28 ottobre 2014 - 9:20 am Pubblicato da

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L’ultimo Periodo Interglaciale Freddo si è avuto tra i 115.000 e i 15.000 anni fa circa, come evidenziato nel grafico sopra. Tale ricostruzione è stata possibile grazie all’analisi dettagliata dei carotaggi di ghiaccio effettuati al Polo Sud (EPICA Dome C), in Groenlandia (GIPS2, non presenti nel grafico sopra) e a tutta una serie di studi sui sedimenti marini e lacustri di varie parti del mondo, e vari altri metodi di ricerca diretta e indiretta. Sono dati molto attendibili e affidabili, ma vanno presi con le molle e analizzati in un contesto ben definito.

I dati EPICA sono riferiti al solo Polo Sud. I dati GIPS2 sono riferiti alla sola Groenlandia.
Pertanto abbiamo 2 grafici distinti, uno per l’emisfero australe (Epica) ed uno per l’emisfero boreale (GIPS2). Ma comunque, con questi 2 dati, non possiamo fare altro che un’analisi approssimativa. Più che sufficiente per quel che ci riguarda in questa sede.

 

La prima cosa che salta agli occhi, per chi studia questi grafici, è l’enorme differenza tra la ricostruzione dell’andamento della temperatura in Antartico e quella della Groenlandia.

Tale differenza la possiamo notare in un periodo climatico molto ben definito, verificatosi tra i 12.800 e gli 11.500 anni fa circa e denominato YOUNGER DRYAS.

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In questo grafico sono presenti le temperature in Groenlandia, ricostruite tramite i carotaggi GIPS2 (linea blu) e relativo accumulo nevoso (linea celeste), le temperature ricostruite tramite carotaggio dei sedimenti in Venezuela (linea verde) e temperature ricostruite tramite carotaggi di ghiaccio EPICA in Antartcio (linea nera).

Notiamo subito una differenza sostanziale. Altermine del Periodo Interglaciale Freddo, il clima si stava riscaldando un po ovunque. Al Polo Sud il riscaldamento è iniziato intorno ai 18.000 anni fa circa…, nell’emisfero boreale, invece, “solo” 15.000 anni fa circa. Una differenza di circa 3000 anni che a prima vista potrebbe non avere alcuna spiegazione… se non con un errore dei dati. Ma non è cosi’!
Al termine di una prima fase di riscaldamento, che in Antartico è durata all’incirca 3000 anni, le temperature sono tornate a scendere per i successivi 2000 anni, per poi tornare a salire fino a circa la temperatura attuale.

In Groenlandia, invece, al culmine dell’innalzamento delle temperature dai -44.5°C circa ai -31.5°C circa, verificatosi in un periodo temporale di appena 250 anni, si è verificato un netto crollo delle stesse. Poi è seguita una fase con vari sbalzi di temperatura ed un nuovo calo termico, riportanto la temperatura della zona intorno ai -50°C circa.

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Cosa successe in quel periodo nell’emisfero boreale?

La risposta ci viene dall’immagine seguente, ricostruzione dell’estensione massima dei ghiacci al termine dell’ultimo Periodo Interglaciale Freddo, circa 20000 anni fa.

Come sappiamo, la percentuale di terre emerse nell’emisfero boreale ammonta a circa il 39%, mentre nell’emisfero australe tale percentuale è di circa il 19%.
Questa differenza fa si che la quantità di calore immagazzinata dagli oceani nell’emisfero boreale, sia di gran lunga inferiore a quella accumulata nell’altro emisfero.

Questa considerazione ci spiega il perché il riscaldamento sia stato registrato con ben 3000 anni di anticipo nel ghiaccio dell’Antartico e solo dopo in Groenlandia.
Ma ci spiega anche cos’è accaduto nel nostro emisfero. Ed è un qualcosa avvenuto, in proporzioni enormemente inferiori, anche quest’anno!

L’enorme quantità di acqua dolce e fredda, risultato dello scioglimento dei ghiacci dell’emisfero boreale, ha comportato il blocco totale della circolazione termoalina nel nostro emisfero e il conseguente nuovo crollo delle temperature.

Quest’anno qualcosa di simile è avvenuto nell’Oceano Atlantico… dove, a seguito dello scioglimento della neve del Canada, il Fiume San Lorenzo ha portato grandi quantità di acqua dolce e fredda in mare, provocando anomalie negative a larto della costa est degli USA, tali da provocare tutta una serie di ripercussioni ancora oggi evidenti a livello climatico.

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Ma se guardiamo agli ultimi 50.000 anni di temperature dell’emisfero boreale, notiamo continui “picchi” di temperature. Periodi, cioè, durante i quali le temperature sono aumentate per 1 o 2 secoli provocando lo scioglimento dei ghiacci continentali e seguiti da nuovi crolli termici.

Lo Younger Dryas è stato un periodo di tempo relativamente breve, durato appena 1300 anni circa, caratterizzato da un cambiamento climatico notevole terminato con un riscaldamento di circa 12°C in 200 anni!
Gli scienziati hanno individuato una possibile causa in una serie di crateri da impatto localizzati nel nord del Canada. Questi impatti, oltre a provocare lo scioglimento “forzato” del ghiaccio, potrebbe aver innescato eruzioni vulcaniche in giro per il mondo, contribuendo al riscaldamento globale e quindi al raggiungimento delle temperature media tipiche del Periodo Interglaciale Caldo nel quale viviamo.

Ma se prendiamo il grafico con la ricostruzione delle temperature in un periodo enormemente più lungo…

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…notiamo che c’è una certa periodicità tra PERIODI INTERGLACIALI FREDDI, con temperature medie del pianeta intorno agli 8°C e PERIODI INTERGLACIALI CALDI, con temperature medie del pianeta uguali o sueriori ai 13-14°C.

Questa continua ripetizione di CICLI CLIMATICI alternati, ci fa intuire che il responsabile primario di tali variazioni, spesso catastrofiche se viste in un periodo di tempo lungo, non è altro che il nostro SOLE.

Per qualche motivo, che ancora non riusciamo ad inquadrare bene, il nostro Sole diventa tremendamente INSTABILE per un periodo di 12.000 anni circa, seguito da un periodo di relativa STABILITÀ della durata variabile tra 50 e 120.000 anni!

Personalmente ritengo che tale causa vada individuata nella struttura del Sistema Stellare del quale il Sole è solo una delle stelle presenti.
Ma finché non verrà individuata una o più compagne del nostro astro, tutto resterà solo nel campo delle ipotesi!

Bernardo
Attività Solare

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