Confronto di ghiaccio in Nord Atlantico

Molte volte abbiamo parlato del raffreddamento in corso, tanto che ormai ne avrete le scatole piene.
Tuttavia, per chi non è molto pratico di “clima” e relativi “cambiamenti”, può apparire fuorviante notare come l’estensione dei ghiacci artici in zona atlantica, sia inferiore rispetto allo scorso anno. Molti divulgatori scientifici, che appoggiano deliberatamente e spudoratamente la pseudo teoria (mai provata scientificamente) del Riscaldamento Globale Antropogenico, usano a loro “vantaggio” la fluttuazione naturale dell’estensione dei ghiacci artici in Nord Atlantico, per dimostrare che loro hanno ragione. Peccato che facendolo dimostrano solo che non hanno capito un tubo di come funziona il clima… ma vabbè!

 

Il confronto di oggi lo possiamo fare con le immagini di archivio del Norwegian Meteorological Institute.

general_20081208

Come potete notare, nel 2008 la situazione era alquanto pessima. Le zona color arancio sono quelle con ghiaccio al 70-80%… quindi abbastanza compatto ma non totalmente “chiuso”. In Rosso abbiamo quello veramente compatto. Questo fu uno degli anni “peggiori”… nonostante tutto, però, l’estensione totale del ghiaccio per quell’anno era superiore sia all’estensione attuale, sia al minimo storico del 2012. Da Cryosphere Today, infatti, abbiamo il seguente grafico:

Cryosphere_2008-2012-2015

Com’è possibile?
La risposta è molto semplice: l’estensione “spaziale” del ghiaccio artico segue la posizione del Vortice Polare in primis, e delle correnti calde dell’Atlantico e del Pacifico. Tutto dipende dagli indici PDO e AMO: quando l’indice PDO è negativo, il ghiaccio artico si espande maggiormente verso il Pacifico; quando l’AMO è negativo, si estende maggiormente verso l’Atlantico; quando sono entrambi negativi, il ghiaccio artico si espande in egual misura su entrambi i “lati”.

Pertanto non è sufficiente soffermarsi sull’estensione atlantica del ghiaccio artico per vedere in che condizioni è. Anche perché, quando la crescita è più “centrata”… aumenta fortemente lo spessore del ghiaccio a nord della Groenlandia. E questo favorisce la crescita del volume del ghiaccio artico… com’è evidente dal grafico seguente:

BPIOMASIceVolumeAnomalyCurrentV2.1

In questo grafico possiamo notare che nel 2007 c’è stato un forte calo del volume. Altri cali evidenti ci sono stati tra il 2010 e il 2012… quando c’è stato il minimo storico. In quegli anni l’AMO index era positivo e questo ha contribuito ad una forte riduzione del ghiaccio sul versante Atlantico.

 

Clima_AMO

 

Nel 2009 la situazione era migliorata:

general_20091208

Lo scioglimento dei ghiacci durante i mesi precedenti, aveva prodotto un abbassamento generalizzato delle temperature del mare nel Mare del Nord e grazie alla corrente fredda che scende lungo le coste est della Groenlandia, il ghiaccio aveva ripreso ad avanzare.

ncomms1901-f1

Nel 2010 la situazione si stava consolidando….

general_20101208

…ma qualcosa stava già cambiando…

general_20111208

…ed infatti le Svalbard, nel 2012, era totalmente prive di ghiaccio (almeno ad inizio dicembre):

general_20121207

Poi un nuovo cambio di “rotta”, ed il ghiaccio che recupera….:

general_20131209

Nel 2014 la situazione era questa. Come vedete l’estensione del ghiaccio era notevole, specialmente per il fatto che era molto compatto:general_20141208Tuttavia, l’estensione totale era pressoché identica a quella del 2008… e anche odierna…:

Cryosphere_2008-2012-2014-2015

 

Quest’anno la situazione è nuovamente differente. Ancora una volta le Svalbard si trovano praticamente senza ghiaccio… almeno per quanto riguarda le misurazioni del Norwegian Meteorological Institute:

general_20151207Ma anche altre fonti riportano la stessa situazione:

cursnow

Da quest’ultima mappa, però, possiamo notare che il ghiaccio sta crescendo molto sul comparto Pacifico… dove ha già raggiunto lo stretto di Bering.

 

Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, per l’immediato futuro?

Proviamo a dare un’occhiata alla carta di qualche anno fa, in una data che sicuramente tutti ricorderanno…:

general_20120207

In quella data, gran parte dell’italia si trovava sotto uno spesso manto di neve. Eppure le Svalbard avevano ghiaccio solo sulle coste est… ed il mare di Barentsz aveva pochissimo ghiaccio… Eppure in Europa e in Italia arrivò una violenta ondata di freddo.

Questo è l’esempio perfetto per far notare la differenza tra “andamento climatico” e “andamento meteorologico”.
Il ghiaccio segue delle logiche… comprensibili solo dopo anni di attente osservazioni. Per alcuni anni cresce… poi diminuisce… per poi tornare a crescere… Seguendo un ciclo di diversi anni… che si ripete imperterrito…. scandito dall’Attività Solare e dalle temperature delle alte latitudini sia dell’Oceano Pacifico che dell’Oceano Atlantico. Temperature che, come abbiamo visto nell’articolo DINAMICHE SOLARI: ATTIVITÀ SOLARE vs OCEANI, sono fortemente collegate all’Attività Solare… con un ritardo medio di circa 6-7 anni… come è stato appurato e documentato nell’articolo Confronto tra indice geomagnetico AA e Accumulated Cyclone Energy.

Non bisogna lasciarsi illudere, quindi, se non vediamo crescere il ghiaccio come e dove “vorremmo”… perché, comunque, anche una piccola variazione dell’estensione del ghiaccio artico, sia in termini di quantità che di “posizione”, comportano variazioni anche molto elevate in termini meteo.

 

Bernardo Mattiucci
Attività Solare