James Hansen è un negazionista: parola di Naomi Oreskes

Autore: Donato Barone
Data di pubblicazione: 23 Dicembre 2015Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=39958

luther

Ho deciso di condividere con i lettori di CM alcune mie considerazioni a margine della lunga diatriba tra la prof.ssa Luisa Cifarelli, presidente della Società Italiana Fisici, ed esponenti del mondo scientifico di fede catastrofista. Dopo aver espresso la mia solidarietà alla scienziata, per quel che può contare, non posso fare a meno di notare che nel mondo catastrofista vige la seguente regola: se uno scienziato parla di clima e non è in linea con le tesi AGW, possono verificarsi una o più delle seguenti condizioni:

  • non è un climatologo, quindi quello che dice non conta;
  • è un climatologo, ma è vecchio, malato e/o rimbambito;
  • è un climatologo, ma è a servizio delle lobbies petrolifere;
  • è un climatologo, ma è conservatore (tea party, in USA per esempio).

I questi anni (ormai sono circa 6) in cui mi sono occupato di clima che cambia e cambia male, ho visto che una simile sorte è toccata a diversi scienziati: E. Bellone, A. Zichichi, N. Scafetta, J. Curry, ecc., ecc..

Ultimamente è passato tra le fila dei “negazionisti” addirittura James Hansen che può essere considerato il padre del riscaldamento globale di origine antropica. Egli si è macchiato di una colpa che i catastrofisti considerano imperdonabile: ha definito la COP21 una truffa (ed ha detto il vero, secondo me). A ciò ha aggiunto un altro peccato che, però, fino ad ora poteva essere considerato veniale: è un convinto assertore del fatto che l’unico modo per decarbonizzare il mondo è quello di far ricorso ad una fonte energetica conveniente come quelle fossili, ovvero l’energia nucleare.

Il combinato disposto di queste due circostanze ha fatto scattare la scomunica da parte delle vestali del clima e, immediatamente, il capostipite dei salva-mondo è stato precipitato nell’abisso della negazione climatica secondo la più classica applicazione della legge del contrappasso.

La vestale che si è assunto l’incarico di pronunciare la formula della scomunica contro Hansen è stata Naomi_Oreskes. Costei è una geologa (mi spiace per U. Crescenti, M. Pagano e per tutti gli altri geologi amici di CM, ma nessuno è perfetto) e storica della scienza e può essere considerata la madre della teoria del consenso: è stata la pioniera degli studi sugli abstract per misurare il consenso intorno alla teoria AGW. Negli ultimi anni è stata una delle più accanite detrattrici degli scettici climatici ed una delle punte di diamante delle teorie che vedono nell’atteggiamento degli scettici climatici dei parallelismi con chi nega gli effetti del fumo di tabacco sul cancro dei polmoni, lo sbarco sulla Luna, ecc., ecc.. E’, in altri termini, il sommo sacerdote dei seguaci della religione AGW al pari di Cook e Nuccitelli.

La bolla di scomunica di Hansen ed altri tre climatologi di sponda catastrofista è stata pubblicata su The Guardian. Nell’articolo ella si guarda bene dal citare esplicitamente Hansen e gli altri scienziati incriminati, ma in modo subdolo, inserisce un link ad una dichiarazione congiunta dei quattro scienziati. Il contesto dell’articolo costituisce il corpus della fatwa.

Si tratta di quattro climatologi di fama mondiale: J. Hansen, K. Caldeira, K. Emanuel e T. Wigley: il gotha della climatologia mondiale. La loro colpa? Sostenere che il solare, l’eolico e compagnia cantando non sono in grado di garantire i necessari livelli energetici al Pianeta. Per contestare le loro affermazioni la Oreskes cita uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Stanford. Questo studio, stando a quanto dichiara la nostra vestale, dimostrerebbe che le fonti rinnovabili sono in grado di garantire la veloce transizione energetica richiesta dagli accordi di Parigi.

Io non sono né climatologo, né esperto di energia, ma sono convinto che lo studio è completamente fuori dal mondo anche se pubblicato su una rivista scientifica e via cantando. Mi bastano (e avanzano) le considerazioni svolte da Vaclav Smil, professore emerito presso l’Università di Manitoba nel lavoro che ho commentato tempo fa  qui su CM.

Una transizione energetica richiede circa 150 anni e non certamente 30/40 anni come sostengono  Oreskes e soci: la dimostrazione la troviamo nel fatto che oggi, ad oltre un secolo dall’avvento del petrolio, ancora non si è completata la transizione energetica dal carbone agli idrocarburi e quella verso il gas è ancora più arretrata. Per quello che mi riguarda neanche l’energia nucleare sarà in grado di accelerare la transizione energetica verso le fonti prive di emissioni, ma questa è una mia idea e lascia il tempo che trova.

La cosa importante che mi preme sottolineare è rappresentata dal modo spicciolo in cui certi settori della comunità scientifica “rottamano” altri esponenti della stessa comunità che fino a ieri erano considerati il non plus ultra della scienza ufficiale. Simili atteggiamenti sono tipici delle peggiori tradizioni delle religioni tradizionali. La scomunica, la fatwa, ovvero l’esclusione dalla comunità, è stata l’arma su cui si sono rette e si reggono le grandi religioni. Colui che viene toccato dalla scomunica diviene immediatamente un paria che avrà difficoltà a pubblicare i suoi articoli ed a ricevere finanziamenti da enti pubblici e privati per le sue ricerche. Stessa fine fanno tutti coloro che esprimono solidarietà al malcapitato. Questo è uno dei motivi per cui buona parte degli scettici sono scienziati emeriti: non hanno più bisogno né di pubblicare, né di ricevere finanziamenti: possono parlare liberamente fregandosene altamente di vestali et similia.

Un simile atteggiamento inquisitorio è indegno della comunità scientifica in quanto i suoi membri, applicandolo, rinnegano tutta la loro storia: avallano ciò che l’Inquisizione fece a G. Galilei e ne usano gli stessi metodi e strumenti.  Come non condividere quindi le appassionate parole con cui il dr. G. Alimonti, fisico di chiara fama ed esponente di punta della ricerca scientifica italiana ed europea, dedica alla vicenda della prof.sa Cifarelli?

“L’ammirazione è per il coraggio nel sostenere una posizione fuori dal coro che cerca di riportare l’approccio ad un tema così scottante come i cambiamenti climatici ad un livello scientifico che non necessariamente si allinea con la dilagante onda del facile, e comodo in alcuni casi, pensiero.”

Ecco, con queste parole credo che possa essere sintetizzato lo iato che si è creato tra la scienza e una parte della climatologia, quella che ha preferito sostituire alla ricerca l’ideologia e la fede basate sul consenso.

Scrivono i catastrofisti che…

“…vi è una convergenza di prove provenienti da più linee di indagine: pollini, anelli degli alberi, carote di ghiaccio, coralli, scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, innalzamento del livello del mare, spostamenti ecologici, aumento dell’anidride carbonica, aumento della temperatura a un ritmo senza precedenti, convergono tutti su un’unica conclusione.”

…e citano a conferma della loro tesi il famigerato studio di Cook e Nuccitelli sul 97% del consenso.

Io non sono assolutamente d’accordo su quest’ultima tesi in quanto ho avuto modo di leggere molto in questi anni, di studiare, in altre parole, e non vedo questa univocità di indizi e di prove. Vedo tanti dubbi, tante incertezze e, in qualche caso, tante inesattezze che mi portano a dubitare proprio delle conclusioni degli studi citati a conferma della fondatezza della teoria AGW. Non ho nulla da obiettare sul fatto che le temperature globali siano aumentate, ma ho tanto, veramente tanto, da obiettare circa i metodi e gli strumenti che si utilizzano per dimostrare la dipendenza esclusiva di questo aumento dalle attività antropiche. Sono, perciò, completamente d’accordo con la prof.sa Cifarelli circa l’opportunità di inserire qualche condizionale che attenui una certezza granitica che non è assolutamente tale.