La base del cambiamento climatico

Mi accorgo, sempre più spesso, che chi viene sulle nostre pagine a discutere dei temi trattati cercando di difendere la pseudo teoria del Riscaldamento Globale Antropogenico, ne sa veramente poco o niente del Cambiamento Climatico in se, delle cause che lo causano e dei tempi di “attuazione”.
Purtroppo le cause di tale “ignoranza” (nel senso letterario del termine, ovvero che “ignorano”) sono le più disparate… prima fra tutte l’istruzione che spesso lascia il tempo che trova e che sta diventando una cosa a dir poco ridicola. Non perché i professori non siano all’altezza del loro compito, quanto piuttosto per il fatto che gli vengono negate le possibilità pratiche di trasmettere il loro sapere nei tempi e nei modi giusti.

Ma veniamo al problema…:
Gli scienziati, sin dalla fine degli anni ’70, dopo cioè aver affrontato un decennio tra i più freddi di quel secolo, si accorsero che le temperature globali stavano tornando a salire. Da quel momento iniziarono a chiedersi il perché… e a cosa saremmo andati incontro se……

Quel “se…” è ricco di sfaccettature e misteri che non affronterò in questa sede, altrimenti finiamo nel 2100 con le spiegazioni, i dettagli e i link tanto richiesti (come se fornirli possa avvalorare meglio un tale dato, fatto, evento o teoria).
Mi limiterò al puro e semplice argomento CLIMATICO.

Prima di tutto bisogna spiegare a moltissima gente, che l’atmosfera terrestre ha una composizione ben precisa, che varia sia con l’altezza da terra, sia con la latitudine…. E’ una miscela di vari gas più o meno inerti, più o meno abbondanti e conosciuti… e alcuni di questi risultano avere una percentuale VARIABILE sia nel tempo che nello “spazio” (inteso come latitudine/longitudine e altezza).

La composizione di “base” dell’atmosfera è all’incirca la seguente:

  • Azoto (N2): 78,08%
  • Ossigeno (O2): 20,95%
  • Argon (Ar): 0,93%

Come potete notare, il 99,96% dell’intera atmosfera terrestre, è formata da soli 3 gas. Nel restante 0.04%, ci sono tutti gli altri gas presenti, che sono, indicativamente:

  • Vapore acqueo (H2O): 0,33% in media (variabile da circa 0% a 5-6%)
  • Biossido di carbonio (CO2): 0,032% (variabile)
  • Neon (Ne): 0,00181%
  • Elio (He): 0,0005%
  • Metano (CH4): 0,0002% (variabile)
  • Kripton (Kr): 0,000011%
  • Idrogeno (H2): 0,00005%
  • Xeno (Xe): 0,000008%
  • Ozono (O3): 0,000004% (variabile)

Vi sono, inoltre, tracce di

  • Ossidi di azoto (NO, NO2; N2O)
  • Monossido di carbonio (CO)
  • Ammoniaca (NH3)
  • Biossido di zolfo (SO2)
  • Solfuro di idrogeno (H2S)

Di sicuro ci sarà anche qualche altra “schifezza” di natura antropica… ma vabbè… ha poca importanza in questo contesto!

Di tutti questi gas, quelli più importanti ai fini dell’effetto serra sono:

  • Vapore acqueo (H2O)
  • Anidride carbonica (CO2)
  • Metano (CH4)
  • Protossido di azoto (N2O)
  • Esafluoruro di zolfo (SF6)

Se andiamo a verificare l’importanza di tali gas nell’ambito dell’Effetto Serra, troviamo che il Vapore acqueo ha un’influenza fino al 98% circa di tale effetto… L’Anidride carbonica ha un’influenza fino al 15-20%, ma non tutti concordano su tali dati e molti studi non sono ancora stati verificati sperimentalmente. Il Metano ha un’influenza pari al 8% circa.
Per quanto riguarda il Protossido di azoto, questo è mille volte meno presente della CO2 in atmosfera, ma è quasi 300 volte più potente nel trattenere il calore.

Perché, quindi, l’attenzione degli scienziati si è concentrata sulla CO2?
La risposta è estremamente semplice: la CO2 viene emessa anche da molte attività industriali, ed è quindi TASSABILE!

Molte volte abbiamo visto sulle nostre pagine, grafici relativi alle temperature ricostruite per gli ultimi millenni. E in questi grafici emerge un dato incontrovertibile: le temperature del nostro pianeta sono sempre cambiate.

GISP2 TemperatureSince10700 BP with CO2 from EPICA DomeC

Questo significa che il clima cambia continuamente e per avere un’idea di come cambia, bisogna studiare il meteo su periodi molto lunghi.
Immaginiamo di costruire un grafico con l’evoluzione delle temperature nel corso del tempo.

Se costruissimo il grafico con i dati meteo, potremmo tranquillamente inserire un valore per ogni giorno di rilevamento. Questo ci permetterà di ricostruire una curva che nel giro di pochi giorni inizierebbe a darci indicazioni “reali” di come stia cambiando la temperatura.

Se costruissimo il grafico con i dati climatici, dovremmo inserire un valore per ogni 30-40 anni di rilevamenti.
Questo significa che ad oggi, nella migliore (e più precisa) delle ipotesi, potremmo inserire un solo punto. Infatti gli unici dati utili a livello mondiale, sono quelli rilevati via satellite. E i satelliti esistono solo dalla fine degli anni ’60! Non che i rilevamenti a terra siano sempre e solo errati… ma non hanno una sufficiente distribuzione spaziale omogenea e spesso mancano anche di una costanza “storica”.

È innegabile, quindi, che per poter disquisire sulle eventuali variazioni climatiche, è necessario riempire il nostro grafico delle temperature “climatiche” con valori desunti da ricostruzioni più o meno precise realizzate, magari, mediante carotaggi dei ghiacci antartici e groenlandesi oppure mediante l’analisi della sedimenzione nei bacini lacustri di mezzo mondo. Oppure ancora mediante lo studio degli anelli di accrescimento degli alberi più longevi.
Insomma… non si può studiare il clima in modo diretto… avendo iniziato da poco ad effettuare rilevamenti precisi ed omogeneamente distribuiti a livello planetario.
Ed è proprio quest’ultimo particolare a provocare, spesso, errori e distorsioni della realtà… spostando verso il “caldo”, il trend delle temperature.

Molte volte su vari blog (compreso il nostro) sono stati pubblicati articoli circa l’effettiva attendibilità delle misurazioni effettuate mediante centraline a terra… Centraline che spesso non sono correttamente tarate oppure a distanza di anni si ritrovano nel bel mezzo del traffico cittadino o sul bordo di una pista di decollo di qualche aeroporto internazionale.
Insomma… l’attendibilità delle misure a terra è precaria. Sia che si tratti di rilevamenti “hobbistici” (per i quali esisono in vendita anche delle centraline di colore nero, che assorbono quindi più calore), sia che si tratti di centraline “professionali” (per le quali ci sono millemila obiezioni).

Ma indipendentemente da tutto questo, la domanda che più volte mi è capitato di dover fare in un dibattito sul Riscaldamento Globale, è sempre stata la seguente:

Durante i periodi più freddi degli ultimi secoli, noti come Piccola Era Glaciale, la temperatura sia a livello locale che globale, era o no, più bassa rispetto ad oggi o anche solo al periodo del medioevo?

La risposta, ovviamente, è sempre stata affermativa…

Pertanto mi chiedo: cosa c’è di così stranamente preoccupante in una risalita delle temperature avvenuta successivamente ad un lungo periodo durante il quale erano diminuite?
Cioè… la dinamicità del clima terrestre, la sua complessità e variabilità, è nota da tempo immemore. E lo sanno bene gli americani, con il loro territorio caratterizzato proprio da un’elevata variabilità climatica… sia estiva che invernale…. Ma lo sappiamo bene anche noi in Italia.
Eppure c’è gente che ignora totalmente tutte queste informazioni di carattere “storico”, accettando e prendendo per oro colato, tutto ciò che gli viene detto.

Mi vengono in mente, ad esempio, i dati relativi all’innalzamento dei mari nei prossimi decenni. Roba da matti…Sapevate che negli ultimi 18.000 anni circa, a seguito dello scioglimento dei ghiacci continentali (che all’epoca ricoprivano una buona parte dell’emisfero boreale), il livello del mare è salito di 120-130 metri?

Oppure… sapevate che durante la guerra di indipendenza (1775-1783), negli USA, George Washington guidò l’esercito degli indipendentisti sfruttando abilmente i rigori dell’inverno e attraversando più volte i fiumi ghiacciati di New Jersey e Pennsylvania?

Quindi, per concludere, si parte da un dato di fatto, ovvero che le temperature all’inizio del 1800 fossero più basse rispetto ad oggi, si usano dei dati incompleti, non omogenei e non precisi, si mescola il tutto con dell’ottima finanza, e si ottiene una teoria, quella del Riscaldamento Globale Antropico, secondo la quale negli ultimi decenni le attività umane stanno riuscendo a fare ciò che la Natura non ha fatto in 18.000 anni di cambiamenti climatici naturali.

Che dire… bravi noi!

Ma, ovviamente, non è così!

 

Bernardo Mattiucci
Attività Solare