CAMBIAMENTI CLIMATICI CATASTROFICI: LO YOUNGER DRYAS!

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L’ultimo Periodo Interglaciale Freddo si è avuto tra i 115.000 e i 15.000 anni fa circa, come evidenziato nel grafico sopra. Tale ricostruzione è stata possibile grazie all’analisi dettagliata dei carotaggi di ghiaccio effettuati al Polo Sud (EPICA Dome C), in Groenlandia (GIPS2, non presenti nel grafico sopra) e a tutta una serie di studi sui sedimenti marini e lacustri di varie parti del mondo, e vari altri metodi di ricerca diretta e indiretta. Sono dati molto attendibili e affidabili, ma vanno presi con le molle e analizzati in un contesto ben definito.

I dati EPICA sono riferiti al solo Polo Sud. I dati GIPS2 sono riferiti alla sola Groenlandia.
Pertanto abbiamo 2 grafici distinti, uno per l’emisfero australe (Epica) ed uno per l’emisfero boreale (GIPS2). Ma comunque, con questi 2 dati, non possiamo fare altro che un’analisi approssimativa. Più che sufficiente per quel che ci riguarda in questa sede.

 

La prima cosa che salta agli occhi, per chi studia questi grafici, è l’enorme differenza tra la ricostruzione dell’andamento della temperatura in Antartico e quella della Groenlandia.

Tale differenza la possiamo notare in un periodo climatico molto ben definito, verificatosi tra i 12.800 e gli 11.500 anni fa circa e denominato YOUNGER DRYAS.

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In questo grafico sono presenti le temperature in Groenlandia, ricostruite tramite i carotaggi GIPS2 (linea blu) e relativo accumulo nevoso (linea celeste), le temperature ricostruite tramite carotaggio dei sedimenti in Venezuela (linea verde) e temperature ricostruite tramite carotaggi di ghiaccio EPICA in Antartcio (linea nera).

Notiamo subito una differenza sostanziale. Altermine del Periodo Interglaciale Freddo, il clima si stava riscaldando un po ovunque. Al Polo Sud il riscaldamento è iniziato intorno ai 18.000 anni fa circa…, nell’emisfero boreale, invece, “solo” 15.000 anni fa circa. Una differenza di circa 3000 anni che a prima vista potrebbe non avere alcuna spiegazione… se non con un errore dei dati. Ma non è cosi’!
Al termine di una prima fase di riscaldamento, che in Antartico è durata all’incirca 3000 anni, le temperature sono tornate a scendere per i successivi 2000 anni, per poi tornare a salire fino a circa la temperatura attuale.

In Groenlandia, invece, al culmine dell’innalzamento delle temperature dai -44.5°C circa ai -31.5°C circa, verificatosi in un periodo temporale di appena 250 anni, si è verificato un netto crollo delle stesse. Poi è seguita una fase con vari sbalzi di temperatura ed un nuovo calo termico, riportanto la temperatura della zona intorno ai -50°C circa.

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Cosa successe in quel periodo nell’emisfero boreale?

La risposta ci viene dall’immagine seguente, ricostruzione dell’estensione massima dei ghiacci al termine dell’ultimo Periodo Interglaciale Freddo, circa 20000 anni fa.

Come sappiamo, la percentuale di terre emerse nell’emisfero boreale ammonta a circa il 39%, mentre nell’emisfero australe tale percentuale è di circa il 19%.
Questa differenza fa si che la quantità di calore immagazzinata dagli oceani nell’emisfero boreale, sia di gran lunga inferiore a quella accumulata nell’altro emisfero.

Questa considerazione ci spiega il perché il riscaldamento sia stato registrato con ben 3000 anni di anticipo nel ghiaccio dell’Antartico e solo dopo in Groenlandia.
Ma ci spiega anche cos’è accaduto nel nostro emisfero. Ed è un qualcosa avvenuto, in proporzioni enormemente inferiori, anche quest’anno!

L’enorme quantità di acqua dolce e fredda, risultato dello scioglimento dei ghiacci dell’emisfero boreale, ha comportato il blocco totale della circolazione termoalina nel nostro emisfero e il conseguente nuovo crollo delle temperature.

Quest’anno qualcosa di simile è avvenuto nell’Oceano Atlantico… dove, a seguito dello scioglimento della neve del Canada, il Fiume San Lorenzo ha portato grandi quantità di acqua dolce e fredda in mare, provocando anomalie negative a larto della costa est degli USA, tali da provocare tutta una serie di ripercussioni ancora oggi evidenti a livello climatico.

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Ma se guardiamo agli ultimi 50.000 anni di temperature dell’emisfero boreale, notiamo continui “picchi” di temperature. Periodi, cioè, durante i quali le temperature sono aumentate per 1 o 2 secoli provocando lo scioglimento dei ghiacci continentali e seguiti da nuovi crolli termici.

Lo Younger Dryas è stato un periodo di tempo relativamente breve, durato appena 1300 anni circa, caratterizzato da un cambiamento climatico notevole terminato con un riscaldamento di circa 12°C in 200 anni!
Gli scienziati hanno individuato una possibile causa in una serie di crateri da impatto localizzati nel nord del Canada. Questi impatti, oltre a provocare lo scioglimento “forzato” del ghiaccio, potrebbe aver innescato eruzioni vulcaniche in giro per il mondo, contribuendo al riscaldamento globale e quindi al raggiungimento delle temperature media tipiche del Periodo Interglaciale Caldo nel quale viviamo.

Ma se prendiamo il grafico con la ricostruzione delle temperature in un periodo enormemente più lungo…

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…notiamo che c’è una certa periodicità tra PERIODI INTERGLACIALI FREDDI, con temperature medie del pianeta intorno agli 8°C e PERIODI INTERGLACIALI CALDI, con temperature medie del pianeta uguali o sueriori ai 13-14°C.

Questa continua ripetizione di CICLI CLIMATICI alternati, ci fa intuire che il responsabile primario di tali variazioni, spesso catastrofiche se viste in un periodo di tempo lungo, non è altro che il nostro SOLE.

Per qualche motivo, che ancora non riusciamo ad inquadrare bene, il nostro Sole diventa tremendamente INSTABILE per un periodo di 12.000 anni circa, seguito da un periodo di relativa STABILITÀ della durata variabile tra 50 e 120.000 anni!

Personalmente ritengo che tale causa vada individuata nella struttura del Sistema Stellare del quale il Sole è solo una delle stelle presenti.
Ma finché non verrà individuata una o più compagne del nostro astro, tutto resterà solo nel campo delle ipotesi!

Bernardo
Attività Solare

 

  • Ciao Mattia,

    sinceramente non lo so se esistono tali studi.
    Le cause sono essenzialmente 3:
    1) infanzia
    2) propensione genetico-fisiologica
    3) reminiscenze di vite precedenti (io credo nella reincarnazione)

    La prima… se cresci in un ambiente sano, naturale, e ti abitui al freddo senza odiarlo o averne paura, da grande sarai maggiormente portato ad amarlo. Se da piccolo (primi mesi e primi anni di vita) vivi una situazione traumatica riguardante il freddo, stai pur certo che da grande farai di tutto per starle lontano.

    La seconda… lo stile di vita, nella fase della crescita, è di fondamentale importanza. Se cresci coprendoti fino alla punta dei capelli per non avere freddo e non permetterai mai al tuo corpo di adattarsi e abituarsi a temperature via via più fredde, per te il freddo sarà un nemico invincibile. Le ripercussioni sono una maggiore propensione a contrarre le tipiche malattie di raffreddamento (tosse, raffreddore, febbre, ecc…).
    Vi sono però persone che geneticamente sono maggiormente portate a sopportare il freddo rispetto ad altre. Ma per lo più è il “modo” in cui vivi, cresci e affronti i cambi stagionali.

    La terza… ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità… diceva il protagonista del film “il Gladiatore”. In un certo senso è vero. Studi scientifici dimostrano che dopo la morte di una persona, si vive un periodo di transizione per poi tornare a vivere in un nuovo corpo. Tale passaggio si chiama “Reincarnazione”. Mediante Ipnosi regressiva compiuta su soggetti sani e mentalmente equilibrati, si è scoperto che se in una vita precedente si è morti di freddo, nella presente si soffre terribilmente il freddo. Se nella vita precedente si è morti affogati, nella presente si ha il terrore dell’acqua. Se si è stati sepolti vivi, si ha il terrore degli spazi angusti (claustrofobia). E cosi’ via… Tutti “ricordi” che ci portiamo dietro dalle nostre vite precedenti… delle quali non dimentichiamo niente… anche se, nella stragrande maggioranza dei casi, non abbiamo un ricordo in tale vita.

    Bernardo

     
  • Daniele

    Interessante l’articolo e il fenomeno climatico della Younger Dryas. Mi hanno pero’ sorpreso le conclusioni…
    Come mai non si fa riferimento alla spiegazione del fenomeno più comunemente accettata in paleoclimatologia?
    L’ipotesi che trova più consenso è quella che un colossale lago di acqua di fusione localizzato nel nord del continente americano abbia rotto gli argini e si sia riversato in modo catastrofico ed improvviso nel nord Atlantico causando il blocco della corrente del Golfo e il conseguente improvviso raffreddamento di Europa e Medio Oriente.
    Dall’articolo si deduce invece che la causa sia da ricercare in presunte influenze di un “Sistema Stellare”…
    Ma di quale sistema stellare parliamo?? Il nostro sole fa forse parte di un sistema binario o triplo di cui nessuno finora si è accorto?
    La Younger Dryas andrebbe quindi attribuita alle ancor più immaginarie influenze di queste stelle “gemelle”, (e a quanto ne so finora invisibili) del nostro sole?
    Con tutto il rispetto mi sembra una spiegazione alquanto azzardata.. Alla faccia del rasoio di Occam..!

     
    • Ciao Daniele, grazie per il tuo contributo.
      Il tuo ragionamento non fa una piega…. ma bisogna distinguere bene i due elementi….
      1) la fine del Periodo Interglaciale Freddo e l’inizio del Periodo Interglaciale Caldo attuale
      2) lo scioglimento della calotta glaciale artica del Canada e conseguente riversamento di acqua fredda nel nord atlantico ecc… ecc… ecc…

      La causa dello Younger Dryas è senza ombra di dubbio quella da te citata… ma in realtà a provocare tale “evento” non è la fusione in se… che non avviene spontaneamente in un mondo gelido, ma la fine del Periodo Interglaciale Freddo che è stato provocato dall’aumento dell’Attività Solare causato a sua volta dalle interferenze che il Sole ha subito da altri corpi celesti a lui relativamente molto vicini. E quindi una o più stelle facenti parte dello stesso sistema stellare.
      Non è che nessuno se ne sia mai accorto, ma è estremamente difficile individuarle.
      La loro presenza è INDISPENSABILE per giustificare delle anomalie gravitazionali nelle orbite dei corpi lontani del nostro sistema planetario… e per giustificare, appunto, l’alternanza dei Periodi Interglaciali. E questa presenza è stata avvalorata dalle scoperte effettuate negli ultimi 2 decenni a livello galattico e cosmico… che hanno portato alla luce la presenza di un’infinità di sistemi stellari nei quali c’era almeno una stella simile al nostro Sole… e che per la quasi totalità dei casi, erano sistemi multipli (binarie o altro).
      Pertanto la statistica ci impone di non negare la presenza di almeno una compagna anche per il nostro Sole!

      Spero di essere stato chiaro
      Bernardo

       
      • Daniele

        Grazie del chiarimento Bernardo.
        Non ho familiarità con questa ipotesi del “sistema stellare” ma bisogna sempre essere aperti a qualsiasi spiegazione, purché ben argomentata e supportata dalle evidenze scientifiche (che al momento mancano).
        Resto quindi poco propenso a ricorrere a questa spiegazione del sistema binario/triplo. Il nostro sole ricopre sicuramente un ruolo importante nella determinazione delle varie fasi climatiche, ma la portata della sua reale influenza e, soprattutto, i modi in cui tali influenze si esercitano restano poco chiari..
        Tra l’altro mi viene in mente a caldo una critica a questa ipotesi: se il sistema stellare fosse davvero lì ad esercitare la sua influenza questa dovrebbe essere presente da miliardi di anni e avrebbe lasciato in questo tempo la testimonianza di un suo “pattern” più o meno regolare e leggibile in paleoclimatologia. Il nostro pianeta invece vive di “alti e bassi” climatici soltanto da pochi milioni di anni. Le prove geologiche e paleoclimatiche ci dicono che per la gran parte della sua esistenza la terra è stata un pianeta “caldo” completamente libero dai ghiacci con piccoli e circoscritti episodi di Ere Glaciali (5 in tutto, compresa la attuale).
        I cicli del presunto sistema stellare come possono spiegare contemporaneamente le variazioni climatiche recenti (con cicli glaciali e interglaciali che si alternano più o meno regolarmente ogni 100.000 anni) e periodi di stabilità “calda” lunghi anche un miliardo di anni?

        Resta il fatto che la climatologia e la paleoclimatologia sono materie davvero affascinanti e sono d’accordo con te quando affermi che la nostra presenza su questo pianeta turbolento è del tutto transitoria e precaria..
        Will Durant diceva “Civilization exists by geological consent, subject to change without notice”.
        Saluti e buon anno
        D

         
        • Le evidenze ci sono e confermano, per chi è sufficientemente aperto di mente da accetterne le spiegazioni, la teoria di cui sopra. Teoria che, sia chiaro, io mi limito a riportare (e ad appoggiare).
          Per quanto riguarda la climatologia, invece, ciò che cambia è solo la “temperatura media”. Per il resto sono sempre esistite fasi glaciali.
          Il clima del pianeta infatti ha 2 fasi climatiche ben distinte: ERA GLACIALE (suddivisa in Periodi Interglaciali Caldi e Periodi Interglaciali Freddi) ed ERA INTERGLACIALE (durante la quale non vi sono ghiacci sulla superficie). Ed entrambe si alternano da diversi miliardi di anni.
          La spiegazione del perché si verifica una o l’altra fase è che il periodo di rotazione di ogni singolo elemento costituente il sistema stellare del quale fa parte anche il Sole, è differente dagli altri. pertanto quando la loro distanza è “minima” si hanno maggiori interferenze e quindi ERE GLACIALI con relativi PERIODI INTERGLACIALI. Quando la loro distanza è maggiore si hanno meno interferenze e quindi ERE INTERGLACIALI.

          Bernardo

           
  • Claudia

    E’ un vero piacere leggere i tuoi articoli!! Grazie!

     
  • .. a mio avviso dovremmo urgentemente maturare la consapevolezza che siamo arrivati ad uno stop dell espansione massima consentita dai precedenti secoli e millenni di clima caldo/mite o temperato .. la consapevolezza cioè di dover e di poter decrescere il più armonicamente possibile nella prospettiva di un XXI secolo che molto probabilmente sarà un secolo decisamente freddo .. dalle analisi solari il periodo caldo moderno sembra essere definitivamente tramontato .. mentre una nuova Little Ice Age si profila all orizzonte ..

     
    • Davide Gabbianelli, quello che dobbiamo fare è racchiuso in una frase epica del padre dell’astronautica:

      «Terra – la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla.» (Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij)

      Finché non accetteremo questo dato di fatto, non saremo mai realmente “adulti”. E non si esce dalla culla se prima non accetteremo il fatto di essere soli, indifesi ed estremamente vulnerabili.

      Come molte cose, anche questo passo va affrontato prima di tutto a livello spirituale. Poi anche fisico.
      Bisogna capire quali sono i propri limiti… e perché vi sono tali limiti.
      E pensandoci bene… il primo e più importante limite dell’Umanità è considerarsi priva di limiti!!!!

      Bernardo

       
  • Magari visto che la vita e la storia sono cicliche…sinceramente la specie umana ha già fatto fin troppi danni e sinceramente non si fermeranno…il futuro di questa linea temporale non esiste e se esiste non è certo dei migliori

     
    • Jessica Bascherini, concordo con quanto da te affermato. Tuttavia al pianeta Terra la presenza o meno della razza umana non gli fa alcuna differenza. Sono solo nostre convinzioni…. che usiamo per sentirci più potenti ed importanti di quanto effettivamente siamo. Al pianeta basta una sola violenta eruzione per cancellare ogni forma di vita esistente e ricominciare da capo. Questo è accaduto decine di volte nell’ultimo miliardo di anni. E quando non è stata sufficiente un’eruzione c’ha pensato un asteroide o una cometa.
      Il problema quindi siamo noi… solo ed esclusivamente rispetto a noi stessi… E nient’altro.

      L’approccio che usiamo nei confronti del pianeta che ci ospita rispecchia esattamente quello che usiamo con i nostri simili.
      Quindi è da qui che dobbiamo partire. Non serve fare campagne per ridurre le emissioni di CO2 o cambiare l’automobile acquistata lo scorso anno con una più nuova perché apparentemente meno inquinante.

      Serve la consapevolezza che siamo il nulla più assoluto. Che vive e si evolve seguendo le leggi della natura. E finché continueremo a considerarci superiori a qualsiasi altra forma di vita esistente, non andremo molto lontano.

      Rispetto per se stessi e per il prossimo… prima di tutto. Poi anche e soprattutto con il mondo che ci circonda!

      Bernardo

       
  • Alla fine dell ultima grande EG le calotte glaciali che ricoprivano il Nordamerica e le altre piattaforme continentali boreali erano talmente vaste e spesse che la loro graduale e progressiva fusione dovette presumibilmente produrre enormi laghi interni in cui confluivano le acque di scioglimento … quando si verificarono le rotture delle dighe glaciali che li contenevano e li separavano dal mare, enormi quantità di gelida acqua dolce si riversarono improvvisamente negli oceani bloccando le circolazione oceanica termoalina e facendo ripiombare l intero emisfero nord a condizioni glaciali … di questi fatti sono rimaste tracce visibili ancora oggi in Nordamerica, l ho visto in un documentario su Focus .. e viene simpaticamente rappresentato anche nel film d animazione l “era glaciale 2” 🙂 … È vero, un esempio lo abbiamo avuto con gli apporti glaciali fluviali tardivi del San Lorenzo lo scorso inverno dal bacino dei Grandi Laghi … complimenti Bernardo !! 🙂

     
  • piero

    Bravissimo! E voglio ricordare che la stessa cosa avvenne per i pianeti tra il XIX e il XX secolo quando vennero scoperti Urano e Nettuno proprio grazie a dei calcoli basati su interferenze gravitazionali delle orbite di Giove e Saturno. Persino oggi con i mezzi che disponiamo, siamo riusciti a scoprire nuovi planetoidi ai confini del Sistema solare solo grazie a delle semplici equazioni. Da notare poi che gli astronomi ancora adesso non riescono a spiegare alcuni disturbi nelle orbite di U e N motivo per il quale nel 1930 ha portato alla scoperta di Plutone ma non colmando il mistero dato che si pensava ad un pianeta delle dimensioni da gigante gassosa. Ecco perché negli anni è stata considerata anche l’ipotesi di una compagna del nostro Sole.

     
  • In tal caso Bernardo i periodi interglaciali caldi caratterizzati da un attività magnetica solare particolarmente attiva, si verificherebbero quando l astro o gli ipotetici astri gemelli si trovano in prossimità o in lontananza rispetto al Sole ?

     
  • spartaco

    Ciao Bernardo ti seguo sempre dal blog e ti ho ascoltato a border nigths,voglio solosegnalarti la teoria della superonda galattica del dott. la violette e il suo sito: http://starburstfound.org/.
    Saluti e salute
    Spartaco58

     
    • Attività Solare

      Ti ringrazio… 🙂

      BM

       
  • Una cosa non ho ancora capito, forse sapete spiegarmela voi. Perché è così difficile individuare la compagna del sole? è stato esplorato il cosmo con i radiotelescopi a milioni di anni luce di distanza come mai non è ancora stata trovata questa stella?

     
    • La compagna o le compagne del Sole dovrebbero essrre delle piccole stelle di tipo nana bruna o nana rossa. Ovvero stelle piccole e fredde che emettono pochissime radiazioni elettromagnetiche. Questo le rende quasi invisibili. Ciò che vediamo nello spazio profondo è sempre enorme, luminoso o con grande massa. E quando vediamo qualcosa di piccolo ne deduciamo la posizione dalle interferenze che provoca sull’orbita di altri oggetti celesti nelle vicinanze. BM

       
  • fate un lavoro spettacolare grazie

     
  • Cioe

     
  • Bè vediamo il lato positivo, se adesso ci troviamo nel periodo instabile di 12000 anni circa non ci resta che aspettare il periodo stabile del dopo 😀
    …..a parte gli scherzi un grande articolo come sempre!!!!
    …..la parte che conclude l’articolo non fa altro che consolidare diverse testimonianze dei diversi reperti archeologici trovati sulla terra e in qualche modo anche la teoria di Sitchin 😉

     
  • sempre bravi 😉

     
  • Lavoro stupendo.
    Complimenti.
    Giorgio