Uno sguardo d’insieme alle questioni oceaniche… senza entrare troppo nel merito!

Molte volte parliamo di PDO, AMO, CDG (Corrente del Golfo), ENSO (El Niño / La Niña) e cose di questo tipo… Ma qualcuno potrebbe non conoscere bene la loro disposizione… o avere qualche dubbio sul fatto che un cambiamento nel pacifico possa essere determinante per il clima/meteo della nostra Europa.

Ebbene… in questo breve articolo cercherò di illustrarvi al meglio, senza entrare nello specifico dei singoli elementi, dove sono posizionati alcuni indici e quali sono le zone “importanti” ai fini climatici.

ssta_didattica

In questa mappa abbiamo le SSTA (Sea Surface Temperature Anomaly) di questa mattina. Ho evidenziato la zona della PDO (Pacific Decadal Oscillation) e dell’AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation). Questi 2 indici sono importantissimi perché determinano le condizioni meteo locali che a loro volta contribuiscono a condizionare le oscillazioni dei venti in quota, specialmente del Jet Stream, determinando, in giro per il mondo, quelle alternanze tra condizioni di caldo e freddo tipiche dei periodi in cui insistono gli scambi meridiani.

pdo

amo-chart2-1024x617

Inoltre, entrambi questi indici, descrivono in modo molto preciso quelle che sono variazioni (decennali) nel medio-lungo termine dell’estensione dei ghiacci marini artici. Confrontando infatti quest’ultimo grafico (AMO) con le estensioni dei ghiacci artici, troviamo una buona corrispondenza. Ovvio che l’AMO non è l’unica causa, trasportando molta acqua calda verso il Polo, a contribuire allo scioglimento (o mancata formazione) del ghiaccio marino… anche i vulcani e le sorgenti idrotermali che si trovano sul fondo dell’Oceano Artico hanno il loro bel ruolo!

arcticseaiceextentProvate a fare i vari confronti… soprattutto con la linea “unsmoothed” del grafico AMO… vedrete come ad ogni fase “positiva” dell’AMO index, corrisponde una diminuzione dell’estensione dei ghiacci artici. Il tutto, ovviamente, in un contesto nel quale l’AMO era comunque positivo o comunque in crescita (fino al 2006-2012 circa). Poi le cose sono iniziate a cambiare e presto inzieremo a vedere anche gli effetti di tali variazioni.

 

Tornando alla prima immagine (SSTA), troviamo che nell’Oceano Pacifico ho segnato anche La Niña. Come dovreste sapere… questo “evento”, che riguarda le acque superficiali, non è altro che la fase NEGATIVA dell’Indice ENSO. Quando infatti le acque del Pacifico, nella zona contrassegnata, si scaldano, tale evento prende il nome di El Niño, e lo abbiamo visto in azione tra il 2014 e il febbraio del 2016. Quando quelle stesse acque si raffreddano, prendono il nome di La Niña, e lo stiamo vedendo ora, da maggio 2016, e continueremo a vederlo per almeno 2 anni… forse anche qualcosa in più!

Le cause del riscaldamento di quelle acque sono di origine naturale. In parte dovute all’enorme accumulo di calore che si ha nell’Oceano Pacifico, in parte dovuto al forte riscaldamento delle acque in profondità dovuto alle continue eruzioni vulcaniche sottomarine delle isole Vanuatu (e non solo), nella zona occidentale dell’Oceano Pacifico, sopra la Nuova Zelanda.
Come abbiamo visto anche altre volte, sia il riscaldamento che il raffreddamento, comportano variazioni nell’intensità e durata di piogge e periodi siccitosi in varie parti del mondo. Monitorare questa zona aiuta a comprendere come dovrebbe comportarsi il meteo nel breve-medio termine anche da noi.

Infine, sempre nella stessa immagine, ho segnato la zona della Corrente del Golfo.

Questa, oggi, si origina dalle coste della Florida e sale verso Nord-Est…

Nella realtà storica, la Corrente del Golfo nasceva all’interno del Golfo del Messico (CdG), bagnava le coste della Florida e saliva verso il centro-nord dell’Oceano Atlantico raggiungendo le coste delle isole Britanniche. Col passare degli anni l’intensità di questa corrente termoalina (ovvero generata dalla differenza di salinità e temperatura delle acque tra la zona equatoriale e quella polare), è venuta meno… ed oggi la CdG non riesce neanche a superare il centro Atlantico.

Come possiamo notare dall’immagine, la parte “iniziale” del suo percorso presenta anomalie negative, in blu. Questo significa che le acque sono leggermente più fredde della media di riferimento.
Questo raffreddamento è dovuto essenzialmente a 2 fattori, il primo… di origine puramente meteo, è legato al passaggio di uragani, tempeste tropicali e quant’altro. Il secondo è di origine climatica.
L’acqua del Golfo del Messico viene infatti “riscaldata” da una corrente proveniente dal Sud Africa. Tale corrente attraversa l’Atlantico meridionale in diagonale, risale lungo le coste nord del Sud America ed entra nel Golfo del Messico attraverso il Mar dei Caraibi. Essendo l’Atlantico meridionale in netto raffreddamento (già da anni), è logico aspettarsi un raffreddamento anche e conseguente del Nord Atlantico.
Concludo questo primo articolo (poi ne farò altri simili), con 3 grafici di altri 3 indici importanti per le previsioni meteo…

ao

Questo primo grafico, l’AO index, descrive molto semplicemente la forza del Vortice Polare ed è un indice descrittivo della differenza di pressione atmosferica tra l’Artico e la zona a media latitudine (37-45° Nord). Quando tale indice è positivo, si ha alta pressione alle medie latitudini e bassa pressione alla latitudini polari. Quando è negativo si ha il contrario. Se ne parlerà meglio e più approfonditamente in seguito.

 

nao

La NAO è un pattern di circolazione atmosferica che descrive la fluttuazione ciclica della differenza di pressione al livello del mare tra l’Islanda e le Azzorre. Questa fluttuazione è est-ovest e la variazione della stessa comporta profonde variazioni a livello di circolazione atmosferica sul continente europeo. Anche questo pattern lo vedremo meglio in seguito…

 

pna

Infine il PNA descrive la differenza di pressione tra l’Oceano Pacifico e il continente nord-americano. Anche questo lo vedremo in seguito…

 

 

Per ora buona giornata….

…sono sicuro che nei commenti qualcuno si farà avanti per descrivere meglio qualche passaggio di tale articolo…

Bernardo Mattiucci
Attività Solare