Il balletto della CO2

Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 15 Giugno 2016
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=41577

 

Anidride carbonica, si sa, nell’accezione antropocentrica (e miope) del mondo di chi il mondo lo vuole salvare, vuol dire solo due cose: Emissioni e concentrazione. Le prime sono quelle che l’uomo produce con le sue attività – altro concetto miope perché il sistema produce molta più CO2 per i fatti suoi – mentre la seconda è la quantità di questo gas che si trova in atmosfera. Si misura in parti per milione e ammonta, secondo le ultime osservazioni, a oltre 400 ppm, ossia oltre il 30% in più di quanta si stima ce ne fosse in atmosfera nell’era pre-industriale.

Teoria vuole (o vorrebbe) che sempre nell’accezione antropocentrica (e miope) di cui sopra, le due cose, emissioni e concentrazione, debbano andare a braccetto. Su le prime, su la seconda, ovviamente. Ma, ultimamente, c’è qualcosa che non torna. Per capire cosa, occorre mettere insieme due notizie, perché, prese da sole, nessuna delle fonti che ora vedremo chiariscono il problema.

La prima fonte è il Guardian, quotidiano on line inglese, che riprende il report annuale sulla produzione di energia della BP, lo stesso di cui abbiamo parlato qui da noi qualche giorno fa. Il titolo suona così: “Le emissioni globali di Carbonio si sono fermate nel 2015, dice la BP“. Mica male… Leggiamo poi nel corpo che la crescita è stata solo dello 0,1% rispetto all’anno scorso. Quindi non uno stop ma comunque una frenata. All’origine di questo successone, secondo il Guardian, sarebbe stato il rinnovato vigore messo nella corsa alle risorse rinnovabili e la girata di spalle mondiale al carbone, il cui utilizzo è sceso, secondo la BP, dell’1,8% rispetto al 2014. Il fatto che il consumo energetico globale sia salito solo dell’1% e che questa sia la crescita più bassa degli ultimi 10 anni è ritenuto accessorio. Ma non è questo il punto, per chi volesse districarsi tra questa ridda di percentuali c’è sempre il report disponibile.

Il punto lo solleva la seconda fonte, ovvero uno studio uscito fresco fresco su Nature Climate Change:

El Niño and a record CO2 rise

Dunque, come molti sanno, quest’anno abbiamo avuto a che fare con un El Niño molto intenso, che, semplificando davvero oltre il dovuto, si traduce in un enorme trasferimento di calore dalle acque dell’Oceano pacifico equatoriale all’atmosfera. Un meccanismo che si traduce a sua volta in una massiccia produzione endogena (cioè non antropica) di CO2. Dalle osservazioni di Mauna Loa, la serie storica di riferimento per la CO2, si è vista infatti una crescita della concentrazione altrettanto sostenuta, ben 3.15 (+o- 0.53) ppm rispetto all’anno scorso. La conseguenza, scrivono gli autori del paper su NCC, sarà quella che per quest’anno farà misurare per la prima volta una concentrazione di CO2 in atmosfera stabilmente sopra le 400 ppm, anzi, per la precisione, una concentrazione media annuale di 404.45 (+o- 0.53) ppm.

Quindi emissioni al minimo (della crescita) ma concentrazione al massimo, a causa di El Niño (evento naturale), che ha fatto salire la seconda nonostante il rallentamento delle prime. Questo significa che un pianeta più caldo – tale è la Terra ogni volta che c’è El Niño e, per periodi molto più lunghi, durante le fasi interglaciali – favorisce concentrazioni di CO2 più elevate. Domanda: quanta parte della concentrazione di anidride carbonica è oggi dovuta alle emissioni antropiche e quanta a questi meccanismi di rilascio di breve e lungo periodo? Per rispondere, ammesso che si disponga di misure affidabili, si dovrebbe entrare nei meandri del rapporto tra i diversi isotopi stabili del Carbonio, con i quali è possibile tracciare le fonti delle emissioni o, almeno, definirne l’origine antropica o naturale. Non so se gli autori del paper lo abbiano fatto, forse se ne sarebbe trovata traccia nel loro comunicato stampa o nell’abstract, sta di fatto che 3.15 ppm in un anno sono tante e lo 0.1% di crescita delle emissioni è molto poco. Evidentemente, la Natura quando ci si mette sa fare le cose meglio di noi, ivi compreso riscaldare il pianeta. Per chi avesse dei dubbi, c’è sempre la micidiale vignetta di Altan pubblicata su l’Espresso la settimana scorsa.

 

 

  • marcomancioli

    La risposta come, al solito, la si trova andando ad analizzare i dati del passato, mi ricordo di aver letto che ricostruendo le concentrazioni Co2 dalle bollicine intrappolate nei ghiacci antartici si è scoperto che in passato questa concentrazione variava in base alle variazioni del clima, quindi la concentrazione di Co2 non è la causa ma la conseguenza delle variazioni del clima.

     
    • Si. Basta guardare qualsiasi grafico della ricostruzione delle temperature e della CO2 effettuate in Antartide o in Groenlandia, e si vede benissimo il ritardo, compreso tra 5-600 e 3000 anni, esistente tra la variazione della temperatura e della CO2 con questa, ovviamente, in ritardo.

      Bernardo

       
      • marcomancioli

        Ecco appunto !!
        basterebbero quindi questi dati a mettere la pietra tombale su tutte le discussioni a proposito dell’effetto serra !!