Parliamo ancora di dati… truccati?

Ne abbiamo parlato i primi giorni del mese scorso, qui e qui.

Un nuovo articolo, apparso in rete qualche giorno fa, riporta all’attenzione del pubblico e, prima di tutto, della comunità scientifica, la questione: la NOAA ha davvero manipolato i dati?

Il ricercatore NOAA arrivò [davvero] a queste stupefacenti conclusioni, che contraddicevano le abbondanti prove concrete provenienti dai dati satellitari così come dai sistemi di monitorato oceanici e terrestri?

La questione è tutt’altro che leggera: c’è in gioco la credibilità della NOAA (National Oceanic and Atmosferic Administration). E sembra che già in passato, non sia stata trasparente nel rendere noti i dati su cui basava i propri studi:

Come abbiamo riportato a Novembre 2015, l’Amministrazione Obama osteggiava le loro richieste di avere i dati. Dopo diversi mesi di resistenza da parte della NOAA, la commissione è stata costretta ad emettere un mandato di comparizione per ottenere le informazioni dovute. Nonostante ciò, l’allora Amministratore della NOAA, Kethryn Sullivan, si rifiutò di fornire i dati, anche quando Chairman Smith la minacciò di agire azioni legali contro di lei per ostruzione alla legalità del Congresso, dovere costituzionale delle agenzie esecutive. Quasi senza ombra di dubbio, l’Amministratrice Sullivan stava agendo sono le direttive della Casa Bianca di Obama, quasi sicuramente con l’assicurazione che il Dipartimento di Giustizia l’avrebbe protetta contro qualunque sforzo del Congresso di prosecuzione per mancanza di risposta.

Con il cambio di Presidenza, l’aria alla Casa Bianca sembra soffiare in tutt’altra direzione.

Il neo Presidente Trump, infatti, non solo ha annunciato che gli USA lasceranno la Commissione di Parigi, ma anche l’Amministratrice Sullivan ha lasciato la NOAA. In più, Smith e l’intera commissione hanno un asso nella manica: la testimonianza di John Bates, un’autorità universalmente riconosciuta per quanto riguarda la scienza atmosferica, considerato un prezioso whistleblower (informatore, ndr). Ecco le sue parole:

In ogni aspetto della preparazione e della pubblicazione dei dati nello studio K15 [the Karl Study], abbiamo trovato lo zampino di Tom Karl per fare pressione su tutte le decisioni che massimizzassero il riscaldamento e minimizzassero la documentazione.

 

 

Questa testimonianza è fondamentale, considerando che il Dott. Bates era un insider della NOAA e lì era uno degli scienziati principali, per quanto riguarda il riscaldamento globale, oltre che essere la persona di punta dell’archivio dati climatici. Considerando poi che si è pensionato dalla NOAA, si sente libero di parlare liberamente: il 4 Febbraio, infatti, ha pubblicato un lavoro attorno allo studio di Karl sul prestigioso sito della Dott.ssa Judith Curry. Un mesetto prima, il 3 Gennaio, la Dott.ssa Curry aveva annunciato la sua rinuncia alla posizione presso la School of Earth and Atmospheric Sciences, alla Georgia Tech per – parole sue – “la PAZZIA nel campo della scienza del clima” (maiuscolo in originale).

Nel suo articolo, intitolato “Scienziati climatici versus dati climatici”, il Dott. Bates afferma che la NOAA aveva pubblicato lo studio di Karl:

con l’intento dei screditare la nozione di pausa nel riscaldamento globale e accelerare i tempi della pubblicazione dell’articolo per influenzare le politiche climatiche nazionali ed internazionali.

Chairman Smith, il 14 Febbraio di quest’anno, ha inviato nuovamente una lettera alla NOAA, nella persona di Benjamin Friedman, per fare presente la mancanza i collaborazione che hanno avuto dall’Amministrazione Sullivan:

L’accusa di politicizzazione delle ricerche scientifiche commissionate dal Governo non può essere ignorata. La commissione ha la responsabilità costituzionale di indagare per presunta frode, abuso e malpratica, specialmente quando l’integrità scientifica del governo è chiamata in causa. Le rivelazioni del Dott. Bates sollevano ulteriori interrogativi, come ad esempio quello relativo all’obiettività e alla libertà dalle interferenze politiche della scienza che si fa alla NOAA.

Tutto ciò sta scuotendo gli allarmisti del clima, che sembra stiano facendo di tuto per ostacolare i tentativi del Presidente Trump di uscire dall’Accordo di Parigi:

La linea di attacco principale, al momento, è quella di screditare l’accusatore, Dott. John Bates. La principale pistola di questo proiettile è, senza sorpresa, il New York Times, che è stato una delle voci più fanatiche e influenti nel coro degli allarmisti da riscaldamento climatico (enfasi nostra).

Nell’articolo, si legge che il prestigioso Times ha pubblicato un pezzo in cui presenta in toni piuttosto dispregiativi sia il Dott. Bates sia il sito della Dott.ssa Curry, arricchendo il tutto con interviste a vari impiegati della NOAA, facendo intendere che il Dott. Bates si sta vendicato per una mancata promozione. Ne è nato un vero e proprio contenzioso.

L’articolo spiega che:

L’unico modo logico per far uscire la verità da questo contenzioso [fatto] di accuse e contraccuse è di rendere disponibili al pubblico e ai loro rappresentanti eletti i dati oggetto del contenzioso, come vuole la legge. Il Times e tutti gli altri che si professano avvocati della trasparenza del governo dovrebbero accogliere con favore una mossa del genere da parte della NOAA. Il fatto che essi stiano cercando di fermare la disamina delle evidenze da parte del Congresso parla da solo.

Sembra comunque che l’Amministrazione Trump sia molto determinata nel portare avanti la questione, arrivando in fondo.

 

Sara Maria Maestroni

Attività Solare