Notevoli cambiamenti del “Jet Stream” – Parte prima: il motivo delle anomalie climatiche degli ultimi anni

Negli ultimi anni stiamo assistendo a pattern circolatori sempre più lenti e statici, i quali stanno portando ad un incremento di eventi atmosferici anomali sul nord emisfero.

La forte ondata di calore che ha colpito gli USA nell’estate del 2012, i freddi inverni 2005, 2010 e 2012; ricordiamo anche le forti ondate di calore sulla Russia europea nel 2010, in concomitanza con le disastrose alluvioni che flagellarono il Pakistan, dovute ad un eccezionale abbassamento di latitudine della “corrente a getto sub-tropicale”. Anche l’inverno 2013/2014 ha avuto queste caratteristiche: condizione reiterata di discese artiche sugli States e clima mite e piovoso in Europa, per oltre tre mesi.

Pur se a livello globale non si è avuto un aumento di fenomenologia anomala, si può dire che i fenomeni violenti si stiano concentrando lungo la fascia temperata, soprattutto settentrionale.

Questi alterati schemi meteorologici hanno come fattore scatenante il blocco della circolazione atmosferica alle quote superiori della troposfera, dovuto a un sensibile rallentamento del ramo principale della “Jet Stream”, collocato fra i 40° e i 60° di latitudine nord e sud. Il raffreddamento dell’atmosfera polare (stratosfera e troposfera) ed il raffreddamento dei mari circostanti i Poli, stanno creando pesanti ripercussioni sull’andamento meteo/climatico planetario, influenzando direttamente la circolazione generale atmosferica e rallentando notevolmente il flusso della “Jet Stream” alle quote superiori della troposfera. Perdendo buona parte della sua forma il “getto polare” comincia ad ondularsi, creando delle grandi onde, le “onde di Rossby”. Negli ultimi tempi le “onde di Rossby” stanno rallentando la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei pattern climatici abbastanza durevoli che portano ad un incremento di eventi meteorologici estremi come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda insistenti per intere settimane.
Ciò da un lato favorisce l’avvento di ondate di calore persistenti, mentre dall’altro agevola la discesa di blocchi di aria fredda artica verso le latitudini meridionali. Questo tipo di schemi climatici, ripetendosi con maggiore frequenza, stanno determinando dei veri e propri scompensi che vanno a minare il delicato equilibrio termico fra poli ed equatore. Cosi, spesso, si osservano avvezioni di aria mite che si muovono sull’Artico, mentre, di tutta risposta, insolite ondate di freddo partono dal mar Glaciale Artico per invadere i territori dell’Asia centrale, dell’Europa e dell’America settentrionale, anche nel cuore della stagione estiva, con pesanti anomalie termiche negative su aree soggette al clima mite e nel complesso l’emisfero appare più fresco (come scoperto dal prof. Ewert: nel 2000 la temperatura media del pianeta era di 14 C°; nel 2010 era scesa a 13.2°).

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Usa dal 2006 al 2014. Si evince un trend di temperature in calo.

 

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Trend di temperature in calo anche in Germania.

 

 

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Molto lieve il calo, ma presente anche in Italia.

Tali squilibri del campo termico e pluviometrico, indotti dalla stazionarietà delle configurazioni bariche, possono risultare veramente letali per l’agricoltura, oltre che per le attività umane. L’esempio più vicino è stato il periodo novembre-dicembre 2015: per due mesi consecutivi abbiamo avuto una configurazione bloccata, con tempeste in rapida successione su Isole Britanniche e Nord-Europa, mentre i settori centro meridionali del continente hanno fatto i conti con un persistente e robusto campo di alta pressione; sempre in quei due mesi, clima freddo umido sugli Stati Uniti occidentali, mite e secco su quelli orientali, temperature ripetutamente sotto media su Mongolia, Cina, Siberia e, un po’ meno, anche in Giappone.

Questo pattern di circolazione bloccata favorisce un ristagno delle rispettive masse d’aria, fredde al Polo e dintorni, calde ai tropici, impedendo quel normale riequilibrio termico tra Poli ed Equatore. Già nelle ultime tre estati si è vista una netta diminuzione delle ondate di calore alle medie latitudini, sintomo che il ricambio d’aria tra basse ed alte latitudini sta diminuendo; ciò è soprattutto evidenziato da temperature oceaniche molto basse nel nord-Atlantico, nord Pacifico e nei mari intorno all’Antartide; invece, nei mari tropicali, vi è una tendenza all’aumento.

Bisogna infine ricordare che il vortice polare ha toccato temperature record nel 2016, fino a -81°C a 30 hPa e -90°C alla quota di 10hPa.
Tuttora, al 1° di maggio, le temperature nell’atmosfera polare continuano ad essere sottomedia: a 10 hPa si continuano a raggiungere i -48°C contro una media del periodo di -40°C; a 30 Hpa i -52°C, contro una media di -47/46°C; si registrano temperature più basse del normale anche a 70 e 50 hPA.

Di conseguenza abbiamo una vasta colonna d’aria, compresa tra 10 e 100 hPa, con scarti termici negativi. Se le temperature del vortice polare continueranno a calare nei prossimi anni( molto probabile), si arriverà al punto che non collasserà più durante la stagione estiva, con tutti gli effetti conseguenti (neve e freddo anomalo anche durante la bella stagione) tipici dei mesi invernali.

 

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Si evincono temperature in calo nella stratosfera polare, soprattutto a partire dagli anni ’80.

 

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Ricevuto da Attività Solare in forma anonima.