La pioggia di Milankovitch

Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 16 Dicembre 2015
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=39851

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Interessante, davvero… Milutin Milankovitch è lo studioso che per primo ha teorizzato l’origine astronomica dell’alternarsi delle fasi glaciali e interglaciali sulla Terra. Teoria che ha recentemente ricevuto qualche nuova critica, ma che resiste ancora saldamente, rappresentando più o meno tutto quel che si sa – o si suppone di sapere – sulle dinamiche delle grandi variazioni climatiche. Sulle nostre pagine, ne abbiamo parlato in più occasioni.

Quel che è sempre stato piuttosto labile, negli studi relativi alla natura astronomica delle dinamiche del clima, è stata la conferma delle osservazioni, ovvero di dati paleo climatici sufficientemente affidabili che la suffragassero.

Un gruppo di ricerca dell’università della Louisiana, ha invece trovato delle conferme importanti e le ha pubblicate in un paper uscito su Nature Communications e commentato su Science Daily:

Obliquity pacing of the western Pacific Intertropical Convergence Zone over the past 282,000 years

L’elemento sotto osservazione è l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano dell’orbita, un angolo che per il nostro pianeta va da 22.1 a 24.5 gradi con un ciclo di circa 41.000 anni ed è attualmente a 23,44 gradi ma in diminuzione.

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Bene, questo ciclo, i ricercatori lo hanno ritrovato in una serie di dati di proxy delle precipitazioni (o vicari, visto che i pluviometri li abbiamo inventati solo da qualche secolo) relativa a sedimenti marini raccolti al largo della costa orientale di Papua Nuova Guinea.

Appena a sud dell’equatore e a nord dell’Australia, in quello che si definisce Continente Marittimo, Papua Nuova Guinea è sotto il tiro di un gigante del sistema climatico, la Zona di Convergenza Intertropicale, ossia quella fascia che circonda più o meno regolarmente l’intero globo a quelle latitudini e che risulta dalla persistente convergenza tra gli Alisei da nord-est dell’emisfero settentrionale e quelli da sud-ovest (deviati dall’accelerazione di Coriolis al passaggio dell’equatore) dell’emisfero meridionale. Uno scontro perenne che da’ luogo ad un altrettanto persistente sollevamento di masse d’aria e di imponenti nubi temporalesche cui è demandato il compito di portare in alta atmosfera il calore ricevuto dalla fascia equatoriale perché sia poi redistribuito ad opera della circolazione atmosferica.

Ma, l’ITCZ, non ha occupato sempre la stessa latitudine, piuttosto, ha oscillato anche in modo significativo, espandendosi o contraendosi, segnando anche i destini di intere civiltà privandole eventualmente delle risorse idriche. E, a giudicare dalla corrispondenza dell’impronta spettrale di questa serie di precipitazioni con il ciclo della variazione dell’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, queste oscillazioni hanno avuto e hanno un’origine astronomica.

E’ chiaro che si tratta di variazioni di lungo o lunghissimo periodo, ma, quanto meno nella valutazione di quanto è accaduto in passato, sono informazioni di grande valore scientifico. E poi, sempre con riferimento all’ITCZ, non è necessario aspettare che passino i cicli di Milankovitch. Infatti, come tutti i fattori climatici, anche la Zona di Convergenza Intertropicale subisce variazioni a diverse scale temporali. E’ solo di pochi mesi il nostro commento ad un altro paper in cui è stata studiata una contrazione dell’ITCZ avvenuta durante la Piccola Età Glaciale (1450-1800), per la quale è nota la ‘firma solare’. Del resto, è palese che anche le oscillazioni dell’asse della Terra portano una ‘firma solare’, nel senso che sono all’origine della variazione nella distribuzione dell’energia ricevuta dalle diverse zone del pianeta.

Ma, a quanto pare, in questi giorni di grande preoccupazione climatica, sono in pochi a collegare il semplice fatto che esiste un clima perché esiste un Sole…