Dopo la COP22 di Marrakech

Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 26 Novembre 2016
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=42894

 

Ricevo quanto segue dal Prof. Ernesto Pedrocchi. Come intuibile dal titolo, si tratta di una riflessione ex-post sulla COP22 chiusasi recentemente a Marrakech. Ringraziandolo per aver voluto condividere la sua opinione con le nostre pagine, ve lo propongo volentieri.

Buona lettura.

 


 

I valori elevati della Tgm (temperatura globale media) rilevati nel 2015, in particolare negli ultimi mesi, e nei primi mesi del 2016 avevano dato adito ai sostenitori del Antropogenic Global Warming (AGW) di dare per scontato che responsabili di tale situazione fossero esclusivamente le emissioni antropiche di CO2. Caso volle che in concomitanza con il periodo caldo tra il 2015 e il 2016 ci sia stata la COP21 e  il conseguente dibattito sul “Paris Agreement”. Questa coincidenza temporale ha favorito nei confronti della pubblica opinione la credibilità di quanto si prospettava circa i cambiamenti climatici, fino a giungere a una situazione di parossistica demonizzazione dell’uso dei combustibili fossili. L’accordo raggiunto era stato magnificato come un traguardo importante e storico che cambierà il mondo. La realtà è diversa: l’accordo, un sofisticato esercizio burocratico, era stato imposto dagli USA con l’obiettivo prioritario che non contenesse vincoli di riduzione delle emissioni e compensi economici ai paesi in via di sviluppo, perché ciò avrebbe esposto l’Amministrazione Obama alla verifica, tutt’altro che scontata, del Congresso. Il vincolo dei 2°C è un vincolo scientificamente risibile. Effettivamente le Tgm rilevate nel passato inverno hanno segnato dei record nella recente storia climatica, ma già si sapeva che erano in gran parte dovute al fenomeno di El Nino, come ora risulta evidente dagli andamenti rilevati sia dai satelliti che sulla superficie terrestre con l’arrivo del fenomeno de La Nina. A ottobre 2016 la Tgm è ritornata ai livelli che aveva nel 2013, confermando quei segnali di stabilizzazione iniziati all’inizio del secolo e smentendo che l’aumento nel 2015 e 2016 fosse da ascrivere interamente alle emissioni antropiche. I sostenitori dell’AGW ad ogni costo, sapevano la vera storia di quel picco di Tgm, ma si sono ben guardati dall’evidenziarla e la divulgazione così detta “scientifica” ha battuto la grancassa su quel picco, dimostrando quanto poco scientifica sia nella realtà.

La COP22 a Marrakech ha insistito sulla irreversibilità delle decisioni prese con la COP21, ma si è conclusa con un atteggiamento meno trionfalistico e più prudente rispetto alla COP21. Certamente un ruolo l’ha giocato l’elezione a presidente degli USA di una persona che si dichiara scettica circa la natura antropica dei recenti cambiamenti climatici e che potrebbe portare a una modifica della posizione degli USA. D’altra parte un ruolo non secondario, anche se non citato, potrebbero averlo giocato due fenomeni fisici attualmente in corso, in particolare:

  1. Si è esaurito El Nino ed è in arrivo la Nina (vedi fig.1);
  2. Siamo in presenza di un “sole debole” come sintetizza l’attuale ciclo solare (vedi fig.2).
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Fig.1 Indice ONI Oceanic Niño Index (Fonte: www.climate4you.com)

 

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Fig.2 Recent sunspot activity since 1 January 1900 according to Solar Influences Data Analysis Center (SIDC)

 

Il problema del cambiamento climatico è molto complesso e diversi sono i fattori che l’influenzano: l’uomo non riesce per ora a fare delle previsioni attendibili, ma entrambi i fenomeni fisici citati, sulla base della recente storia del clima, è più probabile preludano nel breve termine climatico a un periodo freddo invece che caldo, sconfessando almeno in parte le previsioni dell’AGW. Se ciò avvenisse e fosse significativo, ci si può chiedere come reagiranno i sostenitori dell’AGW ad ogni costo; probabilmente si tenterà prima di sminuirne la portata, poi di attribuirlo all’AGW infine di spostare l’attenzione sui fenomeni estremi, ma è certo che la loro credibilità ne verrà ulteriormente minata.

Nell’accordo di Parigi è evidente un aspetto ideologico: si è preso spunto dal problema del cambiamento climatico, che dato il battage mediatico ha molto sensibilizzato l’opinione pubblica, per tentare di avviare una governance mondiale che promuova il bene dell’umanità con linee guida sovranazionali su tanti temi che poco o nulla hanno a che vedere con i cambiamenti climatici. Un governo mondiale è molto difficile, ma potrebbe essere auspicabile per risolvere i grandi problemi che affliggono l’umanità. Agganciarlo al cambiamento climatico, in particolare all’AGW potrebbe risultare una leva sbagliata.

L’Unione Europea ha sempre aderito entusiasta alla campagna per la riduzione delle emissioni antropiche di CO2 pur contribuendo solo a circa il 10% di esse. Nel caso gli USA si defilassero l’Unione Europea rischia di restare quasi sola in questa avventura, con un conseguente disastro per l’economia dei suoi paesi.  E’ certo che i paesi in via di sviluppo, tra cui alcuni sono o stanno diventando i maggiori emettitori di CO2 antropica, non sono disponibili a rinunciare all’uso dei combustibili fossili, la fonte energetica più affidabile ed economica, di cui ci sono ancora buone riserve e che tuttora copre più del 75% del fabbisogno. E’ indubbio che l’uso dei combustibili fossili deve sempre più puntare a contenerne i veri inquinanti (ossidi di zolfo, ossidi di azoto, incombusti e polveri), ma la CO2 non è un inquinante, è anzi un potente fertilizzante di tutta la biosfera e lo dimostra il generale rinverdimento del pianeta concomitante con l’aumento della sua concentrazione  in atmosfera.