17 luglio 2017 - 7:00 am Pubblicato da

Un riscaldamento molto intenso degli oceani, comporta una massiccia fusione del ghiaccio Artico. L’acqua di fusione, fredda e dolce, rallenta l’avanzamento delle correnti calde provenienti dalla regione equatoriale innescando un feedback negativo che porta ad un progressivo raffreddamento. Tale raffreddamento inizia quasi sempre dal Nord America e dalla Siberia, per poi propagarsi a tutto l’Emisfero boreale iniziando sempre dalle latitudini più alte.

Prima Parte:  Ma quando arriva l’era glaciale?

 

Il Sole.

È la nostra principale (unica, a dire il vero) fonte di energia.

Una stella che irradia nello spazio energia sotto forma di onde elettromagnetiche a diverse frequenze.
Tale energia viene denominata Total Solar Irradiance… il cui valore medio, nella scala moderna, dovrebbe ammontare a 1366 W/m2 circa…, e anche se in ambito scientifico tale valore viene considerato una costante, tanto costante non è… visto che attualmente ammonta a 1360.25 W/m2.

 

 

 

Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto come il Sole riscaldi principalmente gli oceani, innescando in essi una serie di correnti denominate “termoaline”, ovvero che vengono generate dalla differenza di temperatura e salinità tra 2 punti.

 

 

Questa è una carta che riporta più o meno tutte le correnti termoaline del pianeta. Ve ne sono di calde e fredde… principali e secondarie… La più conosciuta è la Corrente del Golfo… che si origina dal Golfo del Messico e, scorrendo prima lungo le coste orientali degli USA, attraversa(va) l’Atlantico per riscaldare (poco) le coste del Nord Europa.

A tale corrente è legato il “destino climatico” dell’Europa (ma anche del resto dell’Emisfero Boreale).
Se si dovesse interrompere, assisteremmo ad un’avanzata dei ghiacci polari fino alle coste della Germania.

In passato si è bloccata varie volte. L’ultima, in ordine temporale, ha provocato lo Younger Dryas.. verificatosi tra la fine dell’ultimo Periodo Interglaciale Freddo e l’inizio dell’attuale Periodo Interglaciale Caldo, ovvero circa 12.900->11.700 anni fa!

Ma perché tale blocco?

Alla sua massima estensione, la banchisa polare artica si estendeva su quasi tutto il Canada, la Groenlandia e parte degli USA nord-orientali. Nella zona a nord-ovest dei Grandi Laghi canadesi, all’epoca c’era uno spessore di oltre 3000 metri di ghiaccio. Nella zona di Chicago… o poco a sud, tale spessore era di circa 1500 metri.

Per cause ancora al vaglio degli scienziati, il ghiaccio iniziò a fondersi, restando però intrappolato all’interno di una colossale diga naturale.

Quando questa diga cedette sotto il peso dell’enorme massa d’acqua, tale quantità immensa di acqua fredda si riversò nell’attuale Fiume S.Lorenzo e qualche mese dopo arrivò nel nord dell’Oceano Atlantico, a largo dell’Isola di Terranova.

Lì si verifichò il blocco totale e istantaneo della Corrente del Golfo.

La ripercussione sul clima del pianeta fu pressoché immediata. Le acque del nord Atlantico hanno una prevalente circolazione oraria. L’acqua fredda raffreddò tutto il resto dell’oceano nei mesi a seguire…  facendo scendere la temperatura media dell’aria di parecchi gradi in pochi decenni. Tutto il mare del Nord ghiacciò, tanto che era possibile arrivare a Londra via Terra.

Quando il mare ghiaccia… oltre a raffreddare l’ambiente, si ha una diminuzione del livello del mare. Alla fine dell’ultimo Periodo Interglaciale Freddo, il mare era più basso di oltre 150 metri rispetto ad oggi. Durante il raffreddamento dello Younger Dryas, però, il livello restò quasi costante.

Questo perché, semplicemente, i tempi di attuazione dei cambiamenti climatici, non si misurano mai in “anni”, ma come minimo in DECENNI. E quando si parla di eventi “epocali”, i tempi si allungano fino ai SECOLI e ai MILLENNI.

 

Quando una corrente oceanica si raffredda, prima rallenta, poi devia dal suo percorso originale. Durante tale cambiamento, si hanno ripercussioni sui venti troposferici prima e stratosferici dopo. Viene modificata, quindi, tutta la circolazione atmosferica del pianeta. E questo avviene contemporaneamente a tutta un’altra serie di variazioni che avvengono per gli stessi motivi che hanno portato al raffreddamento oceanico.

Questo intricato processo di raffreddamento e alterazione climatica, è vero soprattutto quando a causare il raffreddamento non è una massa enorme di acqua dolce e fredda che si riversa nell’oceano, ma quando il raffreddamento è causato dal calo progressivo e continuato dell’Attività Magnetica Solare.

Con la diminuzione dell’Attività Solare diminuisce la TSI e quindi l’effettiva energia che riceve l’oceano (vedasi per approfondimento l’articolo: Influenza solare sul clima terrestre).

Contemporaneamente si ha una variazione diretta anche dei venti equatoriali e vengono alterati gli scambi di aria (e quindi calore) tra la fascia equatoriale e quella subpolare.

Tutto questo processo avviene continuamente, giorno dopo giorno, ed ogni sua variazione richiede parecchi mesi.

Siccome il Clima è un sistema dinamico che tende ad una relativa stabilità, per ogni variazione cui viene sottoposto e che ne causa una destabilizzazione, il clima tenderà a ritrovare una certa stabilità. Si assisterà quindi a periodi di assestamento cui faranno seguito periodi via via più lunghi durante i quali il clima, per chi vive quei periodi, apparirà costante.

 

È emblematico questo grafico, il quale riporta la ricostruzione della temperatura degli ultimi 10.000 anni sulla base dei carotaggi effettuati in Groenlandia.

Ed è interessante notare come, per gran parte di tale periodo, la temperatura media in Groenlandia è stata “molto” più alta di quela attuale!

 

Tempi lunghi, periodi caratterizzati inevitabilmente da eventi complessi, di cui si cerca di ricostruire i contorni facendo uso dei pochi dati a nostra disposizione.

Eppure, alcuni di questi dati sono inconfutabili e i risultati a cui ci riportano, sono eloquenti.

 

 

La ricostruzione della temperatura degli ultimi 400.000 anni, ad esempio, ci mostra chiaramente che, periodicamente, la temperatura media del nostro pianeta scende di ben 8°C. L’analisi attenta ci mostra anche che dei 5 periodi interglaciali caldi presenti in questo lasso di tempo, 2 sono più lunghi, mentre gli altri 3 sono molto più brevi.

Essendo questa variazione legata a fattori astronomici, tale differenze può farci ipotizzare una natura più “complessa” del Sistema Solare rispetto a quanto fino ad oggi conosciuto. Ma di questo ne (ri)parleremo in seguito.

Quello che è importante ricordarsi è, però, che i Periodi Interglaciali Caldi iniziano e finiscono. In media durano 12.000 anni circa. E questo è iniziato più di 12.000 anni fa!

 

La domanda del titolo, che spesso mi viene rivolta, contiene comunque un errore concettuale di fondo.

Per Era Glaciale si intende, scientificamente, un periodo di tempo della durata di diversi milioni di anni, caratterizzati dalla presenza di ACQUA ALLO STATO SOLIDO (quindi GHIACCIO) sulle calotte polari del nostro pianeta.

Nel corso della storia geologica del nostro pianeta ci sono state diverse ERE GLACIALI, alternate da ERE INTERLGLACIALI (quando ovviamente non vi era ghiaccio).

L’attuale ERA GLACIALE, iniziata oltre 1 milione di anni fa viene poi suddivisa in PERIODI INTERGLACIALI FREDDI e PERIODI INTERGLACIALI CALDI… rispettivamente quando le calotte si espandono o si contraggono.

Ora, quindi, ci troviamo in un Periodo Interglaciale Caldo di una Era Glaciale.

La domanda, tuttavia, è stata fatta con un significato diverso, ovvero, quand’è che inia il Raffreddamento Globale di cui parliamo da anni?

 

La risposta “breve” è: è già iniziato da diversi anni.

 

Nel prossimo articolo vedremo quali sono i principali fattori indicatori di tale raffreddamento.

 

 

Buona giornata
Bernardo Mattiucci
Attività Solare

 

 

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