Il periodo caldo medievale

Redatto il: 04/01/2014 ore 17:13

Non è facile riassumere quelle che sono state le variazioni climatiche durante il periodo medievale, che racchiude un ampio arco di Secoli.

All’incirca il caldo iniziò nell’VII – IX Secolo, per protarsi fino ai primi anni del 1200, tuttavia il periodo con le temperature più elevate è quello attorno all’anno 1000 e successivi, quando le notizie di inverni rigidi praticamente scompaiono dal panorama italiano ed europeo.

Fu un cambiamento climatico di grossa portata, con importanti conseguenze economiche, ma fu anche un periodo di grande benessere per molte popolazioni.

E’ comunque difficile racchiudere in poche righe un evento, quello del Caldo Medievale, che si è verificato in più fasi, con alterne vicende differenti da zona a zona, ma caratterizzato comunque da un aumento medio delle temperature che sono giunte a livelli decisamente più elevati di quelli odierni.

Allora, dopo un periodo di freddo culminante nei Secoli V e VI, il clima si mitiga notevolmente sul nostro Continente.

L’aumento delle temperature, se da una parte provoca numerosissimi episodi di grande caldo e di siccità, che misero in difficoltà le popolazioni delle pianure mediterranee, dall’altra portò ad una momento di grande sviluppo e prosperità delle zone marginali per la nostra agricoltura, in particolare delle zone Alpine, che registrarono un aumento della popolazione e la nascita di nuovi villaggi anche a quote elevate.

Inoltre, la presenza di un livello delle nevi permanenti molto più elevato di adesso, con la scomparsa di ghiacciai e di nevai, permise, durante questo periodo di “Optimum” medievale, (durato all’incirca tra l’800 ed il 1200 dopo Cristo), la creazione di nuove strade e di nuovi passi in alta montagna, e quindi maggiori possibilità di comunicazione tra le popolazioni delle vallate alpine, italiane ed estere, nonché la possibilità di coltivare cereali fino a quote relativamente elevate.

Un’altra popolazione situata ai margini climatici, ma che trasse dall’optimum medievale nuova linfa per il suo sviluppo, fu quella della Scandinavia, che conobbe il culmine della propria civiltà e prosperità proprio in quel periodo.

I Vichinghi, eccellenti navigatori, sulla spinta della ricerca di nuovi banchi di merluzzo, e grazie anche alla ridottissima presenza di Icebergs, praticamente scomparsi dall’Oceano Artico, ed al ridotto numero delle tempeste invernali, colonizzarono dapprima l’Islanda, nell’874 DC, poi successivamente la Groenlandia.

Qui si inserisce la storia di Eric il Rosso, avventuriero, rissoso, spaccone ed anche assassino,  ma anche coraggioso esploratore.

Condannato per l’assassinio del padre, dovette riparare in Islanda, ma qui, nuovamente condannato all’esilio, fuggì da essa alla ricerca di una terra leggendaria che era stata avvistata cento anni prima da un navigatore, chiamato Gunnbjorn, trascinato da una tempesta.

Riuscì a trovare questa terra, che immediatamente battezzò “Green – Land”, Terra Verde, in quanto ricca di pascoli e di foreste.

Tornato in Islanda, 4 anni dopo vi partì con una flotta di venticinque navi cariche di viveri, bestiame, cavalli, capre, montoni, e circa 700 persone.

Non tutte giunsero a destinazione a causa di una tempesta, ma il numero fu sufficiente per formare la prima colonia vichinga in Groenlandia.

Favoriti da un clima molto clemente (si stima che le temperature fossero di almeno 4°C superiori al livello attuale), la colonia groenlandese prosperò a tal punto da raggiungere i tremila abitanti e circa 190 fattorie.

Qui si coltivavano cereali, che giungevano a maturazione in Estate, e le costruzioni, ed il materiale da riscaldamento, era costituito dal legname delle foreste, a testimonianza di un clima molto più caldo dell’attuale.

Vi si stabilirono addirittura due sedi vescovili, che pagavano il loro tributo a San Pietro con avorio di tricheco.

Spinti dalla pesca dei banchi di merluzzo, ma anche dalle favorevolissime condizioni del mare, privo di ghiacci e con poche tempeste, i Vichinghi giunsero fino alle coste di Terranova, nel Nord America.

Il periodo più favorevole del clima medievale fu sicuramente l’XI Secolo, 100 anni durante i quali, nel clima europeo, vengono segnalati solamente due inverni rigidi, quello del 1044, e soprattutto quello del 1010-11, che fu veramente severo, in quanto si formò ghiaccio intorno all’Islanda, gelò il Bosforo, e gelò perfino il Nilo al Cairo!

Una delle testimonianze più significative di questi 400 anni di grande caldo fu anche la scoperta della tomba dell’Apostolo San Giacomo a Compostela, nell’814.

Tale scoperta fu preceduta da una serie di “segni del cielo”, ovverosia una inusitata serie di aurore boreali visibili fin sull’Europa Mediterranea.

Era l’inizio di un’attività solare molto più elevata di adesso, che segnò anche l’inizio del periodo di grande caldo.

Durante questo periodo si susseguirono anche numerose le siccità, dovute all’aumentata presenza dell’Anticiclone Africano.

Il fiume Sarthe, in Francia, che attraversa Alencon, in Normandia, zona umidissima ed esposta alle correnti atlantiche, sembra che si sia disseccato tre volte nel corso della storia, una volta durante il regno di Carlo Magno, la seconda nell’835, la terza nel Giugno del 1168 per appena mezz’ora.

La presenza di numerose siccità accompagnate da invasioni di cavallette africane (nell’873 risalirono dalla Spagna fino alla Germania, nel 1195 raggiunsero Austria ed Ungheria, ma a volte si spinsero addirittura fino ai Paesi Scandinavi), determinarono diverse carestie medievali nei paesi mediterranei.

In Italia ulteriori problemi furono causati dall’innalzamento del livello del mare, con l’impaludamento di numerosi tratti costieri, ed il proliferare conseguente della malaria nelle zone di pianura.

Come conseguenza, ed anche come mezzo di difesa dagli eserciti invasori, si preferì costruire i centri abitati nelle zone di collina e di montagna (grazie, comunque, anche al clima favorevole delle zone montane, dove le calure estive non erano mai eccessive).

In Francia prosperarono le coltivazioni di cereali, grazie al clima più caldo e secco (sulla fascia settentrionale francese sono infatti le Estati umide a provocare problemi nella coltura cerealicola ), mentre si estesero le foreste di querce, adatte ad un clima secco e caldo, che sono foreste rade, in grado di permettere l’allevamento del bestiame allo stato brado , ed il nutrimento con ghiande.

In Inghilterra prosperò addirittura la coltura della vite, con produzione abbondante di vino sulla parte meridionale e fino al 53° parallelo.

Per la coltura della vite, occorre che la temperatura media dei tre mesi estivi sia di almeno +18,5°C, mentre attualmente a Londra è di almeno due gradi inferiore.

Un’Estate come quella del 2003 era quindi la norma, durante il periodo medievale, forse addirittura ancora più calda.

Si pensa che la temperatura media annua sia stata pari a +10,5°C per quasi due secoli nell’Inghilterra Centrale, per poi crollare di almeno 1,5°C nel periodo successivo.

Nei 170 anni compresi tra il 1020 ed il 1190 l’Islanda conosce solo una volta la presenza di ghiacci attorno all’Isola, e questo è veramente un fatto eccezionale.

L’Inverno in questione fu quello del 1119, quando gelò anche la Laguna Veneta ed alberi e viti nel Veneto.

Tuttavia, nel pur caldo XII Secolo, cominciarono a farsi vedere saltuariamente alcuni inverni molto rigidi, sul nostro Paese, che iniziarono ad intensificarsi durante la seconda metà.

Come il celebre inverno del 1162, quando a Milano vi furono 40 mila morti per il freddo e la fame, e quasi tutte le coltivazioni vennero distrutte dal gelo.

Nel 1200 arrivò il calo termico quasi all’improvviso sul Nord Europa.

L’Islanda, che per 170 anni aveva visto i ghiacci polari solo una volta, rimase circondata dagli stessi ogni anno dal 1197 al 1203, anno durante il quale tali ghiacci rimasero sull’Isola anche nei mesi di Luglio ed Agosto.

Possiamo pensare che 4 Secoli di caldo avessero sciolto i ghiacci a tal punto da indebolire fortemente la Corrente del Golfo?

In effetti, scoperte recenti attribuiscono una perdita di efficienza di almeno il 30% di tale Corrente, grazie a ricerche effettuate sui gusci dei foraminiferi.

Comunque sia, nel 1205 gelò il Tamigi a Londra, nel 1216 il Po, nell’inverno famosissimo del 1234 gelarono il Po, la Laguna Veneta, il Tamigi dal 25 dicembre al 02 Febbraio, con gelo addirittura degli alberi di meli in Inghilterra.

Il clima era cambiato, i ghiacciai avanzarono all’improvviso.

La Torbiera del ghiacciaio del Fernau, in Tirolo, rimase coperta dai ghiacci tra il 1220 ed il 1350, datando in tal modo il periodo del freddo post medievale, ed il cambiamento del clima, con passi alpini e pascoli d’alta quota ricoperti di neve e di ghiacci, rimase impresso nella memoria popolare sotto forma di numerose leggende.

Come quella del ghiacciaio della Marmolada, che, a quanto pare, era scomparso in epoca medievale, per ricomparire improvviso nel XIII Secolo seppellendo pascoli alpini a causa della maledizione di una strega.

I primi anni del Trecento furono molto duri.

Nel 1303 gelarono le acque dell’Arno, in Gennaio.

Nel 1305 nevicò fino a Maggio, in Italia Centrale, e si ghiacciarono i principali fiumi dell’Italia Centro Settentrionale.

Il decennio 1310-20 fu poi durissimo: dopo gli ennesimi episodi di gelo del fiume Po e del Tamigi a Londra, negli anni 1310 e 1311, iniziò un periodo di piogge continue nei tre anni tra il 1315 ed il 1317, che colpirono l’intero continente europeo, con un anno, il 1316, che fu completamente privo dell’Estate e tormentato da continue piogge, che impedirono le semine sui campi fangosi.

Ne derivò una delle peggiori carestie di tutto il Medioevo, con decine di migliaia di morti su tutto il Continente.

La coltivazione della vite in Inghilterra subì un duro colpo, tanto da scomparire gradualmente.

Numerosi villaggi sulla costa occidentale inglese, che avevano prosperato per 4 secoli, vennero spazzati via dalle tempeste, e mai più ricostruiti.

I ghiacci polari fecero la loro comparsa in Islanda con regolarità, ogni anno, per circa 5 settimane l’anno.

I ghiacciai alpini, come detto, ricomparvero nei luoghi dove sono adesso siti (un esempio: comparve il ghiacciaio del Rocciamelone laddove nel Medioevo, sembra, era posto un eremo con un laghetto).

Tuttavia non raggiunsero la grande estensione che ebbero attorno al ‘600, tanto che le comunicazioni tra i paesi delle opposte vallate poterono mantenersi.

Fu invece una lunga agonia quella che colpì le colonie groenlandesi, abbandonate a se stesse dal rigido clima, dai ghiacci che impedivano la navigazione, nonché dal gelo che impediva la coltivazione dei suoli ed il pascolo delle bestie.

A partire dal 1350 circa il clima si mitigò di nuovo, ma non raggiunse più i livelli medievali.

Scomparvero gli inverni rigidi fino al 1408, con la sola eccezione del 1396, quando il Tevere poteva essere attraversato a piedi per ben 15 giorni di seguito nel cuore di Roma.

A partire dal XV Secolo, l’attività solare ebbe un nuovo minimo storico detto “minimo di Sporer”, durato circa 80 anni, durante i quali si scatenò una serie di inverni rigidi che forse raggiunsero il loro massimo vigore di tutto il Millennio appena trascorso.

Nel 1407-08, detto “l’anno del Grande Inverno”, la neve a Firenze durò per un mese e mezzo, mentre il Tamigi gelò a Londra per 14 settimane, i ghiacci polari scesero di latitudine fino a toccare il Mare del Nord.

Altri inverni furono leggendari, nel Quattrocento, come nel 1423, con il Mar Baltico gelato attraversato a piedi, ed il 1432, quando i fiumi tedeschi gelarono completamente dal 20 novembre fino a 04 Marzo, e la Laguna Veneta congelata poteva essere attraversata dai carri.

Nonostante questi grandi inverni, le Estati si mantennero piuttosto calde, tanto da impedire un sostanziale avanzamento dei ghiacciai alpini, mentre il clima Europeo divenne nettamente più continentale.

L’ultimo inverno rigido fu quello del 1493-94, quando a Genova gelò completamente il porto attorno Natale.

Con in ritorno dell’attività solare, seguì un periodo di inverni piuttosto miti, attorno al 1498-1503, con pochissima neve sulle Alpi, e gli inverni del gruppo 1528-32, mitissimi ed asciutti che colpirono anche gli storici d’epoca.

Il decennio 1530-40 fu molto mite, culminato con il terribile anno 1540, caldissimo e siccitoso in tutte le stagioni, con un’Estate forse più calda di quella del 2003, migliaia di morti in tutta Europa ed il disseccamento di molti fiumi.

Ma poi il clima cambiò nuovamente, ci si avviò verso il minimo solare detto di “Maunder”, ed il freddo si fece durissimo a partire dalla seconda metà del Cinquecento….ma questa è un’altra storia!

A cura di G.B. Mazzoni
A cura di: Meteoparma

Roberto Ojmjakon
Attività Solare, Solar Activity

 
 

  • metti che adesso ci sono pure le scie chimiche che respingono i raggi del sole in maniera maggiore del normale….

     
  • Bello, un alternanza continua di periodi caldi e freddi .. il periodo caldo medievale piu potente di quello moderno ma meno potente rispetto a quello romano, e i periodi freddi sempre piu prolungati come lo si era notato dai grafici dei carotaggi artici da voi pubblicati in precedenza.. abbiamo avuto la fortuna di vivere la fine del periodo caldo moderno ma penso che d ora in poi ci aspetta un bello scivolone verso il freddo .. 🙂

     
  • Favoriti da un clima molto clemente (si stima che le temperature fossero di almeno 4°C superiori al livello attuale), la colonia groenlandese prosperò a tal punto da raggiungere i tremila abitanti e circa 190 fattorie.

     
  • cmq secondo me un po’ più a nord l’era glaciale è già cominciata!

     
    • Tutto l,emisfero nord sta vivendo un ,autentica era glaciale….fatta eccezione l,Europa occidentale…..tanto che quei pochi oramai irriducibili incalliti sostenitori del GW.zitti zitti parlano poco…degli USA deviano il discorso sulla California…Robert felix ci ha visto giusto

       
    • eh, ma senza andare troppo lontano, anche le alpi sono sommerse dalla neve! secondo me noi ci troviamo giusto al limitare, anzi, sarebbe curioso se qualcuno di Attività solare si prendesse la briga di fare un planisfero con indicato il limite delle nevicate straordinarie, così, tanto per avere un’idea, che le notizie frammentarie di super gelo qui, mega nevicate lì, non dà la visione d’insieme di ciò che si sta prospettando al pianeta. ed ovviamente un tale file sarebbe da diffondere in maniera massiccia!

       
      • Piero

        L’abbondanza di neve non è sinonimo di temperature rigide, anzi tutt’altro. Dalle mie parti (dolomiti) quest’anno come neve è stato un anno straoridinario ma le temperature invernali sono state le più alte che io ricordi. Perchè nevichi c’è bisogno che le temperature si attestino sui 0°. Mi ricordo che fino a 25 anni fa era abbastanza normale avere lunghi periodi a -15° con picchi anche di -25°, cosa che non ho più memoria si sia più verificata. Da quello che ho notato dove abito insomma, le temperature sono molto superiori ad una volta, con un aumento però del cattivo tempo, cosa che infatti comporta le alte temperature di questi inverni, dato che è con l’alta pressione che in genere le temperature scendono sotto lo zero termico. Un altra cosa che mi preoccupa sono anche le abbondanti piogge che nel mese di gennaio negli ultimi anni avvengono con più frequenza, gli anziani del mio paese si dichiarano infatti stupiti di veder piovere in questo mese.

         
  • Un’Estate come quella del 2003 era quindi la norma, durante il periodo medievale, forse addirittura ancora più calda.