Ghiaccio: se diminuisce è global warming, se aumenta è variabilità naturale

Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 08 Luglio 2016
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=41768

 

SP_seaIce-e1467806631601

Questa è un’altra storia, l’ennesima, del cammino ormai inesorabile che stiamo facendo verso un mondo che non è. Verso un mondo guardato attraverso le lenti dell’antropocentrismo, descritto esclusivamente in funzione di questa visione, spiegato solo in questa chiave, immaginato in un futuro alla sola mercé di questa minaccia.

Accade infatti, come abbiamo avuto modo di sottolineare molte volte, che mentre tutto il mondo guarda con ansia alla diminuzione dell’estensione dei ghiacci artici e ne attribuisce le dinamiche al riscaldamento globale antropico, nessuno si accorge – in verità molti fanno finta – che dall’altra parte del pianeta il ghiaccio aumenta. E lo fa inesorabilmente da quando le osservazioni si possono definire oggettive ed affidabili; lo fa ancora di più negli ultimi anni.

 

 

 

Quindi, se la diminuzione del ghiaccio marino artico è in linea, anzi, è addirittura sottostimata da simulazioni climatiche che ne presagiscono la fine, l’aumento di quelli antartici – che pure dovrebbero diminuire – è con quelle stesse simulazioni in netto contrasto. Dal momento che si sta parlando di bilanci di massa glaciale, con effetti sull’albedo, sul bilancio energetico, sulla posizione dei centri di massa atmosferici, ne consegue che c’è più di qualcosa che non abbiamo capito e, men che meno, sono in grado di spiegarcelo le simulazioni climatiche.

Però, come discusso appena qualche giorno fa, nel fantastico mondo della scienza del clima, la realtà si può anche ignorare se c’è un ambiente virtuale alternativo che si adatta meglio all’idea del disastro climatico. Ecco quindi che la differenza di comportamento di una materia che comunque se la scaldi si scioglie e se la raffreddi si solidifica, diventa un paradosso perché non si allinea con l’idea che abbiamo di come funzionano le cose, piuttosto che essere una realtà da comprendere.

E’ uscito qualche giorno fa su Nature Geoscience questo articolo:

Antarctic sea-ice expansion between 2000 and 2014 driven by tropical Pacific decadal climate variability (comunicato stampa dell’NCAR)

Ebbene sì, intorno al continente antartico, l’estensione del ghiaccio marino è aumentata per effetto di oscillazioni di origine naturale delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico, eventi che, a quanto pare, possono più del global warming e della sua supposta totale origine antropica. Pare infatti che l’IPO (Interdecadal Pacific Oscillation), sia passata in territorio negativo all’inizio di questo secolo, contribuendo in modo decisivo all’aumento dell’estensione del ghiaccio. L’IPO, un indice che varia in funzione dello stato termico nel lungo periodo del bacino del Pacifico da 50°N a 50°S, come del resto la PDO (Pacific Decadal Oscillation) altro indice molto simile calcolato però solo a nord del 20°N, descrive delle oscillazioni di lungo periodo tra fasi di acquisizione e di rilascio di calore di assoluta origine naturale. Semplicemente, si fa per dire, sono cose che esistono e, per lo più, non si sa neanche perché. Né si sa quali siano le ragioni delle transizioni da fasi negative a fasi positive.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno prima individuato alcuni fattori relativi alle componenti atmosferiche, pressione, ventilazione e trasporto di calore lungo l’asse verticale che sembrano assumere caratteristiche specifiche per le due diverse fasi dell’IPO, poi hanno fatto girare un numero notevole di modelli climatici. La media dei modelli, appiattendo le differenze, esclude dal sistema le dinamiche di origine naturale e, infatti, non restituisce niente di simile a quanto sta avvenendo intorno all’Antartide, anzi, prevede che il ghiaccio debba diminuire né più né meno come nell’Artico. Tuttavia, analizzando alcune simulazioni in cui invece il ghiaccio è previsto che aumenti, hanno scoperto che queste presentavano dei pattern accoppiato oceano-atmosfera in qualche modo simili a quelli associati all’IPO. Siccome l’IPO è naturale, deve per forza esserlo anche l’aumento del ghiaccio. Il ragionamento fila.

Quello che però non si capisce è perché si pensi che, quando l’IPO passerà nuovamente in fase positiva, l’Antartide sarà alla mercé del riscaldamento globale. Semmai, se in quella fase dovesse giungere una diminuzione dell’estensione del ghiaccio, dovrebbe essere una buona occasione per attribuire una volta per tutte queste dinamiche a qualcosa di molto ma molto più complesso della semplice equazione più CO2, più caldo, meno ghiaccio, semplicemente perché la Natura dimostra che non è così, a prescindere dall’idea CO2centrica che ne abbiamo.

E cosa scrive il Washington Post avvalendosi di abbondante virgolettato degli autori di questa ricerca?

This new Antarctica study is bad news for climate change doubters

E certo, se è vero che il ghiaccio è aumentato per cause naturali questo vuol dire che dove invece diminuisce le cause sono ovviamente antropiche, quindi brutte notizie per chi non ci crede. Sarà, questa scienza del clima è proprio strana…comunque, sempre nell’articolo del WAPO, un altro interessante approfondimento. Le simulazioni modellistiche fatte per questo studio sono state 260. Di queste, solo 10 hanno presentato degli output che rispecchiano in qualche modo la realtà di quello che sta succedendo, ovvero il ghiaccio che aumenta in relazione al cambio di fase dell’IPO, naturalmente, ma anche e, soprattutto, la brusca decelerazione (ove non proprio arresto) delle temperature medie globali osservata dai primi anni di questo secolo. Torna il famoso “iato”, anche se, sempre tra virgolette, la prima firma di questo paper si dice convinto del fatto che l’IPO stia tornando in fase positiva, quindi niente più aumento del ghiaccio e niente più iato. Che però, se credete metteteci le virgolette, a quanto pare nessuno degli altri 250 modelli ha previsto. Notizia a latere: tutte le previsioni di disastro climatico prossimo venturo scaturiscono dalla media dei modelli, non da specifiche simulazioni, ossia non tengono conto della variabilità naturale e, soprattutto, perché non si sa quale modello sia giusto e quale no. Altra notizia a latere: la policy climatica, mitigazione, investimenti etc etc, segue quanto prescritto da questa media, ossia è fatta per un mondo che non è.

Enjoy.

PS: al blog Tallbloke mi perdoneranno se gli ho rubato il titolo, lo trovate qui.