanici. Tutto ciò determina forti esplosioni della popolazione marina di fito-plancton che, a sua volta, determina condizioni tali da impedire la vita di organismi superiori: le comunità macro-bentoniche di cui tratta l’articolo.

Martindale ed Aberhan sono dell’avviso che l’origine del T-OAE siano da imputare a fenomeni vulcanici:

Intense volcanism is thought to have introduced large volumes of volatiles such as CO2 and SO2 into the atmosphere and oceans. The sudden injection of these volatiles would have caused a cascade of environmental effects across the globe, including warming …., ocean acidification…., and widespread oceanic anoxia….

Ho citato integralmente e letteralmente questo periodo (al posto dei puntini gli autori riportano le citazioni bibliografiche a sostegno della loro tesi) in quanto è l’unico riferimento al cambiamento climatico di tutto l’articolo. Nel resto dell’articolo nessun cenno viene fatto al cambiamento climatico, ma si parla solo ed esclusivamente dei metodi che hanno portato gli autori a concludere che i depositi rinvenuti nell’Alberta (Canada) sono relativi all’evento anossico del Toarciano e descrivono un’estinzione di massa.

L’aspetto più interessante delle conclusioni è che l’estinzione è dovuta essenzialmente ad anossia e non a fenomeni di acidificazione delle acque marine in quanto ciò è escluso dallo stato dei fossili. Altro aspetto degno di nota è che non è facile inferire dai dati in possesso dei ricercatori conseguenze di stress termico anche perché ciò esula dagli scopi della ricerca. Detto in altri termini gli oceani non dovrebbero essersi acidificati e nulla si può dire circa la temperatura delle loro acque.

La narrazione corrente circa il cambiamento climatico attuale prevede la seguente catena di fatti: aumento della concentrazione di CO2 atmosferica, aumento delle temperature superficiali, aumento del contenuto di calore degli oceani (quindi della loro temperatura), acidificazione degli oceani.

Nell’evento anossico del Giurassico, stando a quanto scrivono gli autori nelle conclusioni, non abbiamo prova del verificarsi degli eventi descritti, ma solo della carenza di ossigeno nelle acque oceaniche. Questa carenza di ossigeno è imputata dagli autori ad un cambiamento climatico che essi attribuiscono a fenomeni vulcanici, ma che potrebbe essere dovuto anche ad altre cause, stante l’incertezza che caratterizza lo stato dell’arte.

A questo punto sorgono spontanee delle domande. Come ha fatto “Le Scienze” a stabilire che l’attuale cambiamento climatico potrebbe determinare un’estinzione di massa come quella del Giurassico? In quale parte dell’articolo recensito è scritta una cosa del genere? Quali sono i dati che consentono di creare un parallelo tra la situazione attuale e quella del Giurassico?

Per quel che mi riguarda non esiste alcuna corrispondenza tra quanto scrive “Le Scienze” e quanto scrivono Martindale ed Aberhan. L’autore del lancio di “Le Scienze” si è limitato a ripetere la solita solfa del “sarà peggio di quanto possiamo immaginare” spacciandola come risultato di una ricerca scientifica, ma ciò non sembra vero.

La conclusione logica cui ci porta questo caso è che io sono andato a spulciare l’articolo scoprendo che “Le Scienze” ha dato una versione dei fatti poco realistica (per usare un eufemismo), ma per il resto dei lettori della rivista è passato il messaggio che il cambiamento climatico attuale determinerà un’estinzione di massa come ha dimostrato l’ennesima pubblicazione scientifica. Non è vero, ma quanti lo hanno potuto accertare?

Due considerazioni finali. La prima è che posso continuare a fare lo scettico climatico e restare con la coscienza a posto. La seconda è che è meglio essere scettici non solo in materia di clima, ma anche per tutto il resto e prendere con le molle quanto scrivono i media. Anche “Le Scienze”.

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