Nature Climate Change: La Terra è più verde e produrrà più cibo

Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 28 Aprile 2016
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=41195

greening

Da non crederci, se ne sono accorti anche a Nature Climate Change, il baluardo del disastro climatico prossimo venturo. Con riserbo, ma se ne sono accorti.

La Terra è più verde, perché? Se lo chiedessimo a un bambino di terza elementare, fresco di studi della fotosintesi clorofilliana, non esiterebbe a rispondere: perché c’è più cibo per le piante e fa anche un po’ più caldo. Dovendone ricevere la spiegazione da ben altra fonte di conoscenza, per esempio l’abstract di uno studio appena pubblicato proprio su NCC, leggiamo:

Global environmental change is rapidly altering the dynamics of terrestrial vegetation, with consequences for the functioning of the Earth system and provision of ecosystem services

cioè

Il cambiamento ambientale globale sta rapidamente alterando le dinamiche della vegetazione terrestre, con conseguenze per il funzionamento del sistema Terra e l’approvvigionamento dei servizi agli ecosistemi

Da qui: Greening of the Earth and its drivers

Allora, il cambiamento ambientale globale si traduce in un netto e diffuso aumento di quello che tecnicamente si definisce LAI, cioè Leaf Area Index (indice della superficie foliare).

Le dinamiche della vegetazione terrestre sono in realtà un aumento della loro efficienza, cioè, in un’atmosfera con più CO2 le piante gestiscono meglio le risorse idriche, consumano meno acqua crescendo di più.

Quanto di più? L’aumento del LAI integrato lungo la stagione di crescita, detto inverdimento, riguarda il 25-50% della superficie vegetativa globale, con un misero 4% della stessa che invece ha visto un indice LAI in diminuzione.

All’origine di questo “rinascimento verde”, secondo le loro simulazioni, c’è per il 70% la CO2 (70%!), per il 9% la deposizione di azoto, per l’8% il cambiamento climatico (se l’effetto è di inverdimento direi in una sua sorprendente quanto inedita accezione benigna) e per il 4% il cambiamento dell’uso del suolo, cosa quest’ultima che conosciamo molto bene, vivendo in un Paese che ha visto i boschi aumentare in modo significativo perché la campagna è stata abbandonata in favore delle città.

Ma, non è tutto.

Sempre su Nature Climate Change un altro lampo di speranza:

Regional disparities in the beneficial effects of rising CO2 concentrations on crop water productivity

Sì, lo so che dal titolo non si capisce benissimo, ma vuol dire che al crescere della CO2 cresce anche la produttività delle materie prime alimentari, cioè di quello con cui si ciba la popolazione di un pianeta che molti danno invece per prossimo al collasso.

E così, impiegando i dati relativi alle emissioni dello scenario più peggiorativo (presumibilmente lo scenario IPCC RCP8.5), si scopre che una grandezza definita Crop Water Productivity (CWP, il rapporto tra la resa dei raccolti e l’evapotraspirazione), aumenta del 10[0;47]%–27[7;37]% (mediana [range interquartile] nell’ensemble dei modelli) per il 2080, con un aumento particolarmente significativo nelle regioni aride (che, evidentemente, saranno un po’ meno aride…una vera disdetta).

Un estratto direttamente dall’abstract:

If realized in the fields, the effects of elevated [CO2] could considerably mitigate global yield losses whilst reducing agricultural consumptive water use (4–17%).

cioè

Se dovesse aver luogo, gli effetti di elevata concentrazione di CO2 potrebbero mitigare considerevolmente le perdite dei raccolti (Quali?!?) riducendo l’uso di acqua per l’agricoltura tra il 4 e il 17%.

Un’altra disdetta, davvero. Peccato però che si tratti dell’RCP8.5, lo scenario più gettonato ma anche meno realistico di quelli presi in considerazione.

Ah, prima di chiudere, alzino la mano e, se qualcuno fosse a tiro anche il piede ;-), tutti quelli che, come il sottoscritto, sono cresciuti con l’incubo accertato-irreversibile-irrimediabile della desertificazione!

Aggiunta fuori tema ma neanche tanto

Cercavo delle immagini, ho googolato “global warming” ed è ovviamente uscito fuori l’impossibile: orsi affogandi, pianeti a fuoco, orribili ciminiere, metropoli sommerse etc etc, provare per credere. Poi ho googolato global greening, incidentalmente quello che sta accadendo: ecco apparire una sfilata dei luoghi e monumenti più significativi illuminati di verde intenso per una delle ultime spettacolari iniziative di contrizione globale, Colosseo, Cristo Redentore, Piramidi etc etc. Di terre verdi in quanto tali e non grazie a giochi di luce pochissime tracce. Quando si dice la comunicazione efficace!