Il PIK ha messo il turbo

Scritto dal Dott. Klaus L.E. Kaiser – Ontario (Canada)

Fonte: canadafreepress.com

Traduzione a cura di Mauri Sesler (scientific translator)

L’Istituto di Potsdam per la Ricerca sull’Impatto Climatico, comunemente noto come “PIK” si è affermato come uno dei profeti di sventura climatici più importanti della Germania, ops, intendevo dire pronosticatori. Difficilmente passa un giorno senza che uno o l’altro dei comunicati stampa del PIK annuncino al mondo che “moriremo tutti se non… [decarbonizziamo, o qualsiasi altra cosa]”. Alcune delle loro pronunce sembrano anche volerti far pensare “moriremo tutti, anche se… [decarbonizziamo, o qualsiasi altra cosa]” e questo non ha nulla a che vedere con la prossima “Blood Moon” / Luna Rossa (Eclisse Lunare Totale) del 27 / 28 Settembre 2015, che presumibilmente dovrebbe preannunciare che la fine del mondo è vicina. Che cosa possiomo fare poveri idioti quali siamo tu ed io in una situazione del genere dove non esiste alcuna possibilità di vittoria?

Il PIK

Il PIK è guidato dal suo fondatore e attuale presidente, il Prof. Dr. HJ Schellnhuber, recentemente nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze. Un altro esplicito profeta di sventura del PIK è il Prof. Dr. S. Rahmstorf. In realtà, credo che sia lui a dirigere gran parte dello show quotidiano in nome della più cupa rassegnazione. Dalla fusione del ghiaccio marino dell’Artico (che non si sta verificando) all’annegamento degli orsi polari (che non si sta verificando), alla scomparsa dello scudo di ghiaccio Antartico (che non si sta verificando) fino alla morte dei pinguini (che non si sta verificando) , Rahmstorf e / o Schellnhuber hanno una risposta per tutto, fornita con il dito puntato.

Il fatto che loro siano più nell’errore che nel giusto è irrilevante, almeno secondo loro – permettetemi di tralasciare ulteriori dettagli su questo. In realtà, ci si può considerare fortunati se si riesce ad avere anche una sola risposta ad una qualsiasi domanda che si può avere sui loro numerosi proclami di sventura climatica e oggetti affini; presumibilmente sono troppo occupati a schioccare la frusta sul loro nuovo super computer affinché sputi fuori scenari “correttamente” pronosticati per i prossimi 10.000 anni, più o meno. E’ davvero un peccato che nessuno di loro sarà ancora in giro fra 10.000 anni per potere essere ritenuti responsabili delle proprie previsioni sbagliate.

Negli ultimi tempi, i messaggi di sventura del PIK sembrano essere diventati sempre più audaci e più ingannevoli di quanto lo siano mai stati prima. Ad esempio, una delle loro ultime “foto” mostra “Il ‘ghiaccio eterno’ dell’Antartide”, riprodotta qui sotto (PIK – prima foto). Bello scatto – se non fosse stato alterato con “Photoshop” fino in fondo, come sospetto, nonostante le loro affermazioni in senso contrario. Come accade in questo caso, una foto molto simile (seconda foto) è stata scattata circa un anno più tardi da un’altra spedizione e appare certamente più realistica (Jo Cox).

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La cosa che è ancora più ingannevole nella foto del PIK è la didascalia con la frase “ghiaccio eterno”, che vuol fare sembrare che il ghiaccio si sia sciolto, tranne che per alcuni pezzi che ancora galleggiano in totale abbandono sul mare e due, che con tutta probabilità sono state sovrapposte, immagini di iceberg. Beh, quella foto è stata scattata nei pressi della Rothera Research Station, situata vicino alla punta settentrionale del continente Antartico alla latitudine di 67,5 S e, di conseguenza, appena dentro l’Antartico, per come è definito dal circolo polare meridionale. In linea d’aria, la base è a circa 2.500 km dal Polo Sud e, di conseguenza, non si trova certo in una regione caratterizzata da un “eterno mare di ghiaccio”.

Questa “foto” del PIK è stata rilasciata in compagnia dell’ennesimo avvertimento che “bruciare tutta l’energia fossile provocherebbe l’innalzamento del livello dei mari di oltre 50 metri – e porterebbe alla fusione di tutto il ghiaccio dell’Antartide” Più avanti, si afferma “Varcare questa soglia [di 2 gradi C], tuttavia, a lungo andare destabilizzerebbe sia l’Antartide occidentale che quella orientale…”

Quella soglia dei 2 gradi centigradi o, se è per questo, qualsiasi altra “soglia di temperatura” sono semplicemente invenzioni della loro fantasia esuberante. Non esiste alcuna soglia climatica in natura, nessun “punto di non ritorno”, o qualsiasi altro limite di sorta; non sono altro che dei miti. La grandiosità dell’irresponsabilità delle profezie di sventura del PIK deve essere dovuta al continuo insistere che le predizioni delle simulazioni del loro computer sono “giuste”.

Le Simulazioni al Computer del PIK

I modelli al computer del PIK stanno modellando il “clima” del mondo e proclamano, ad esempio, che qualsiasi cosa vada oltre un riscaldamento di due gradi centigradi, avrà un effetto disastroso per gran parte del genere umano. Naturalmente, per come lo vedono, l’uso dei combustibili fossili è la causa di tale proclamata calamità. Sia il Governo Tedesco che quello di altri paesi si sono fatti convincere da tali proclami e vogliono farla finita completamente con la maggior parte di tutto il carbone, petrolio e gas naturale entro più o meno tre decenni, o anche prima.

Le ultime notizie del PIK sono ancora più sorprendenti: l’11 Settembre, 2015, il loro sito web ha fatto riferimento ad nuovo studio che sarà presto pubblicato dal titolo “Bruciare tutta l’energia fossile provocherebbe l’innalzamento del livello dei mari di oltre 50 metri – e causerebbe la fusione di tutto il ghiaccio dell’Antartide.” Il computer del PIK ha parlato; siamo tutti condannati … Potete leggere tutti i dettagli scabrosi sulla vicenda su Scienze Advances. Ah, non c’è comunque bisogno di correre, dice lo studio “Noi esaminiamo l’evoluzione dello strato di ghiaccio [antartico] per i prossimi diecimila anni con il Modello Parallel Ice Sheet…”, il che significa che abbiamo qualche anno a disposizione per digerire le informazioni. Ad allora, un modello rivisto potrà forse fornirvi la data precisa…

Basta ricordare, però, che 10.000 anni fa, il Canada, l’Europa centrale e gran parte dell’Asia erano ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio che scomparve, presumibilmente, a causa dei fuochi accesi in qualche grotta dai nostri primi antenati e che causarono la produzione di grandi quantità di biossido di carbonio.

La “bellezza” di tutti questi modelli al computer è che essi non possono essere né provati né confutati entro un lasso di tempo ragionevole. Tuttavia, negli ultimi 25 anni, più o meno, tutti i più di 100 modelli di previsione climatica su super computer hanno fallito completamente. Nessuno di loro ha predetto la “pausa del riscaldamento”, ma ciascuno pensava di conoscere la situazione meglio degli altri. Il Dott. T. Ball ha recentemente descritto dettagliatamente il problema nel suo post “E’ venuto il momento di fermare lo spreco di tempo e denaro per creare dei nuovi modelli climatici?” Anche le più assertive (“estremamente probabili”) delle previsioni fatte pochi anni fa e basate su modelli validi per un decennio erano molto al di sopra delle attuali temperature osservate. Qualcuno pensa davvero che tali modelli possano anche solo lontanamente prevedere il clima della Terra nei prossimi 10.000 anni?

Sulla base di tali modelli, alcune persone illuse sembrano credere davvero che il mondo può (e dovrebbe) sostituire tutta l’energia a base di carbonio, con un manipolo di mulini a vento e di pannelli solari. Tuttavia, con questo non abbiamo ancora raggiunto la vetta del delirio; per esempio, la Germania si è inoltre impegnata ad eliminare gradualmente tutta la produzione di energia nucleare nel giro di pochi anni e di sostituirla con l’energia del vento e del sole, tutto allo stesso tempo.

L’Energia Eolica

Infatti, se e quando il vento soffia forte, gli attuali 10.000 mulini a vento e più che ci sono in Germania producono energia elettrica. Anche se si vuole ignorare il degrado di quello che era il paesaggio naturale derivante dal loro utilizzo, anche se si è disposti a dimenticare gli effetti disastrosi che hanno sugli uccelli, i pipistrelli, le farfalle e altre creature, e anche se non si vuole considerare lo sviluppo di nuove strade nelle zone rurali che sono necessarie per la costruzione e il mantenimento dei mulini a vento, il contributo delle turbine non rappresenta la panacea rivendicata. In realtà, molti di questi mulini a vento anche quando stanno producendo, consumano energia per far funzionare il meccanismo di controllo dell’orientamento di ciascuna pala (Blade Pitch Control), il controllo dell’imbardata (direzionale), il meccanismo di prevenzione del congelamento delle pale, il riscaldamento degli ingranaggi e / o del supporto rotore (hub). Ma è un comunque un “buon affare” per i loro costruttori e proprietari dato che godono di benefici di costruzione così come di tariffe di immissione e preferenze di distribuzione rispetto ad altre fonti di energia, che sono garantite dal governo. In altre parole, stanno comprando la loro energia in stand-by per pochi centesimi a kWh per poi rivendere il loro prodotto a un multiplo garantito di quello – ogni qual volta che soffia il vento. E’ come avere la botte piena e anche la moglie ubriaca; una situazione assai vantaggiosa per gli sviluppatori dei mulino a vento e una situazione di perdita garantita per tutti i consumatori di energia elettrica.

Quanto poco remunerativo sia l’eolico in gran parte della Germania è stato dimostrato in uno studio su 1.200 sistemi che è stato condotto nel corso degli ultimi 13 anni. Questo studio mostra che 2 / 3 dei parchi eolici in Germania stanno operando in perdita, nonostante le sovvenzioni.

Naturalmente, un tale sistema è possibile solo con enormi sussidi governativi. In realtà, però, il “governo” siamo tu ed io e tutti gli altri contribuenti che sono costretti a pagare quella fattura, compresi i tuoi e i miei figli e nipoti – anche nel lontano futuro. Tuttavia, non ho menzionato l’aspetto ancora più folle degli impianti eolici, vale a dire la durata media della loro normale vita operativa prima che siano necessarie grandi riparazioni o costosi “aggiornamenti”.

La Vita Operativa dei Mulini a Vento

I fornitori di tali versioni “moderne” della tecnologia dei mulino a vento del 12esimo secolo sono proni a menzionare una vita operativa di 20-25 anni per le loro mostruosità. La reale esperienza è però cosa assai diversa. Il tempo medio per le turbine eoliche che operano senza grossi problemi pare più simile agli otto anni. Dopo di che, sono necessarie riparazioni molto costose per i riduttori, i moltiplicatori e per “miglioramenti”. Ad esempio, la frazione di Wildpoldsried nella Germania meridionale recentemente ha fatto saltare in aria due torri eoliche dopo soli dieci anni di attività. Tra le ragioni addotte sono state le “difficoltà nel procurarsi i pezzi di ricambio.”

Non c’è da stupirsi, se nei piccoli villaggi nel sud della Germania fino alle città della Svezia, tali impianti eolici vengono sostituiti molto prima della loro tanto decantata “data di scadenza” con modelli più nuovi, più “moderni” e / o “più efficienti”. Oh sì, come no, i nuovi modelli dureranno tanto più a lungo di quelle vecchi, si dimostreranno proficui (tanto quanto i sistemi precedenti, che ancora non sono stati ripagati dagli utili inferiori alle aspettative, a causa dell’insufficiente produzione di energia elettrica), fornendo una fonte costante di ritorno finanziario per le comunità, gli investitori, e le casse del governo fin dall’avvio.

In realtà, però, queste comunità e gli investitori stanno scommettendo su una proposta perdente. Non è che forse gli piacerebbe comprare dal sottoscritto anche un pò di olio di serpente? Prometto che saprà curare tutti i mali, a tempo record, se non prima.

In alternativa, si potrebbe pensare ad un investimento nelle previsioni al computer del PIK?

 


 

Il Dott. Klaus L.E. Kaiser è l’autore di “CONVENIENT MYTHS, the green revolution – perceptions, politics, and facts”. Si veda: convenientmyths.comIl Dott. Kaiser, scienziato e autore, è attivo nell’ambito della ricerca da più di quattro decenni; è l’autore di quasi 300 pubblicazioni su riviste scientifiche, relazioni governative e di agenzie internazionali, libri, riviste e quotidiani. Attualmente è il Direttore della Ricerca di TerraBase Inc., ed è un membro dell’Istituto di Chimica del Canada. Il Dott. Kaiser è ampiamente riconosciuto per la sua esperienza nel campo della chimica ambientale e per il suo approccio alle questioni in nome del “rifiuto di tutto ciò che non ha alcun senso”.

 

  • marcomancioli

    Ecco finalmente un bell’articolo che sbugiarda tutte quelle previsioni catastrofistiche dei warmisti !!!

    … vorrei inoltre suggerire uno spunto di riflessione e di studio : si parla tanto del petrolio , del carbone e del gas metano come di risorse energetiche ” NON RINNOVABILI ” … ma esiste veramente qualcosa in natura di non rinnovabile ?

    1) Se pensiamo all’allarme lanciato , sempre dai warmisti , a proposito del metano , che sembra sia un potente gas serra , ancora piu potente della CO2 , il quale sappiamo viene prodotto dalla natura a partire dagli escrementi : allora almeno per il metano non c’è il pericolo che finisca !!!
    2) Per quanto riguarda le benzine e il gasolio sappiamo che si possono sostituire le prime col metanolo (vedi Brasile) , mentre il gasolio sappiamo che si puo sostituire con olio vegetale !!!
    3) il carbone poi lo possiamo produrre a partire dalla legna con una tecnologia consolidata da millenni …
    4) Per finire dobbiamo riflettere al modo col quale la natura ha potuto produrre e conservare quello che noi chiamiamo petrolio : cioè a partire da sedimenti conteneti sostanze organiche che via via nel tempo si sono accumulati e trasformati in petrolio appunto … ma non è forse cio che sta succedendo ancora adesso ? …. Qualcuno ha provato a calcolare la quantità dei sedimenti trasportati da tutti i fiumi del mondo che si depositano negli oceani ?

     
    • Marco, il problema è il “tempo di reintegro” che va molto oltre quello della nostra civiltà. La formazione e l’accumulo conseguente del petrolio, non è una questione di anni, decenni o al massimo secoli, ma di migliaia se non milioni di anni!

       
      • marcomancioli

        Sono daccordo con te , ci vogliono millenni per formare i giacimenti di petrolio , ma è innegabile che il trasporto solido dei fiumi, la cui componente organica è cospiqua, contribuisca a sequestrare carbonio confinandolo negli strati sedimentari che col tempo si potranno anche trasformare in petrolio .
        La domanda è dunque : quanto carbonio viene sequestrato ogni anno dall’azione di trasporto di tutti i fiumi del mondo ?